venerdì 29 aprile 2022

Bologna 29 Aprile, pace fatta tra i Maestri Pizzaioli Napoletani e il Governatore Emilia Romagna Bonaccini. La tappa del Pizza Village a Bologna.

 




Nei giorni scorsi il Governatore della Regione Emilia-Romagna Bonaccini, con un tweet, inneggiando a uno dei vincitori del Campionato Mondiale della Pizza 2022,  che si è svolto a Parma dal 5 al 7 aprile, aveva sostenuto "Siamo la regione in Europa con il più alto numero di DOP e IGP. Due dei prodotti di questa pizza, la mortadella di Bologna e il Parmigiano Reggiano, fanno parte di quegli straordinari prodotti di qualità Dop e IGP che consentono alla nostra regione di avere il più alto volume economico perché solo con questi prodotti fanno oltre tre miliardi di euro di indotto economico. Siamo orgogliosi della gastronomia che questa terra, l’Emilia-Romagna, può promuovere in Italia e nel mondo, sapendo che la cucina napoletana e quella campana è altrettanto tra le migliori cucine al mondo”. Il primo posto per la categoria Pizza Classica è andato, infatti,  a Paolo Moccia, di Cà de Caroli (Scandiano - RE), pizzeria "Da Orlando". Moccia,(Nomen Omen) 56 anni, non a caso, è originario di Tramonti, sulla costiera amalfitana, in Campania.


La dichiarazione  del Governatore, aveva, diciamo, un pò urtato, la sensibilità dei pizzaioli napoletani, che con la consueta straordinaria inventiva, in occasione della tappa del Pizza Village Coca Cola @Home, a Bologna, hanno realizzato la pizza "Bonaccini" a base di Fior di latte di Napoli, mortadella di Bologna, granella di pistacchio, pesto di pistacchio, scaglie di parmigiano Reggiano e basilico, per celebrare un gemellaggio ma, allo stesso tempo, riaffermare la maternità del cibo partenopeo ed italiano più conosciuto e diffuso nel mondo. Il Governatore ha dichiarato:"Non ho dubbi, tra Margherita e pizza Bonaccini meglio la mia”.



La pizza margherita napoletana

La gara che  si articola in diverse categorie, ha visto partecipare 750 pizzaioli da tutto il mondo, ecco le classifiche per categoria:

Pizza Classica
1° – Moccia Paolo
2° – Favero Daniel
3° – Criminisi Giuseppe
3° – Vassallo Domenico

 Pizza in Teglia
1° – Rusu Camelia
2° – Batzella Nicole
3° – Di Pietro Alberto

Pizza in Pala
1° – Criminisi Giuseppe
2° – Di Stasio Raffaele
3° – Gallizzi Andrea

 Pizza Napoletana STG
1° – Longobardi Manuel
2° – Matarazzo Mario
3° – De Palma Francesco

Pizza a due
1° – Maya Caroline (con Alain Patrick Fauconnet)
2° – Micheli Clara (con Alberti Giovanna)
3° – Conidi Piero (con Christian Conidi)

Pizza senza glutine
1° – Alveti Fabio
2° – Franco Eleonora
3° – Fontebasso Jenny

 Trofeo Heinz Beck (che ha premiato i “Primi piatti in pizzeria”, primi piatti di qualità, creati dai cuochi delle pizzerie.)
1° – Mattei Nicolai
2° – Gobeo Mattia
3° – Baraldo Manuel

Pizza più larga
1° – Nardin Dario
2° – Pasini Daniele
3° – Borrelli Giorgio

 Freestyle

1° – Matarazzo Nicola
2° – Martos Del Árbol Antonio
3° – Falco Jerome

• Pizzaiolo più veloce
1° – Zikulari Andi
2° – Amendola Giuseppe
3° – Gòmez Suárez Carlos David

Triathlon
1° – Criminisi Giuseppe
2° – Vassallo Domenico
3° – Batzella Nicole

Insomma la pace, se ce ne fosse stato bisogno, è stata celebrata grazie alla fantasia dei maestri pizzaioli napoletani, impegnati in città sino a domenica 1 Maggio, con il Coca-Cola Pizza Village@Home. L’evento, che ripropone l’energia e il gusto dello storico appuntamento del Pizza Village di Napoli, trova nella sua unicità la possibilità di apprezzare contemporaneamente, sulla propria tavola, diverse pizze realizzate dai maestri pizzaioli che prepareranno i grandi classici della tradizione e proposte gourmet inedite, comodamente consegnate a casa grazie a Glovo, delivery partner dell’iniziativa. Ricordiamo che quest'anno segna una data importante per il Pizza Village, infatti a Napoli, dal 17 al 25 giugno prossimi, apre i battenti la decima edizione del format che ha riscosso negli anni grandi consensi a livello nazionale e internazionale. Il legame tra Campania ed Emilia Romagna sul tema pizza non è una novità, torna infatti, quest'anno ad Alma, la Scuola Internazionale di Alta Cucina di Colorno (Pr), torna, dal 13 al 15 maggio, la finale nazionale dello storico format EmergentePizza, ideato da Luigi Cremona e Lorenza Vitali di Witaly.    


Ufficio Stampa:  Fabrizio Kuhne .


 339 83.83.413 mail -  comunicazione@fabriziokuhne.com




venerdì 8 aprile 2022

Roma 21 aprile EmergentePastry Centrosud approda nella Capitale - Hotel First Dolce: i migliori giovani pasticcieri della ristorazione italiana in gara.


 




La pasticceria professionale del ristorante e d’albergo sta vivendo una nuova stagione decisamente felice e i Witaly, nella costante ricerca di nuovi talenti nel settore Ho.re.ca. come sempre anticipa l'onda. 

 Questo comparto, nel contesto di un ristorante gastronomico o un albergo di lusso, rappresenta motivo d’orgoglio crescente, segno distintivo della qualità complessiva della struttura, attrattore dell’attenzione mediatica, oggetto di spettacolarizzazione e vanto estetico. I giovani professionisti realizzano talvolta dei veri e propri capolavori e per questo sono sempre più ricercati dalle strutture di alto profilo. Una specializzazione che non è facile perché - ben più che nella cucina – è indispensabile un estremo rigore professionale, una preparazione metodica, una precisione millimetrica. Tra le altre cose è un settore nel quale sovente le donne riescono ad emergere e spesso si distinguono per la loro determinazione e creatività. Per queste ragioni è nato  EmergentePastry, a completamento della serie “Emergente” (Chef, Pizza, Sala, Ricevimento), format di gare che da tempo ottiene ottimi successi di stampa e di critica.

 

Breve Storia

La prima edizione si è svolta al Sigep nel gennaio 2019 e il titolo “Emergente Pastry Chef 2019” è andato a Elisa Zanelli allora in forze al  Ristorante Rose Salò (BS). Dopo l’interruzione per la pandemia, periodo in cui abbiamo comunque mantenuto l’attenzione su tema, ideando alcuni contest online, la seconda edizione in presenza si è svolta lo scorso novembre 2021  presso l’Irca Academy di Gallarate, appuntamento che ha visto il trionfo di un’altra giovane donna: Debora Vella già Dolce Locanda Perbellini Verona e da poco head pastrychef alla Madonnina del Pescatore**. Quest’anno sono in pentola due eventi:: Emergente Pastry Centrosud a Roma e Nord a novembre tornando con piacere all’Irca Academy di Gallarate, una sede tecnicamente ineccepibile.  I candidati, come d’abitudine, sono tutti giovani professionisti che dovranno realizzare i propri elaborati di pasticceria di fronte ad una giuria di noti Maestri pasticceri e giornalisti di settore. I primi tre di ognuna delle due Selezioni saranno ammessi alla Finale che si svolgerà all’inizio del 2023.





Ecco i concorrenti di quest’ edizione: Mariasole Martella dell’Imàgo Restaurant* presso Hotel Hassler di Roma, Fabio Capasso del Don Alfonso* presso San Barbato Resort Spa & Golf *****L a Lavello (PZ), Giacomo Bresciani del Giglio* di Lucca, Lorenzo Pisapia di Officina dei Sapori a Gubbio (PG), Marco Nuzzo di Casamatta* Restaurant presso Vinilia Wine&Resort a Manduria (TA), Raffaele Angotti del Ristorante Abbruzzino* a Cava - Cuculera Nobile (CZ), Federico Marrone del ristorante Da Lincosta a L'Aquila, Erika Torres di Giulia Restaurant a Roma, Ester Sportelli del Biafora Resort & Spa a San Giovanni in Fiore (CS).

 

Il programma di Emergente Pastry Centrosud si svolgerà in due tempi: la preparazione tecnica presso la nuova Excellence Academy di Via Ignazio Pettinengo 72 a Roma: uno spazio altamente professionale appena inaugurato che è la sede ideale per ospitare una competizione come questa.  Nel primo pomeriggio i concorrenti si sposteranno all’Hotel The First Dolce con i loro elaborati da presentare alla Giuria. Il Boutique Hotel The First Dolce, aperto a inizio pandemia,  e poi riaperto di recente, è un elegante palazzetto di fine’800 del gruppo Hotelier The Pavillions, che a Roma comprende anche The First Art Hotel e  The First Musica Hotel, di prossima apertura.

Al termine delle varie degustazioni e giudizi ci sarà l'attesa la premiazione della gara e il consueto brindisi di fine evento. 

Qui il link alle FOTO delle precedenti edizioni.

 

Info per l’organizzazione dell’evento: Giulia Pallante  cell.346 6160972   eventi@witaly.it

             Info per la Comunicazione: Lorenza Vitali cell.347 3023607   lorenza.vitali@witaly.it


giovedì 31 marzo 2022

Napoli, 7 aprile: la storia della pizza napoletana si racconta da Carmnella con Slow Food Condotta di Napoli

 

La Margherita

La storia della pizza napoletana la si prova da Carmnella nel rione delle Case Nuove realizzato, dopo l'epidemia di colera, con la legge sul Risanamento. Qui, una donna coraggiosa, Carmela, per tutti "Carmnella" aprì nel 1892, un locale di cucina e pizza, questa è la data riportata sull'autorizzazione al commercio necessaria in quegli anni, esposta in bellavista. Nel 1963 - io stavo nascendo :) -  Carmnella divenne tanto famosa, da ricevere il Diploma di Benemerenza dalla Camera di Commercio di Napoli per i 71 anni di attività. Carmnella è ormai un'istituzione e non solo a Napoli: sia per i piatti storici della cucina della tradizione ,come la genovese, " 'o ruot 'o furn^, le melanzane a scarpone e potrei continuare... tanto per la pizza, per la quale Vincenzo Esposito è ormai nel gotha dei pizzaioli napoletani e non solo. A ragione dunque, la storia e l'evoluzione della pizza napoletana devono partire da qui! Il locale, giovedì 7 aprile alle 20,00, ospita, con Slow Food Napoli, una serata -  racconto attraverso l'assaggio che parte dalle pizze storiche della tradizione, per arrivare alla pizza contemporanea. Siamo sotto Pasqua e dunque l'antipasto è d'obbligo..." Carcioffole 'ndurate e fritte!"



Dove: Pizzeria Carmnella: via Marino Cristoforo, 22  80142 Napoli.081 5537425

Prenotazioni : 320. 6583705 o prenotazioni@slowfoodnapoli.it

Quanto: €15.00 Soci Slow Food - è possibile associarsi al momento
€20,00 non soci,


lunedì 21 marzo 2022

Maddaloni, 22 - 24 marzo, al nastro di partenza le selezioni Centro - Sud di Emergente Pizza e Emergente Sala

 

Da qualche anno  anche Caserta è diventata un polo importante per  la pizza napoletana, oltre ad essere anche molto cresciuta per la ristorazione in generale.  Per questa ragione gli ormai collaudati format Emergente Pizza e Emergente Sala di Luigi Cremona e Lorenza Vitali di Witaly, si svolgeranno per la prima volta nel casertano con la Selezione Centro Sud. 

EMERGENTE è una serie di gare dedicata ai vari settori della ristorazione e ospitalità, comprende oltre ad Emergente Pizza e Sala anche Emergente Chef, Emergente Pastry e Emergente Ricevimento.

Il luogo  dove si svolgerà l'evento è molto particolare e significativo: il  Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, che ospita un Istituto Alberghiero, diversi  Istituti tecnici e Centri di Formazione Professionale, un Polo Aerospazio e di Alta Formazione Aeronautica, un Polo Congressi e un Polo Universitario.



Qui, martedì 22 marzo e mercoledì 23 marzo si svolgerà Emergente Pizza.  I concorrenti in garaAndrea Arcuti pizzeria Araknos di Aradeo (LE); Diego Caiazzo pizzeria Capriccio di Monsano (AV); Luigi Gentile pizzeria Cirasella di Monopoli (BA); Antonio Matera pizzeria Virgo Esperienza in Purezza di Andria (BT); Milena Natale pizzeria Verdevasinicola di Battipaglia (SA); Nicholas Pardini pizzeria Apogeo di Pietrasanta (LU); Daniele Grella di Pizzeria Riccardone a Sparanise (CE), Davide Sardina di Pizzeria Lionello di Succivo (CE); Emilio Taglialatela pizzeria Margherì di Mondragone (CE); Vincenzo Valla pizzeria Il Mago degli Arrosti di Riardo (CE); Luca Vessecchia della pizzeria Seu Illuminati di Roma.

Le prove scelte sono impegnative: la prima,  martedì 22 marzo dalle 14.00  i candidati dovranno cimentarsi con la pizza “margherita” che proporranno, dopo aver preparato lavorato a mano un impasto che verrà utilizzato il giorno seguente per  la prova pizza contemporanea con topping libero. La sera del 22 marzo dalle 19.00 in poi  ci sarà  un’ informale, quanto conviviale,  Festa della Pizza Ca, con alcuni dei migliori pizzaioli della città e dintorni e molti protagonisti di tutto il mondo pizza del centro - sud che incontreranno questi giovani talenti. Hanno aderito: Francesco Martucci, Sasà Martucci, Simone De Gregorio, Salvatore Lionello, Michele Martorano, Otello Schiavon, Giovanni Russo, Raffaele Cavalieri e Giacomo Garau. il 23 mattina ci sarà la prova della pizza creativa e a seguire la premiazione. Non ci sarà un vincitore, infatti,  i primi tre classificati  avranno accesso alla finale insieme con gli altri tre finalisti della selezione Nord già effettuata. Il 23 sera dalle 19,00 parte Emergente Sala.

Il servizio di sala nella ristorazione e negli alberghi è forse la problematica più importante che il settore deve affrontare. La situazione era già critica prima della pandemia, oggi è sicuramente peggiorata. Emergente Sala nella sua breve, ma già significativa, storia, cerca di colmare il gap di visibilità, orgoglio di appartenenza, partecipazione mediatica che la sala e i camerieri scontano, rispetto al consolidato successo della cucina e dei cuochi.

Si tratta  dell’unico evento attualmente realizzato in Italia nel settore. La competizione della Sala prevede  due prove: la sera del 23 marzo la prova pratica, presso il Casale Rosamelia in via Ficucella 192/2, 81024, Maddaloni (CE) dove i concorrenti serviranno gli ospiti con una serie di prodotti tipici. La cena sarà coordinata dallo Chef Luigi Di Lorenzo della “ Pasticceria Lombardi di Maddaloni”, mentre gli chef della Scuola Dolce e Salato, cureranno i corner  tematici.  I dolci saranno, invece a cura dei pasticceri campani Aniello Di Caprio, Biagio Martinelli e Pasquale Marigliano. Ospite d'Onore sarà il Maestro Franco Pepe di Pepe in Grani a Caiazzo - Ce.

La mattina del 24 marzo seguiranno la prova orale, la premiazione, ed il brindisi di chiusura evento  Questi i concorrenti in gara:

Andrea Bianchini de L’Arcade* a Porto San Giorgio (FM); Renato Bifulco di Caracol* Bacoli (NA);Ion Chelici del Nostrano* a Pesaro; Stefano Herrera Balgos di Zia restaurant* a Roma; Oliviero Fiato de La Trota** a Rivodutri (RI); Livia Luciani di Enoteca La Torre*di Villa Laetitia a Roma; Nicolina Luisa La Peruta di My Secret a Napoli; Simone Monzillo di Le Trabe* a Capaccio (SA); Ivan Polucci Sabbioni di Zass* presso Hotel San Pietro di Positano; Michele Pugliese del Mantineo di Capovaticano Resort a Ricadi (VV); Gabriele Sonnessa di Agriturismo La Villa di Melfi (PZ); Giorgio Zoccolella di Michelasso a Napoli e Salvatore Matarazzo  di John Restaurant , Afragola (NA). I primi tre a pari merito saranno ammessi alla Finale con i tre finalisti della selezione Nord già effettuata. L’ultimo vincitore di Emergente Sala è stata Jessica Rocchi.

Qui il link alle FOTO delle precedenti edizioni.

 

Info:  346 6160972   eventi@witaly.it   

Lorenza Vitali cell.  347 3023607 

 ufficiostampa@witaly.it           

 


 

lunedì 17 gennaio 2022

CONSULTA NAZIONALE PER L’AGRICOLTURA E TURISMO, 17 GENNAIO SI CELEBRA SANT’ANTONIO ABATE (SANT’ANTUONO) SANTO PROTETTORE DEI FORNAI PIZZAIUOLI GIORNATA MONDIALE DELLA PIZZA

 



Lopa:Questa giornata sancisce in maniera forte che la valorizzazione delle metodiche di lavorazione dei nostri pizzaiuoli rappresenta un valore indiscutibile del prodotto, sintesi della dieta mediterranea. Oggi ancor di più bisogna ribadire l’unione e l’aggregazione di tutti i componenti del comparto  pizza per far si che la pizzeria del territorio campano diventi non solo presidio di cultura enogastronomica ma anche di  legalità e con il calore dei nostri forni sconfiggere la crisi economica e sanitaria da pandemia covid-19. Noi come sempre ci mettiamo la faccia a fianco dei nostri pizzaiuoli.

 Una tradizione delle antiche famiglie delle pizzerie napoletane che, fino al 1924-1925, ogni 17 gennaio facevano mezza giornata di lavoro e poi se ne andavano tutti in gita fuori porta in un ristorante che era a Capodimonte, Colli Aminei, e lì festeggiavano Sant’Antuono accendendo un falò. Per l’occasione le pizzerie aderenti proporranno una Pizza speciale a un prezzo consigliato ed è stato istituito un premio per l’impegno per la promozione e la diffusione dell’arte internazionale del pizzaiuolo napoletano. Si celebra Sant’Antonio Abate, protettore dei fornai e dei pizzaioli ( ma anche di tutti gli animali)  la Giornata mondiale della pizza, uno dei piatti simbolo della gastronomia italiana, sintesi della Dieta Mediterranea, marchio comunitario STG (specialità tradizionale garantita) e anche patrimonio dell’Unesco con l’arte dei pizzaiuoli napoletani tra i patrimoni immateriali dell’umanità. La pizza Sant’Antuono è farcita infatti con il meglio della cucina classica napoletana a discrezione del pizzaiolo tra i seguenti prodotti: ragù, fiordilatte, ricotta, polpettine, mozzarella, salsiccia e salame piccante/dolce. La valorizzazione della pizza napoletana sancisce la leadership nazionale nel vasto panorama della gastronomia popolare di qualità, con valore storico, culturale, economico e sociale. Questa giornata sancisce in maniera forte che la valorizzazione delle metodiche di lavorazione dei nostri pizzaiuoli rappresenta un valore indiscutibile del prodotto, sintesi della dieta mediterranea. Oggi ancor di più bisogna ribadire l’unione e l’aggregazione di tutti i componenti del comparto pizza per far si che la pizzeria del territorio campano diventi non solo presidio di cultura enogastronomica ma anche di legalità. Noi come sempre ci mettiamo la faccia a fianco dei nostri pizzaiuoli. "

Il Consorzio dei Vini del Trentino chiude il 2021 con soddisfazione e apre le porte a nuovi progetti ed è sempre più sostenibile

 


Il Consorzio  dei Vini del Trentino ha concluso un anno difficile di pandemia con tante belle notizie aprendo  un nuovo capitolo guardando al futuro con positività.

 

Il 2021, e così sarà anche il nuovo anno, è stato caratterizzato dalla volontà forte di riprendere tutte le attività nonostante i limiti imposti dalla normativa anti COVID-19 per eventi con il pubblico. I maggiori sforzi del Consorzio si sono quindi concentrati sul settore social ed in generale la comunicazione. E' partita  la collaborazione sinergica con Trentino Marketing, la società pubblica del management di destinazione, mediante la realizzazione di una campagna mediatica di importante caratura nazionale con focus sul prodotto vino e la destinazione Trentino e posto l’accento sull’enoturismo, sempre più driver di riferimento per le attività sul territorio, coinvolgendo i soci e valorizzando il prodotto.

 

Per quanto riguarda le  uve, nonostante le bizze del tempo sempre più influenzato dal cambiamento climatico, la vendemmia  è risultata di ottima qualità con un corretto apporto produttivo e ha reso possibile la partecipazione attiva  al Vinitaly Special Edition di ottobre scorso, tra i primi eventi in presenza, dove ci si è finalmente potuti salutare e ritrovare in tutti una grande voglia di ripresa e di nuova energia per il  settore, il miglior viatico per chiudere l’anno ed affrontare le nuove sfide del 2022, tra le quali la più rilevante è senz'altro una sempre maggiore sostenibilità.

 


 

Verso una sempre maggiore sostenibilità

L’86% della superficie vitata trentina risulta certificata SQNPI

 

Il Consorzio Vini del Trentino è sempre più sostenibile e anche nel 2021 ha ottenuto il formale riconoscimento della Certificazione di Qualità Sostenibile SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata) per le uve prodotte dai nostri soci viticoltori. Il percorso, iniziato nel 2016 con il Consorzio Vini del Trentino capofila e coordinatore, ha coinvolto quest’anno 5594 viticoltori e 37 cantine (di cui 16 cantine sociali).


Consorzio Vini DOC Sicilia: dal 1° gennaio 2022 il contrassegno di Stato sulle bottiglie è realtà

 

Un sistema a garanzia dell’autenticità, volto alla tutela di produttori e consumatori delle bottiglie a marchio DOC: è il sistema dei contrassegni di Stato, che dal 1° gennaio 2022 accompagnano i vini Doc Sicilia e tracciano tutte le fasi di vita di ciascuna bottiglia. Un percorso avviato già da tempo dal Consorzio di tutela Vini DOC Sicilia, che già nel 2018 aveva scelto di introdurre la fascetta rilasciata dalla Zecca di Stato.

 

Del resto, il contrassegno di Stato, obbligatorio solo per le denominazioni DOCG (in Sicilia il Cerasuolo di Vittoria) è ormai patrimonio delle più importanti DOC italiane: adottare e apporre il sistema alfanumerico che caratterizza la fascetta significa poter avere un controllo su tutto il percorso di lavorazione dell’uva, dal vigneto alla bottiglia. La produzione in costante aumento di bottiglie a marchio DOC Sicilia vendute in Europa e nel mondo, aumenta i rischi della contraffazione e quelli di un uso improprio del nome della Denominazione nei mercati esteri.

 

L’iniziativa è stata fortemente voluta dal CdA del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia presieduto da Antonio Rallo. «Valorizzazione, tutela e vigilanza: sono queste le parole chiave in riferimento all'attività del Consorzio  vini DOC Sicilia - sottolinea il Presidente. - E proprio in merito alla vigilanza ed alla tutela, l'introduzione dal 1° gennaio 2022 delle fascette di Stato rappresenta un'importante innovazione che garantisce la tracciabilità di tutte le fasi della vita delle nostre bottiglie. Del resto, la continua crescita dei vini Doc Sicilia, venduti in Europa e nel mondo, se da un lato premia il lavoro delle aziende vitivinicole dell’isola, dall'altro impone di rafforzare la vigilanza. L'introduzione delle fascette contrasta al meglio le possibili contraffazioni e così tutela sia i consumatori che i produttori rispettosi delle regole della Doc Sicilia.»

 

Il nuovo sistema è gestito dall’IRVO, l’Istituto Regionale del vino e dell’olio, ente pubblico regionale con la funzione di organismo di controllo riconosciuto da Accredia (ente nazionale per l’accreditamento). «La DOC Sicilia - dichiara il direttore dell'IRVO Gaetano Aprile - rappresenta quasi l'86% del prodotto imbottigliato certificato della Sicilia e ha circa 500 imbottigliatori: questi numeri rendono l'idea di come la gestione dei contrassegni rappresenti una sfida complessa, che il nostro istituto è pronto ad affrontare. Per andare incontro alle esigenze del settore servirà non solo un numero elevato di fascette disponibili, ma bisognerà garantire anche tempi rapidi nella distribuzione».

 

Come funziona la fascetta

Il sistema delle fascette garantisce la completa tracciabilità di ciascuna bottiglia grazie alle misure anticontraffazione proprie dei contrassegni di Stato. Le fascette sono stampate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato utilizzando speciali filigrane e inchiostri fluorescenti, elementi visibili e invisibili che certificano l’autenticità del prodotto.  Il sistema di applicazione del contrassegno in fase di chiusura delle bottiglie ne rende impossibile il riutilizzo, a massima garanzia di veridicità. Ciascun contrassegno è dotato di un’indicazione alfanumerica contenente un numero di identificazione progressivo che distingue ogni singola bottiglia immessa sul mercato. Inoltre, ogni fascetta presente sulle bottiglie può essere letta da tutti gli smartphone su cui sia stata preventivamente installata l’App Trust Your Wine, scaricabile gratuitamente dagli store iOS e Android.

 

 


 

mercoledì 29 dicembre 2021

Un’illuminata fotografia della viticoltura campana: Bruno De Conciliis “Nelle Terre di Bacco, Dieci vignaioli che hanno cambiato il vino in Campania”. I Nuovi progetti dal 2017 ad oggi. La Degustazione di Tempa di Zoè Anteprima Vitigno Italia 30 novembre 2021

 

Bruno De Conciliis in Vigna

 

Di Giulia Cannada Bartoli

E’ uscita il 21 novembre l’ultima opera del visionario e illuminato Vigneron cilentano Bruno de Conciliis – incontrato lo scorso 30 Novembre a Napoli in occasione dell’Anteprima di Vitigno Italia 2022 - dopo diversi anni dall’ultimo incontro a Prignano Cilento e dopo lo stop forzato dovuto alla pandemia. Abbiamo fatto una lunga e articolata chiacchierata…

 

 


                                                  Bruno De Conciliis

Bruno mi ha raccontato della sua nuova e, come al solito, vulcanica e visionaria avventura. Da alcuni anni ha lasciato la cantina di famiglia, per buttarsi, anima e corpo, in un sogno “matto come lui”: costruire la prima cantina in paglia d'Europa ad Aquara, nel cuore della catena degli Alburni, nel salernitano; e ancora, di una vigna a Meru, in Kenya, a 2600 metri d'altezza, per sostenere l’Associazione Trame Africane attraverso la produzione del primo vino locale.Intanto, instancabile, il vignaiolo cilentano ha tirato fuori una produzione, per il momento dedicata solo ai mercati esteri: Dal lunedì al "soledì", le bottiglie vogliono raccontare la settimana di un viticoltore visionario, innamorato follemente del vino e del jazz, un uomo da sempre con i piedi ben piantati nel suo Cilento e con gli occhi e la mente aperti al mondo che da sempre cerca, attraverso il vino, di trasmettere i valori della Terra e dell’Etica, inseguendo la felicità. Questo progetto nasce in società con Jack Lewens, sommelier e patron del ristorante stellato Leroy a Londra. Il vigneto è una piccola superficie a Santa Maria di Castellabate, nel Parco del Cilento, dove si producono trentamila bottiglie “a basso impatto” con sole uve biologiche, a fermentazione spontanea, senza filtri, né aiuto di altre tecnologie.

 

Sei etichette, dal lunedì al soledì:

La domenica è stata eliminata e il sabato è ancora in corso d’opera.

Lunedì è un primitivo rosato fermentato con bucce di Fiano.

Martedì, in onore del dio della guerra, è un Aglianico giovane e lievemente tannico.

Mercoledì ispirato a Mercurio è un leggero e garbato Fiano.

Giovedì, riservato a Giove è un Aglianico impiantato a Torre Caleo, praticamete sul mare.

Venerdì è la fascinosa Venerea base di di Trebbiano e Malvasia, il Soledì è un Fiano che mi dice Bruno “assomiglia al sole all’ apice, quello che non si può non guardare senza bruciarsi l'anima”.

Si tratta di una scelta netta: fare vino come strumento sociale. Lo scopo non è produrre vino da vendere sul mercato, anche perché il più delle volte si tratta di varietà autoctone non autorizzate dalla Regione Campania, ma di trasportarlo alla sua inclinazione sociale: uno strumento per unire le persone, “per rimettere, seguendo Feuerbach, l'uomo sulle proprie gambe”.

 

L’ultimo step in ordine di tempo – mi racconta Bruno - è la Fabrica del Vino, un progetto che vuole parlare di gentilezza e di riqualificazione di antiche pratiche viticole, tra tradizione e innovazione, insomma, nel suo piccolo, un manifesto di sostenibilità.

 

Un paesino di appena 279 persone, a Cairano, nascono Lello Palla (Pallagrello), John Cassavecchias (Cassavecchia), Miroslav Vitous e Marranico haut couture (Aglianico), esperimenti – continua Bruno con occhi luccicanti - “buonissimi per dare nuova vita alle comunità a partire dalle capacità e dall'amore per la Terra”.

 

uno scorcio dei vigneti di Cairano

Sono queste le linee guida, che hanno spinto Bruno de Conciliis ad Aquara, dove costruire la prima cantina europea totalmente in paglia, avvistata oltre vent'anni fa in Australia. Inizialmente – mi dice Bruno ridendo- i miei partners mi hanno dato del pazzo, adesso, come me, si sono convinti che sia la scelta più giusta. Il mondo del vino non deve avere più posto per plastica e per il cemento”.

 Dopo l’esperienza kenyota e la lunga pausa dovuta al Covid – continua Bruno – “la mia vita è cambiata, il ritorno in Africa è un' esercizio di conoscenza sempre nuovo da cui ho imparato una cosa fondamentale: oltre la beneficenza, io so fare una cosa, il vino, anche dove appare irrealizzabile. Trapiantare questa mia esperienza, restituire alla popolazione locale una propria autonomia, a parte le raccolte fondi che non si fermeranno, è il mio più grande sogno”.

 La significativa esperienza di Cairano ha preso piede nel 2019 dopo la separazione dalla storica cantina di famiglia, si tratta della partecipazione al progetto “Ateneo dei Vini Erranti – La Fabrica del Vino" del quale Bruno è co-fondatore e Rettore insieme con il professor Pasquale Persico.

 “Arte e cultura, la Fabrica del Vino di Cairano" vuole recuperare nel borgo di Cairano una manciata di cantine sotterranee in un luogo che ne annovera circa 120 e mira a farle tornare operative e realizzare un’esperienza di vinificazione con la collaborazione di molti vignaioli della Campania e del meridione in generale. Nella vinificazione non viene utilizzata altra energia se non quella umana e sono coinvolti creativamente appassionati, artisti, persone disagiate, tutti ideali residenti nel borgo irpino. L’obiettivo è la valorizzazione dell’enorme patrimonio delle cantine ipogee cairanesi per imbottigliare micro vinificazioni sperimentali prodotte in altre realtà tra l’Irpinia e il Cilento. Le cantine ipogee godono di una temperatura naturale costante nel tempo e presentano caratteristiche geomorfologiche tali da garantire la qualità del prodotto.

 

Torniamo ad oggi, all’uscita del volume Terre di Bacco,


corredato da bellissime immagini, Bruno ci tiene a dire che non si tratta dell’ennesima guida dei vini della Campania, ma di domande poste a dieci vignaioli sparsi nelle diverse province della nostra Campania Felix, e delle loro risposte, attraverso le quali trasmettere ai lettori considerazioni, ricordi e speranze.

 “Ho lasciato raccontare ad ogni produttore la propria terra. La selezione è molto personale – mi dice Bruno - nasce dal mio bisogno di ascoltare. Il fil rouge che accomuna i dieci produttori è la vigna, un mondo incantato al di fuori della realtà. E’ certamente faticoso, ma - sorride Bruno - è il mio viaggio con gli occhi ben aperti per capire cosa è successo e cosa succederà nel mondo del vino campano”.

 Il numero dei produttori è cresciuto in maniera esponenziale, sono nati nuovi areali vinicoli, il sistema delle denominazioni ha subito uno scossone con l’arrivo sul mercato di almeno quindici varietà prima sconosciute e oggi di grande successo. La nascita di nuove cantine ha diverse matrici: dai puri investimenti di imprenditori e professionisti, provenienti da altri settori, spinti dal ritorno d’immagine del blasonato mondo del vino, ai contadini, ex conferitori di uve, in crisi economica dovuta ai prezzi bassi pagati dalle grandi aziende. La terza matrice è la più interessante, ma, per certi versi rischiosa: si tratta di un folto gruppo di giovani e non, che hanno puntato tutto sul ritorno all’Agricoltura, occupandosi di terreni di famiglia, avvalendosi di collaboratori esterni, ma che, pur producendo vini dignitosi, mostrano chiaramente la mancanza di una conoscenza profonda del mondo del vino, tanto è vero che l’approccio al mercato si rivela difficile in assenza di consorzi realmente operativi dal punto di vista commerciale e di politiche regionali innovative e tese alla crescita e allo sviluppo di queste realtà di media - piccola dimensione.

 Tra queste aziende tuttavia, sono emersi alcuni illuminati pionieri che hanno riscoperto altre varietà, dal casertano, al Cilento, passando per la costiera amalfitana; a loro si sono affiancati una serie di piccole realtà, spesso ex conferitori di cantine sociali, che hanno imparato a diversificare l’offerta, anche differenziandosi con la produzione di vini biologici e naturali, andando così incontro alle attuali richieste del mercato nazionale e internazionale. Per questo motivo – prosegue Bruno – per raccontare del passato, del presente e del futuro della viticoltura campana, non ho voluto sciorinare cifre e percentuali, ma mi è sembrato più naturale rivolgermi a chi sento più vicino alla mia formazione, a chi produce vini che mi piacciono, ai miei amici nel mondo del vino. Ho preferito quindi restringere il campo, raccontando della categoria che prediligo, quella dei vignaioli, restringendo la selezione a quanti fanno parte della FIVI ( Federazione Italiana Vignaioli indipendenti), essendo io stato tra i fondatori della FIVI, la sento ancora come casa mia. Mi sono quindi messo all’ascolto di quelli che si sono resi disponibili, lasciandoli raccontare il loro mestiere fatto di dubbi, certezze, paure e speranze. Ho imparato quanto sia vero che dietro un buon vino c’è quasi sempre una bella persona e che l’autoreferenzialità non paga quanto il confronto con altre esperienze diverse dalla propria. La consapevolezza è l’obiettivo finale: scienza e conoscenza sono strumenti per raggiungere lo scopo, strumenti utili, ma non sufficienti, ciò che è veramente indispensabile per il vignaiolo è la passione per il proprio lavoro.

 “La Campania del vino – conclude Bruno – è un giardino fiorente di profumi, equilibri di colori delicati e contrastanti e, nell’insieme, ogni cosa trova, come per miracolo, il suo naturale posto. Per questo nel libro, ho lasciato posto non alle mie domande, ma alle risposte dirette dei miei amici vignaioli, fatte di espressioni e modi di dire, spesso dialettali, fatte di motti e proverbi. La pandemia mi ha permesso di limare fino all’ossessione, finché ho capito che non avrei potuto portare a termine una storia scritta quotidianamente da così tante persone.

 

I dieci vignaioli coinvolti sono :

Casa di Baal

Villa Diamante

Contrade di Taurasi

Mustilli

De Conciliis

Mila Vuolo

Ciro Picariello

Capolino Perlingieri

Cantina di Enza

Case Bianche.

L’autore dà la precedenza al carattere dei vignaioli e vignaiole e ai loro racconti senza introdurre elementi personali di valutazione. Il lettore riesce a calarsi nella realtà delle singole cantine come se le stesse fisicamente visitando e parlando con gli stessi vignaioli. Le bellissime fotografie sono quasi tutte opera di Bruno ( da sempre esperto fotografo) e sono esse stesse racconto, dalle vigne ai volti espressivi dei vignaioli, narrando storie fatte di sacrificio e passione per la propria Terra e il proprio lavoro. Il volume è davvero una guida inusuale e autentica per chi voglia intraprendere un affascinante, lento e approfondito viaggio nella viticoltura campana. Ogni capitolo si conclude con una breve scheda che racchiude dati anagrafici e di produzione delle dieci cantine protagoniste.

Novembre 2021, Edizioni dell’Ippogrifo sas – Prefazione Saverio Petrilli – Testo e foto Bruno De Conciliis – Progetto Grafico e impaginazione Luciano Striani.



Per concludere il racconto del mio incontro con Bruno De Conciliis, voglio condividere con voi la sua ultima avventura in ordine di tempo: il vulcanico enologo e vignaiolo, si occupa da qualche anno, dell’azienda cilentana Tempa di Zoè con sede ad Agropoli. Un percorso che oggi è arrivato a produrre cinque etichette che ho avuto modo di degustare con Bruno ad Anteprima Vitigno Italia lo scorso 30 novembre, cercando di concentrarmi sul bicchiere, nonostante la presenza di un piacevolmente rumoroso pubblico, felice per la prima degustazione in presenza dopo un periodo così lungo di assenza.

 


 

Il primo assaggio è per Asterìas Fiano Paestum Igp 2020.

Il nome – racconta Bruno con lo sguardo lucido che ormai conosco da anni - s’ispira alla Stella Marina in lingua greca ed anche al Monte Stella che si trova nel Parco Nazionale del Cilento. Fiano in purezza maturato per il 75% in serbatoi di acciaio ed il restante 25% in botti di rovere francese. Affina per due mesi in bottiglia. Alcool circa 13% e prezzo a scaffale sui 20,00 euro. Il vino mi appare giallo paglierino limpido, metto il naso nel bicchiere e avverto subito decisi effluvi fruttati e floreali, corredati dalle note tipiche del fiano cilentano: agrumate, di frutta bianca, nocciola tostata e un lieve sentore esotico. Il naso si chiude con verdi rimembranze di macchia mediterranea. Al palato Asterìas presenta un’immediata freschezza, corredata da un’ intrigante e tipica sapidità; il vino si apre in bocca vellutato e di grande raffinatezza, chiudendosi con note aromatiche e opulente. Siamo di fronte a un fiano “bambino” che riesce comunque già a preannunciare un’entusiasmante crescita nel tempo, fedele alla ormai nota longevità dei bianchi campani.

 Bruno mi fa passare ad AX Fiano Paestum Igp 2019,

si tratta di un fiano in purezza con fermentazione in botti grandi e affinamento in barriques di rovere francese per ulteriori 12 mesi. Segue l’affinamento in bottiglia ancora per un anno. Il grado alcolico è più basso di quanto mi aspettassi: 13%. Anche questa bottiglia si posiziona a scaffale intorno ai 20,00 euro. Mi trovo davanti a un vino decisamente più robusto e imponente: i passaggi in legno elargiscono un grado superiore in termini di colore, struttura e complessità. Il giallo paglierino è notevolmente più pieno. Il naso si riempie di note di frutta sia mediterranea, sia esotica; seguono sensazioni verdi e di spezie di finissima qualità. Naturali salgono al naso classici ed eleganti sentori di pietra focaia di alsaziana memoria. In bocca il vino è coerente con grande equilibrio e quasi prepotente sapidità. Il timore dell’eccessivo impatto del legno è immediatamente annullato da una straordinaria e lunga freschezza. Anche in questo caso si percepisce un lungo futuro in evoluzione.

 Proseguo con il Rosè Rosato Paestum Igt 2020.

Prevalentemente Aglianico, con aggiunta di altri vitigni dell’areale cilentano. L’affinamento è di quelli giusti per la tipologia; quattro mesi in acciaio e due mesi di affinamento in boccia grande di vetro. Il costo a scaffale è strepitoso: si attesta su circa 12,00 euro. Il colore è un’originale e sfavillante rosa che si accosta al salmone. Il naso è decisamente intenso quanto complesso, i sentori sono davvero tanti e ci vuole tempo per individuarli distintamente: melograno, sentori di sottobosco, bacche rosse, note agrumate e ancora fiori rosa, erbe aromatiche con una leggera, quasi impercettibile, chiusura di zenzero. Anche qui il palato si presenta coerente con le sensazioni olfattive: immediatamente fresco e molto saporito, note di frutta carnosa con una sensazione generale di classe, inebriante succulenza, finezza e garbo. “Vabbè conoscete la mia adorazione per i vini rosati.:)”

 Mi appresto all’assaggio della quarta etichetta: Diciotto Supercampano Aglianico Paestum Igp 2019.

Si tratta di Aglianico in purezza maturato in barriques di rovere francese per dodici mesi, seguiti da affinamento in vetro per altri tre mesi. Il grado alcolico è importante:14% ed il prezzo a scaffale è di circa 15,00 euro. Alla vista si presenta di un brillante rosso rubino con bagliori rosso vermiglio. All’esame olfattivo le prime note sono nette e piacevoli: frutta rossa come marasca, susina nera, fiori rossi e sottobosco. Immergendo ancora il naso nel bicchiere si avvertono effluvi di vegetazione mediterranea e chiarissime note speziate. Al palato si avvertono un’immediata energia e calore con un sorso ben strutturato, agile e nervoso. Ben presente e di grande piacevolezza l’acidità. Naturalmente il tannino è ancora in fasce, ciò nonostante si preavvertono future sensazioni tattili importanti e lussuose. La presenza del legno è ben equilibrata e il frutto esibisce una succosa croccantezza. Siamo comunque di fronte a un vino che ha un lungo cammino da percorrere.

 Ed eccomi all’ultimo assaggio; Zero Aglianico Paestum Igt 2018.

100% Aglianico, riposa a lungo in botte grande, seguono naturalmente dodici mesi di affinamento in vetro. Saliamo con il grado alcolico che si attesta a 15%, il prezzo a scaffale è abbastanza importante, circa 50,00 euro. Il vino si presenta fitto di un rosso rubino deciso. Il naso è straordinariamente complesso e graduale: si parte da frutta rossa, bacche nere, note agrumate, mammola, nuances di rosa e macchia mediterranea; seguono note speziate con punte di pepe nero, per giungere ad una chiusura di sostanze terziarie di grande raffinatezza. Il sorso esprime pienamente le sensazioni olfattive: l’esordio è solenne, di corpo e grande struttura, ben equilibrato, seducente e rigoglioso. L’acidità è incisiva di fronte a un tannino maturo, pieno e corredato di effluvi balsamici. La piena evoluzione del tannino è avviata su un sentiero decisamente lungo. E’ un vino che saprà farsi attendere con una chiusura che è già grandiosa e di lunghissima eleganza.

 Una quintina decisamente entusiasmante e fortemente identitaria che rispecchia appieno la cifra stilistica di Bruno De Conciliis e che certamente farà emergere Tempa di Zoè tra le più rilevanti realtà regionali e nazionali, seguendo l’impronta visionaria di un uomo lungimirante, sognatore, sempre alla ricerca della “nota impossibile” e follemente innamorato della propria Terra.