Campania Stories, tornano i vini rossi della
regione con un approccio alla vitivinicoltura che segue quattro direttrici:
diversità, terra, passione, competenza, sdoganando così i vini campani dai micro eventi metropolitani e regionali che non producono risultati se non uelli di incrementare auto referenzialità e casse degli organizzatori di turno. Spesso giornalisti di settore.Qui è un altra storia: quattro ‘hashtahg’ ideali creati dai quattro
affermati professionisti di Miriade
& Partners: Diana Cataldo, Paolo De Cristofaro, Raffaele del Franco e Massimo
Iannaccone. L’obiettivo: comunicare e raccontare con efficacia vini e
territori. Un’interessante quanto efficace progetto di partnership, tra aziende,
Miriade & Partners e sposnsors che hanno avuto fiducia nel lavoro di
squadra. Al progetto hanno aderito 65 cantine ra le più prestigiose delle cinque
province della regione, in rappresentanza di tutte le denominazioni campane.S’intuisce subito che si tratta della continuazione
di un cammino di lungo corso della suddetta squadra di professionisti irpini,
che parte circa dieci anni fa con l’organizzazione di eventi di ampio respiro quali:
Anteprima Taurasi, nelle varie edizioni,
Taurasi Vendemmia, Bianchirpinia e Terra Mia.
Il progetto è ambizioso e ben strutturato su due
direttrici riunite in un unico portale www.campaniastories.it
on line da marzo 2014: due le macrosezioni, la prima editoriale, una vera e
propria testata giornalistica – in italiano e in inglese, contenente news,
recensioni, interviste, degustazioni e rubriche; la seconda sarà uno strumento
di servizio per il distretto produttivo regionale con : numeri, dati,
indirizzi, schede territoriali, focus, denominazioni, vitigni, aziende, annata,
indirizzi, mappe, links utili e dispense. In pratica il primo serio e
sistematico strumento di lavoro per aziende, addetti alsettore e appassionati
per approfondire e lavorare al meglio nel variegato mondo enologico campano.
L’altro perno su cui si basa Campania Stories è l’organizzazione
di eventi che mira a far convergere sotto un unico marchio – contenitore le
serie di focus e approfondimenti dedicati
ai vini della regione, concentrando al massimo le possibilità di contatto con
interlocutori della stampa estera di alto respiro internazionale. Gli strumenti
utilizzati vanno al di là di semplici report su singoli vini o annate, ma sono
organizzati sotto forma di vere e proprie sessioni di approfondimento con lezioni, seminari, retrospettive curate
da docenti e qualificati professionisti con esperienza specifica sui territori
di riferimento.
Contemporaneamente si lavora ogni giorno su due
canali fondamentali: l’organizzazione per giornalisti italiani e stranieri di
visite , sopralluoghi e degustazioni personalizzate al di fuori dei momenti
delle rassegne; il collegamento con il mondo degli operatori locali, per i quali,
in occasione degli eventi vengono organizzate sessioni speciali per rafforzare il collegamento tra aziende ,
distribuzione e consumo. Un’operazione necessaria ed efficace, come quella di
lunedì 17 marzo presso l’hotel de La Ville di Avellino dalle 15,00 alle 22,00,
dove gli addetti locali al settore, stampa, enotecari, sommelier, potranno
degustare tutti i vini proposti durante in occasione delle tappe di Napoli e
dell’Irpinia ( info e accrediti : ufficiostampa@miriadeweb.it,
329. 9606793 – 392. 9866587)
Il seminario – degustazione di approfondimento su Pallagrello Nero e Casavecchia
Giuseppe
Mancini e Manuela Piancastelli di Terre del Principe, artefici della riscoperta
e valorizzazione del pallagrello e del casavecchia
Gremita la sala del Grand Hotel
Parkers per il seminario di approfondimento su i due vitigni a bacca rossa che
vanno a bilanciare in qualche modo il quadro ampelografico campano tra vitigni
a bacca rossa e a bacca bianca che vede una netta prevalenza della seconda. Presenti
gli organizzatori, i produttori, gli esponenti delle maggiori guide italiane di
settore e molti giornalisti stranieri. Impeccabile il servizio tecnico dell’associazione
italiana sommelier di Napoli.Introduce l’argomento Paolo De Cristofaro,
tracciando un quadro storico e geografico della vita di questi due vitigni che
nella maggior parte dei casi camminano in parallelo, nel senso che i produttori
li vinificano entrambi o in blend. Il primo imbottigliamento risale al 1997. Si evidenzia la necessità di creare delle
mappe stilistiche autonome, di abbinamento e di diversità dei rispettivi
terroir. Pallagrello e Casavecchia viaggiano in coppia, ma di fatto, hanno storie
molto diverse: sul primo, già conosciuto dai romani esiste una discreta documentazione
ed era molto diffuso nel periodo
borbonico del Regnocdelle Due Sicilie: negli
annuari di corte è riportata la dizione “piedimonte bianco e nero” perché la
coltivazione era concentrata in questa
zona, Erano considerati vini molto
pregiati tanto da essere ascritti tra i
vini ufficiali insieme a chateaux
bordolesi e champagne durante le cerimonie di corte.
Il pallagrello vive il suo momento di splendore quando entra a far parte della famosa “vigna del ventaglio” voluta da Ferdinando IV
presso la reggia di San Leucio. Ogni settore circoscriveva un vitigno ed era
delimitato da una lapide in travertino che ne riportava il nome; addirittura fu
emanato un editto del sovrano Ferdinando IV che vietava il
transito nella suddetta vigna a qualunque ora, a piedi o con altri mezzi. Dopo l’Unità d’Italia si apre un periodo
oscuro, sia per la guerra, sia per l’invasione della fillossera che distrusse quasi
tutto il patrimonio ampelografico europeo. Fortunamente nelle campagne rimasero delle piante per il consumo domestico dei
contadini…
Le origini del Casaveccchia sono un po’ più ‘nebulose’ si ritiene che La
città di Trebula sia l'attuale Pontelatone che, assieme ai comuni di Formicola,
Liberi e Castel di Sasso è il centro di produzione di questo vitigno . Altri fanno risalire il nome al ritrovamento di una piantina presso i ruderi di un’antica casa romana.
Al di là delle differenti origini i due vitigni non si sono mai “parlati”: il pallagrello andava avanti con un approccio intensivo mentre il casavecchia veniva allevato con sistemi più ‘rustici’.
Le origini del Casaveccchia sono un po’ più ‘nebulose’ si ritiene che La
città di Trebula sia l'attuale Pontelatone che, assieme ai comuni di Formicola,
Liberi e Castel di Sasso è il centro di produzione di questo vitigno . Altri fanno risalire il nome al ritrovamento di una piantina presso i ruderi di un’antica casa romana.
Al di là delle differenti origini i due vitigni non si sono mai “parlati”: il pallagrello andava avanti con un approccio intensivo mentre il casavecchia veniva allevato con sistemi più ‘rustici’.
De Cristofaro prosegue, attribuendo a
Giuseppe Mancini, Manuela Piancastelli e alla famiglia Barletta, presenti in
sala, il merito di aver riportato questi due vitigni a nuova vita.
Sussisteva tuttavia il problema di far riconoscere il materiale come uve da vino.
Dalla metà degli anni ‘90 nacue un movimento d’attenzione anche mediatica verso i due vitigni, ma, era comunque difficile certificarne con certezza l’origine e , viste le esigue quantità, gestirne la domanda.
I vini venivano venduti sotto la denominazione igp terre del volturno, ma fino alla seconda metà degli anni 2000 non si poteva mettere neanche apporre il nome del vitigno in etichetta.
Dal 2012 il casavecchia ha ottenuto la dop pontelatone che uscirà nel 2014. Diversa la situazione per i due pallagrello (bianco e nero) per i uali non si riesce a raggiungere un disciplinare condiviso tra i produttori.
Quasi tutte le aziende producono le tre varietà, ci sono 22 comuni con superfici iscritte a pallagrello e 9 comuni iscritti a casa vecchia. La zona classica del pallagrello è quella delle colline caiatine, il fulcro sono le colline di Caiazzo, Castelcampagnano e Ruviano.
Il distretto del casavecchia nell’area di Pontelatone è invece una zona più selvaggia e boschiva dove insistono anche altri tipi di coltivazione come l’olivo e il ciliegio.
L altezza slm è simile, siamo tra i 150 e i 400 mt verso Casteldisasso
Le differenze riguardano i terreni: la zona classica del pallagrello vede il fiume Volturno con un terreno definito arenaria di Caiazzo, laddove per il casavecchia si rilevano terreni argilloso calcarei e di matrice vulcanica.
Sussisteva tuttavia il problema di far riconoscere il materiale come uve da vino.
Dalla metà degli anni ‘90 nacue un movimento d’attenzione anche mediatica verso i due vitigni, ma, era comunque difficile certificarne con certezza l’origine e , viste le esigue quantità, gestirne la domanda.
I vini venivano venduti sotto la denominazione igp terre del volturno, ma fino alla seconda metà degli anni 2000 non si poteva mettere neanche apporre il nome del vitigno in etichetta.
Dal 2012 il casavecchia ha ottenuto la dop pontelatone che uscirà nel 2014. Diversa la situazione per i due pallagrello (bianco e nero) per i uali non si riesce a raggiungere un disciplinare condiviso tra i produttori.
Quasi tutte le aziende producono le tre varietà, ci sono 22 comuni con superfici iscritte a pallagrello e 9 comuni iscritti a casa vecchia. La zona classica del pallagrello è quella delle colline caiatine, il fulcro sono le colline di Caiazzo, Castelcampagnano e Ruviano.
Il distretto del casavecchia nell’area di Pontelatone è invece una zona più selvaggia e boschiva dove insistono anche altri tipi di coltivazione come l’olivo e il ciliegio.
L altezza slm è simile, siamo tra i 150 e i 400 mt verso Casteldisasso
Le differenze riguardano i terreni: la zona classica del pallagrello vede il fiume Volturno con un terreno definito arenaria di Caiazzo, laddove per il casavecchia si rilevano terreni argilloso calcarei e di matrice vulcanica.
Per
gli aspetti più strettamente agronomici interviene il tecnico Gennaro Reale,
esperto del territorio: “le colline caiatine
da due o tre aziende , in 15 anni sono
arrivate ad una ventina di aziende. Parliamo di un distretto viticolo
giovanissimo ma ad alta vocazione,
le colline caiatine in senso lato costituiscono un’ ansa all’ interno del fiume Volturno. Ci sono due quadranti principali Caiazzo- Castelcampagnano –Ruviano e
Pontelatone – Formicola- Piedimonte - Casteldi Sasso. Parliamo di aziende medio piccole in totale 140 - 150 ettari vitati. Ad oggi non disponiamo di dati scientifici sulle differenze tra suoli e vini. In quanto al clima, si tratta di un distretto viticolo caldo con temperatura media di 16 gradi e picchi estivi sui 40 gradi; la piovosità raggiunge circa i 970 mm/anno. Il pallagrello nero e mediamente vigoroso a portamento eretto oggi è quasi tutto allevato a spalliera, non è molto produttivo, raggiunge rese tra i 60 - 70 q /ha. Il grappolo è mediamentte grande, l’acino è tondo ( i contadini lo chiamano pallarello) la buccia è molto spessa e ricca in polifenoli;E’ un vitigno abbastanza resistente, poco suscettibile agli attacchi delle classiche malattie della vite.
Il grapppolo si presenta con acini grandi e mediamente compatto.
Il casavecchia, allevato diversamente ha molti più” capi a frutto”, è un vitigno poco produttivo con rese che ariivano a 40 - 50 q/ha.
Nella zona di Pontelatone c ‘era una coltivazione familiare che ha fatto in modo che si conservassero piante centenarie a differenza del pallagrello.
Il casavecchia è vigoroso, poco produttivo, presenta un grappolo molto spargolo, gli acini sono più piccoli e di forma ellittica. La buccia molto è spessa, ricca in antociani con un ampio grande corredo polifenolico.
Rispetto ai tempi di vendemmia, il Pallagrello nero è più tardivo , si arriva alla seconda metà di ottobre, mentre il Casavecchia si vendemmia di solito tra la prima e la seconda metà di settembre.
le colline caiatine in senso lato costituiscono un’ ansa all’ interno del fiume Volturno. Ci sono due quadranti principali Caiazzo- Castelcampagnano –Ruviano e
Pontelatone – Formicola- Piedimonte - Casteldi Sasso. Parliamo di aziende medio piccole in totale 140 - 150 ettari vitati. Ad oggi non disponiamo di dati scientifici sulle differenze tra suoli e vini. In quanto al clima, si tratta di un distretto viticolo caldo con temperatura media di 16 gradi e picchi estivi sui 40 gradi; la piovosità raggiunge circa i 970 mm/anno. Il pallagrello nero e mediamente vigoroso a portamento eretto oggi è quasi tutto allevato a spalliera, non è molto produttivo, raggiunge rese tra i 60 - 70 q /ha. Il grappolo è mediamentte grande, l’acino è tondo ( i contadini lo chiamano pallarello) la buccia è molto spessa e ricca in polifenoli;E’ un vitigno abbastanza resistente, poco suscettibile agli attacchi delle classiche malattie della vite.
Il grapppolo si presenta con acini grandi e mediamente compatto.
Il casavecchia, allevato diversamente ha molti più” capi a frutto”, è un vitigno poco produttivo con rese che ariivano a 40 - 50 q/ha.
Nella zona di Pontelatone c ‘era una coltivazione familiare che ha fatto in modo che si conservassero piante centenarie a differenza del pallagrello.
Il casavecchia è vigoroso, poco produttivo, presenta un grappolo molto spargolo, gli acini sono più piccoli e di forma ellittica. La buccia molto è spessa, ricca in antociani con un ampio grande corredo polifenolico.
Rispetto ai tempi di vendemmia, il Pallagrello nero è più tardivo , si arriva alla seconda metà di ottobre, mentre il Casavecchia si vendemmia di solito tra la prima e la seconda metà di settembre.
Otto le aziende in
degustazione:
-
Il
Verro, Terre del Volturno Pallagrello Nero 2012
-
Alois,
Terre del Volturno Casavecchia Trebulanum 2010
-
La
Masserie. Terre del Volturno, Pallagrello nero Volturnus 2010
-
Nanni
Copè, Terre del Volturno Rosso, Sabbie di sopra il Bosco 2010
-
Selvanova,
Terre del Volturno Pallagrello nero Hero 2010
-
Vestini
Campagnano-Poderi Foglia, Terre del Volturno Pallagrello nero 2010
-
Vigne
Chigi, Terre del Volturno Casavecchia Cretaccio 2008
-
Terre
del Principe, Terre del Volturno Casavecchia Centomoggia 2005
La
degustazione ha evidenziato, al di là di pochi casi: l’assenza di precisi modelli stilistici
rispetto al vitigno e al suolo; una tannicità evidente, più elegante nel
pallagrello, leggermente più rustica nel casavecchia; un livello di acidità
medio-bassa, sicuramente inferiore all’aglianico; una capacità di durare nel
tempo tutta da sperimentare, sebbene i campioni degustati hanno dato buona
prova di sé rispetto alla longevità. Conclude il seminario il prof. Luigi Moio,
docente di enologia, viticoltore e consulente enologo per una delle aziende
produttrici di pallagrello e casa vecchia, sostenendo che dato il basso livello
di acidità, bisogna prestare molta attenzione alla sanità delle uve e alla
gestione della fermentazione malolattica che – a differenza dell’Irpinia, qui
parte molto rapidamente. E’ necessaria, prosegue Moio una mappatura precisa dei
dati chimici e bio chimici della materia polifenolica. I polifenoli del pallagrello sono maggiori
rispetto al casa vecchia, il primo risulta infatti anche più tannico. Inoltre è
necessario controllare che le bucce in macerazione siano assolutamente sane. Il
Pallagrello va più verso note di frutti rossi,
mentre, il Casavecchia presenta note più cupe, speziate e va facilmente in riduzione.
Con queste uve si possono fare molti vini: novelli, rosati, vini pronti e grandi vini da invecchiamento, l’importante è avere l’assoluto controllo delle uve e la certezza della varietà. I due vitigni prsentano un’unicità sotto il punto di vista ampelografico, straordinaria, bisogna capire dove vanno collocati.
mentre, il Casavecchia presenta note più cupe, speziate e va facilmente in riduzione.
Con queste uve si possono fare molti vini: novelli, rosati, vini pronti e grandi vini da invecchiamento, l’importante è avere l’assoluto controllo delle uve e la certezza della varietà. I due vitigni prsentano un’unicità sotto il punto di vista ampelografico, straordinaria, bisogna capire dove vanno collocati.
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grappolo di casavecchia |
Il problema è la mancanza di massa critica. I listini si attestano su una fascia media di entrata di 15 euro ma sono comunue presenti in Italia e all’estero.
Bisognerà lavorare sulle annate e presto per ottenere un rating. Riguardo al posizionamento sui mercati esteri, vista la scarsa massa critica, la maggior parte della stampa straniera in sala concorda sul puntare a un target di piccola ristorazione e e wine bar con servizio al bicchiere dove è possibile raccontare la storia del territorio, dell’azienda e del vitigno, in caso contrario, questi vini sarebbero surclassati dalla massa dei californiani più competitivi per prezzo e posizionamento. Si sottolinea anche l’importanza strategica di un sapiente uso del legno, dal momento che ci troviamo di fronte a due vitigni altamente tannici, il legno va utilizzato per smussare e non per esaltare la tannicità. La domanda che chiude il seminario è: possiamo già parlare di distretto e terroir? Probabilmente è troppo presto, siamo però sulla strada giusta, i produttori devono confrontarsi, fare rete e sfruttare occasioni importanti di riflessione e studio come questa.
Gli appuntamenti
prossimi sono per il 17 marzo all’Hotel de la Ville ad Avellino e per la
seconda metà di novembre 2014 per Campania Stories – I vini Bianchi ( date e
sede da confermare).
Giulia Cannada Bartoli
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