lunedì 10 giugno 2013

Dieci Osterie del Sud da non perdere


La nostra mappa del gusto
di Giulia Cannada Bartoli
Il tempo: è il bene più prezioso a nostra disposizione, va utilizzato con serenità, entusiasmo, voglia di scoperta, e soprattutto, a meno di casi di “eremitaggio” patologico,  va dedicato agli amici, alla convivialità: stare insieme in allegria e comune passione per la vita e  per le cose meravigliose che essa ci può offrire, per quelle meno belle c’è sempre tempo.
Ergo,  ho preparato per voi, prendendo qualche spunto dalla rubrica dedicata alle trattorie ed osterie  tradizionali e low cost di Napoli, ancora in corso su questo sito, un “bignamino” con dieci indicazioni sulle  migliori osterie del Sud,  selezionate durante l’anno.
In carrozza!

IN CAMPANIA


- 1 – Pisciotta, Cilento. Trattoria Angiolina di Rinaldo Merola

Via Passariello, 2
Pisciotta (SA)
Tel. 0974-973188 – 0974-973188
Chiuso domenica sera e lunedìFerie :da novembre a PasquaCarte di credito:siCosto medio: 30,00 – 40,00 euro

Cilento = paradiso. Siamo tra mare e schiere di olivi secolari, qui, nel borgo di pescatori di Pisciotta, famoso per le Alici di Menaica ( Presidio Slow Food), c’è la storica trattoria Angiolina . Questa è una  vera trattoria, aperta da Angiolina oltre 50 anni fa, nei pressi della stazione ferroviaria. Nata per sfamare gli operai, non è stata sfiorata dal turismo di massa. Oggi suo figlio Rinaldo, occhi azzurri color del mare, è dietro ai fornelli: il da fare non pesa, perché ha dalla sua tre ingredienti fondamentali: qualità della materia prima, saper fare e “filosofia” da trattoria…ovvero porzioni adeguate. Imperdibili gli spaghetti con le alici di menaica e la pantagruelica insalata di alici. Qui il mare arriva nel piatto: gamberi e scampi “parlano”da soli. Divertente  la zuppetta di cozze e fagioli che, invertendo  il rapporto tra gli ingredienti e mutando la temperatura di servizio, crea un piatto nuovo e fresco.
Due  i piatti del genus loci: la ciualedda con verdure dell’orto mediterraneo, olio da olive pisciottane,  e ilcauraro, a base di patate, fave, alici e finocchietto selvatico. Viviana, la moglie del patròn,  si occupa della clientela e dei dolci. Carta dei vini cilentana e regionale.

- 2- Sant’Agata sui Due Golfi, Ristorante Lo Stuzzichino

Sant’Agata dei Due Golfi, via Deserto 1/A
Tel. 081.5330010
www.ristorantelostuzzichino.it
Sempre aperto, chiuso mercoledì. Mai in agosto
Ferie dal 25 gennaio al 20 febbraio
Costo medio: 30,00 euro esclusi viniCarte di credito:si
Mimmo de Gregorio
Sant’ Agata dei due Golfi = Don Alfonso, non tutti i giorni…c’è anche chi desidera la cucina verace, quella di casa. La costiera non è solo mare, qui c’è la  tradizione contadina, magnifici orti, mastri casari e superbe macellerie. La famiglia De Gregorio lavora in due ambienti, con la bella stagione, si apre un delizioso largo all’aperto. Mimmo, diplomato sommelier, ha stilato una perspicace carta dei vini, adatta ad un osteria sita in un luogo prestigioso, ma, pur sempre un osteria. Pezzi da 90 per i turisti che adorano la cucina popolare, abbinata a grandi vini campani dallo strepitoso rapporto prezzo -  qualità e vini regionali freschi e bevibili, più adatti al nostro gusto. Il menù  è totalmente tradizionale: impepata di cozze, peperoni ripieni,  carciofi al forno, pasta e fagioli o la “mesca francesca” (pasta mista) patate e provola di Agerola.  Qui mare e terra  sono paritarie protagoniste  del genus loci: orate e spigole al forno o all’acquapazza da un lato, dall’altro, carni locali alla griglia con indimenticabili patate fritte della mamma. Totani e patate consacrano il matrimonio d’amore tra mare e campagna. La   mitica  frittura all’italiana fa da antipasto: crocchè di patate, arancini con cuore di provolone, mozzarella in carrozza, calzoncello di ricotta e verdure in pastella. Tra le paste fresche, ravioli capresi, scialatielli con frutti di mare e  calamarata con le cozze. Non è tutto.  Dal forno sbucano  pizze e panuozzi, con un’impasto soffice e panoso, diverso dalla pizza napoletana.  In chiusura,  scelta  di formaggi locali, il classico  ricotta e pere, o,  l’antica  pizza della nonna con crema e amarene.

-3- Pozzuoli,  Osteria Abraxas

Via Scalandrone, 15 loc. Lucrino
Tel. 081.8549347
Chiuso il martedì
Aperto solo di sera e la domenica a pranzo.
Ferie in agosto e a Natale
Carte di credito e Bancomat: siCosto medio: 30,00 –35,00 euro esclusi i vini; menù degustazione  30,00 euro

Siamo in angolo di paradiso nei Campi Flegrei, sospeso tra il Golfo di Pozzuoli  ed i  laghi del mito, Averno e Fusaro. Qui in cima a via Scalandrone spicca Abraxas Osteria, un casolare di campagna adibito ad accogliente covo del gusto. L’osteria fa parte del circuito Slow Food. Nando Salemme e sua moglie Vanna perseguono un progetto preciso: fare di Abraxas un  luogo d’incontro, buon cibo e buon bere. L’osteria si divide su  due livelli, sala e ampia cucina al piano terra e sala con  giardino pensile con panorama mozzafiato. L’ambiente è rustico e, nel contempo,  raffinato. La proposta gastronomica, al contrario di quanto accade nei Campi Flegrei, è assolutamente terragna, orto a km 0 e prodotti artigianali ricercati da Nando in tutt’Italia. Ampia,  curiosa e sempre aggiornata la carta dei vini. Da apprezzare la mescita al  calice. Imperdibile l’antipasto Abraxas, misto di freddi e caldi: ricotta di Montella con salumi prodotti sulle colline flegree, pesto di olive del Vesuvio e tortini con verdure di stagione. Accattivanti i primi: Paccheri di Gragnano al forno con pomodori San Marzano, carne marchigiana, melanzane lunghe e provola affumicata, oppure, Gnocchi di pane raffermo con pomodorini, scarole, trito di capperi, olive e acciughe. La carne: polpettone di marchigiana con emulsione al basilico e pecorino e spezzatino brasato all’aglianico con patate di Montoro. Da notare, in appendice al menù, l’elenco dei  fornitori. Notevole scelta di rhum e distillati.

- 4- Napoli, Osteria La Mattonella

Via Nicotera 13
Tel.081.41.65.41 – maxmarangio@hotmail.it
Aperti tutti i giorni, pranzo e cena ( 12,30 – 15,00; 19,00 – 23,00.)
Chiuso: domenica sera
Ferie: due settimane centrali in agosto
Carte di credito, Bancomat:siCosto medio: 18,00 – 20,00 euro incluso vino della casa



La Mattonella è  uno scrigno della memoria, qui ci sono segni della storia di Napoli,  rari e introvabili, da un pozzo interno all’osteria si poteva accedere alla Napoli Sotterranea. Siamo in un affascinante locale storico, Vini e Oli fino al 1978 e tradizionale osteria napoletana da allora ad oggi. La Mattonella (così chiamata per via delle settecentesche riggiòle che rivestono tutto il locale) è gestita da Antonietta Marangio  e suo figlio Massimo. Materie di prima scelta, pochi semplici piatti e prodotti eccellenti. Pasta di Gragnano, pane  cotto a legna, frutta e verdura del  fruttivendolo di fiducia da oltre 30 anni. Idem per la carne. Il baccalà è il fiore all’occhiello della cucina. Menù giornaliero: antipasto con crocchè di patate, involtino di melanzane,  o,  zucchine con provola e prosciutto, mozzarellina impanata e fritta. I primi sono fatti “a mestiere”: posto d’onore per la genovese. A pari merito la pasta e ceci, esattamente come quella di casa: pasta mista di Gragnano,  ceci cremosi, “azzeccata” al punto giusto. A seguire,  ragù,  puttanesca, minestra di fave e cicoria. Ancora, spaghetti ai calamari, pasta e patate con la provola, pasta e zucca, verza e riso. Sul classico anche i secondi: polpette al sugo o fritte, polpettone al forno, braciola di cotica per i palati  “hard”, salsicce e croccanti friarielli. Sul versante mare, primo in classifica: baccalà, fritto o alla “carrettiera”, alici in tortiera, frittura di calamari, polpo in cassuola o all’ischitana, ( polpo crudo gettato in aglio, olio e peperoncino, e poi ricoperto di vino bianco). In estate spaghetti alle cozze e la classica “impepata”. I contorni: parmigiana di melanzane, zucchine alla scapece, peperoni in padella, verdure grigliate o, lessate,  peperoncini verdi imbottiti. Il vino della casa è un onesto Solopaca. Particolare il dessert: piccoli bicchieri di cioccolato artigianale con “Frangelico”,  aromatico liquore alle erbe. Si  mangia in un boccone. Ottimo il caffè di Max.
LA PUGLIA

- 5 – Cerignola, Trattoria ‘U Vulesce

Via Battisti, 3
Tel. 0885.425798
Sempre aperto, chiuso giovedì sera e domenica
Ferie, 15 giorni ad agosto
Carte di credito:tutteCosto medio: 30,00 – 35,00 euro vini esclusi

Cerignola, centro agricolo del Tavoliere, è il crocevia di chi viaggia tra le distese di grano e ha voglia ( ‘U Vulesce ha infatti questo significato) di una sosta, facile, facile. Uscita dedicata sulla Napoli–Bari e breve deviazione arrivando da nord. La famiglia Di Donna, ex proprietaria di una gastronomia, ha optato per il grande salto, grazie alla capacità ai fornelli di Giuseppina e di Rosario (con esperienze tele-gastronomiche) e con  Pierluigi in sala. I piatti sono il top della tradizione della cucina di famiglia: tiella di agnello, patate e lampascioni, orecchiette con purea di fave, i fagioli con cicatielli (gnocchetti di acqua e farina) e filetto al caciocavallo podolico. Trionfo di burrate, mozzarelle, fiordilatte, e verdure in tutte le declinazioni, travolgenti fritti, anche di mare. Dalla vecchia attività, sopravvive  la cultura di formaggi e salumi. Freschissimi frutta e dessert di casa come le “cartellate” (coroncine di pasta con i bordi seghettati, passate nel vincotto, o, nel miele), completano l’offerta. Notevole la carta dei vini, onesto ricarico con grande varietà di vini regionali.

- 6 -  Gravina, Osteria Grano e Vino

Via Fontana la Stella, 39
Tel. e fax 080.237 74 84 – 348 259 94 34 – 392 107 39 90
www.osteriagranoevino.it
Sempre aperto. Chiuso domenica sera e lunedì.
Ferie nei primi dieci giorni di agosto
Carte di credito e Bancomat: siCosto medio: 30,00 – 35,00 euro vini esclusi

L’Osteria Grano e Vino aperta dalla famiglia D’Agostino, proprietaria anche della nota cantina Botromagno, rientra nell’ottica di recupero, difesa e progresso della memoria del gusto. Ci troviamo nelle antiche cantine e stalle del dove c’è spazio per circa 40 coperti.
L’impostazione di cucina si basa sui prodotti e i piatti della tradizione con pochi cedimenti al presente. Siamo in una terra magica: qui sono concentrati i pani più buoni d’Italia, quello di Matera, quello di Altamura e quelli delle Murge con lieviti madre. I fratelli D’Agostino, grandi gourmet di tradizione, si sono legati a Slow Food, inserendo in carta alcuni presidi locali. Antipasto di salumi della Murgia, formaggi e latticini (ricotta di pecora, pecorino, nodini di pecora e mozzarella di bufala delle Puglie), scoppiettanti proposte con i funghi cardoncelli (trifolati, gratinati al forno, grigliati alla brace) divisi in coltivati e selvatici. I primi: orecchiette salsicce e funghi, le classiche con cime di rapa, i cavatelli con pomodorini e funghi, le “daine” con purè di fave e funghi), i calzoni di ricotta dolce al ragù. Da non perdere i cavatelli con le spine di cardo selvatico e pancetta e la bruschetta con pomodori e cipolle di Acquaviva, che da sola vale il viaggio. Trionfo di carni locali tra i secondi: braciola di cavallo al ragù, il filetto di cavallo, vitelli, maiali e agnelli autoctoni, strepitosi “gnumariddi” (involtini di animelle). Volendo, si chiude con formaggi (caciotta di pecora, canestrato di pecora, pallone di Gravina), o, dolcetti e pastarelle secche. Tra gli altri i biscotti cegliesi, recente presidio Slow Food. Ampia ed attenta la carta dei vini.

- 7 – Nardò, Salento. Il ristorante Modò

Via Duomo, 20
Tel. 0833579538
www.ristorantemodo.itinfo@ristorantemodo.it
Aperto sempre, chiuso lunedì
Ferie: variabili, a novembre, o, febbraioCosto medio: 40,00 euro esclusi i viniCarte di credito: si
Siamo in  pieno barocco salentino, centro storico di Nardò, qui, da un’idea di Leonardo Marcu di origine rumena e sua moglie Maria Rosaria, architetto toscano, nasce Modò, locale tecno lounge, con tinte decise tra il verde e il marrone, mise en place minima, niente tovaglie.  Siamo in un luogo delle emozioni, qui le eccellenze territoriali sono reinterpretate ad alto livello. In cucina, mare e terra si alternano in pari misura. Da non perdere il Carpaccio di carne di cavallo affumicata con scaglie di Canestrato pugliese, il Raviolo ricotta e spinaci su mousse di ricotta, e le tagliatelle con cacio ricotta e melanzane. Il  pane è di casa con sesamo, o, noci. Tra i  secondi, tempura di cozze al nero di seppia e gamberetti viola di Gallipoli. Quasi un piatto unico il Pomodoro Cuore di Bue in farcia di tonno fresco, capperi e aceto di mele. Da apprezzare la formula vino, BYOB ( bring your own bottle), che permette alla clientela di portare il proprio vino con un diritto di stappo di tre euro, in ogni caso il ricarico, applicato alla ben assortita carta,  è più che onesto.
LA LUCANIA
-8- Basilicata

Terranova del Pollino. Ristorante Luna Rossa di Federico Valicenti

Via Marconi, 18
Tel. e fax 0973.93254
www.federicovalicenti.it
Chiuso il mercoledì, sempre aperto
Ferie  variabili in  autunno – invernoCarte di credito: tutte – BancomatCosto medio : 30,00 – 35,00 euro vini esclusi

Federico Valicenti, l’oste sapiens del Pollino. Infaticabile ambasciatore della sua Lucania, nulla lo ferma: d’inverno studia e raccoglie, opera eccellentissima, la tradizione orale dagli anziani. I suoi piatti si fondano sulle materie povere, oggi “di lusso”. Cuoco “montanaro”: erbe e castagne, finocchietto e noci, condimenti al minimo. Mentre si mangia, bisogna saper “ascoltare” il “cantico” alla Materia Prima: “pettole” di grano carosello con caciocavallo podolico e prosciutto crudo del Pollino, tortino di patate del Pollino, insaporito  con  “pipi cruschi”, il sale della vita lucano. Il top è sulle  carni: ad ognuna la propria cottura: agnello in crosta di pecorino su un fondo di  patate, poi  ripassato al forno, coscia della sposa cotta al mattone (da prenotare), funghi in varie versioni, immancabile il classico lucano, “Baccalà con pipi cruschi”. Sontuosa selezione di formaggi e salumi locali e, dulcis in fundo, “cestino di pasta frolla con passatina di ceci”. Aglianico del Vulture a fiumi, il tutto condito dal rassicurante,  e “brigantesco physique du rôle” di Federico, un tutt’uno di: passione, ricerca ed autentica convivialità. Luna Rossa, spero, “veleggerà” in eterno.
LA CALABRIA

-  9 – Trattoria da Max, Cirò
Via Togliatti 72
Tel. 0962.373009
www.trattoriamax.it

Sempre aperto in estate a pranzo e cena
Chiuso: lunedì in inverno
Ferie:
 ultima settimana di ottobre
Costo medio:
ristorante
 30 – 35 euro vini esclusipizzeria 13 – 15 euro bevande incluse
Carte di credito tutte, Bancomat

Costa jonica calabrese, qui i fratelli Murano da 15 anni propongono una cucina vivace e rispettosa delle eccellenze locali: pecorini dell’alto Marchesato di Crotone, olio extravergine di oliva da Carolea e Tonda di Strongoli e “nduja” di Spilinga. I piatti più interessanti:  l’antipasto cirotano con sardella, cipolla e pomodoro, pecorino crotonese, caciocavallo silano, sottoli di casa e olive Silane, “Anelli alla Pecorara” con pomodori e ricotta affumicata e tagliolini con ragù di cernia in bianco. Ancora, pesce sempre fresco,  filetto con  porcini della Sila, scamorza silana affumicata con pomodori secchi. Vini: molte etichette locali, notevole la selezione di birre. Max è anche pizzeria ed è   attrezzato per i celiaci.

- 10 – Camigliatello Silano, la Tavernetta di Pietro Lecce

Contrada Campo San Lorenzo, 14
Tel.0984.579026
www.latavernetta.info

Sempre aperto, chiuso lunedìFerie: fine novembre – metà  dicembreCarte di credito: tutte – BancomatCosto medio: menù degustazione  di sette portate, 50 euroA la carte:40, 00–50,00 euro. Costo medio primi piatti 12 euro, secondi 18,00
Il Taverniere – Patròn Pietro Lecce
Altipiano della Sila ad oltre 1000 mt. slm, un oasi naturale, luogo dell’anima. Lui è Pietro Lecce, cuciniere della tradizione, capace di mantenere, con grande scioltezza,  in cucina, come in sala, grazie all’ausilio di tecniche innovative,  un equilibrio millimetrico tra “vecchio e nuovo”. Il locale è diviso in due: “risto–salumeria con introvabili formaggi e salumi, affettati al momento e accompagnati da vino al calice (la sosta qui vale un pranzo) e grande sala dai colori vivaci. Pietro adora i funghi: malfatti di grano saraceno con porcini, ravioloni di porcini al tartufo; capretto con  patate silane e costine di agnello con  padellate di patate e porcini, o,  tagliate al momento e fritte, verdure fresche a volontà.  La cantina è il fiore all’occhiello, migliaia di etichette locali, nazionali ed estere di grande livello.

2 commenti:

  1. Ed a Tropea cosa si beve come vino?

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  2. vino calabrese naturalmente , preferibilmentete autoctoni, cirò bianco da Greco di Bianco, Cirò Rosso da uve Gaglioppo e poi i fantastici rosati, qualche nome? Ceraudo, Librandi, 'A Vita, ... ovviamente durante la stagione turistica, si bevono vini campani, pugliesi, e anche a seconda dei locali, di altre regioni italiane e se no birra a go - go :)

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