venerdì 14 gennaio 2011

Napoli, Porta Capuana “ E’ pronto ‘o ‘mmangià”. La famiglia di Mattia Grossi, “ ‘O Luciano”, una tradizione centenaria: disordinato Tour low cost, tra porte, mura, osterie e voci ambulanti

Low Cost, mangiare a meno di 20 euro. A cura di Giulia Cannada Bartoli
14 gennaio 2011

da sx Mattia, Titta, Luigi e Antonio Grossi , quarta generazione di osti e purpaiuoli
Via Cesare Rosaroll 65
Tel. 081.0098834 – 339.3571092
Aperto a pranzo e cena h.10,00 – 23,00 non stop
Chiuso: martedì
Ferie: 10 gg. In agosto
Bancomat, carte credito: no

di Giulia Cannada Bartoli
Ci troviamo nel cuore degli splendori della Napoli Aragonese. Nel 1484, Alfonso d’Aragona, (lo stesso al quale si attribuisce l’arrivo del vitigno catalanesca alle pendici del Monte Somma intorno al 1450)  diede il via ad una serie di opere di risistemazione della cinta muraria della città.
Si trattò di interventi maestosi di risistemazione e rinforzo, tanto che oggi possiamo ancora ammirare Porta del Carmine, Porta Capuana, Porta Nolana e l’imponente Maschio Angioino. Costruita nel 1484 su disegno di Giuliano da Maiano e giudicata una delle più belle del Rinascimento, Porta Capuana si erge solennemente tra due grandi torri cilindriche, Onore e Virtù. Attraverso un percorso tra Porte, mura e chiese tra le più belle di Napoli, arriveremo alla meta low cost proprio in Porta Capuana, accompagnati dalle “voci” antiche degli ambulanti.

Porta Capuana oggi con le torri Onore a destra e Virtù a sinistra
Porta Capuana, nella nuova murazione è quella immediatamente successiva a Porta Nolana,

Porta Nolana
dove si trova il famoso mercato popolare denominato “‘ncopp’e ‘mmura”. Nel 1488, quattro anni dopo l’inizio dei lavori, Porta Capuana fu posizionata dove si trova oggi, in Piazza San Francesco, di fronte alla sede della vecchia Pretura di Napoli, oggi abbandonata.

Porta Capuana 1900
La murazione Aragonese si concluse con il collegamento delle mura, dall’attuale via Foria, angolo via Rosaroll, alla Porta San Gennaro, la più antica porta della città di Napoli e unico punto di accesso per chi proveniva dalla parte settentrionale della città. Nel 1573,  la porta fu spostata nell’attuale collocazione, in via Foria, di fronte a piazza Cavour, inglobata nel complesso edilizio costruitole intorno. La nicchia con il quadro della Vergine, sotto la porta, è un ex-voto del 1887 per lo scampato colera del 1884.

Porta San Gennaro
Alle spalle di Porta Capuana, in Piazza Enrico de Nicola, sorge il magnifico Castel Capuano, ex sede del Tribunale di Napoli.

Castel Capuano
La storia e la vita degli abitanti del cuore di Napoli, sia, per ragioni di dominazioni, quindi anche di influenze culturali, sia per l’indole e la filosofia di vita proprie del napoletano verace, hanno sempre avuto anima e sembianze marcatamente teatrali. Esattamente gli aspetti che il Teatro del Grande Eduardo, figliastro di Scarpetta, ha portato alla ribalta  sulle scene in tutto il mondo.

Eduardo de Filippo, saggezza e ironia
Eduardo è nato a Napoli, e, dopo Pirandello, dal quale ha tratto sicuramente ispirazione, può essere senza dubbio, definito il più grande autore e commediografo italiano del novecento, attore – autore, ragionatore, filosofo, poeta e maestro di vita.

l'incontro con Pirandello
Eduardo nasce nel quartiere Chiaia nel 1900. A soli quattro anni è condotto per la prima volta su un palcoscenico. La  sua vita privata , frenetica e confusa nel periodo pre-bellico, trovò invece pace e serenità negli anni della vecchiaia. Tre sono state le donne importanti e straordinarie nella sua vita: Dorothy Pennington (una giovane e colta americana che sposò nel 1928, Thea Prandi (madre dei suoi figli Luisa e Luca, sposata il 2 gennaio 1956) e, infine, Isabella Quarantotti, scrittrice e sceneggiatrice che sposò nel 1977. Isabella, dopo la morte di Eduardo, pubblicò nel 2001 Si cucine cumme vogli’i , ambientato per lo più nell’Isolotto Isca, situato in costiera amalfitana, tra l’aia di Nerano e gli scogli de ‘Li Galli’, dove Eduardo aveva acquistato una magnifica villa. Una sorta di buen retiro dove, con Isabella e gli amici condivideva la sua filosofia in cucina, una bellissima fusione tra lezioni di vita e cucina povera, fatta di parsimonia, ingegno, fantasia e creatività, con ricette e prodotti sempre freschi di giornata.

l'isolotto di Isca
Trovandoci in zona, in omaggio ad Eduardo, facciamo una tappa in Via Nuova Teatro San Ferdinando, nelle vicinanze di Via Foria, a pochi passi da Porta Capuana. Qui c’è un luogo simbolo della napoletanità: il Teatro San Ferdinando, costruito alla fine del Settecento, venne inaugurato con l’opera di Domenico Cimarosa Il falegname. Il 3 settembre 1943 le bombe americane e tedesche lo rasero al suolo quasi completamente: restò in piedi solo parte del palcoscenico. Nel 1948, su quello che un giorno era stato un gran teatro, risuonavano i passi lenti e pesanti di un uomo che, con tristezza, girovagava tra le macerie e che, dopo una lunga riflessione, decise che non poteva finire così. Quell’uomo si chiamava Eduardo De Filippo. Il San Ferdinando fu inaugurato il 22 gennaio 1954 con l’opera Palummella zompa e vola. Eduardo cercò di salvaguardare la facciata settecentesca, realizzando all’interno un teatro tecnicamente all’avanguardia per farne una “casa” per l’attore e per il pubblico. De Filippo muore a Roma nel 1984, in suo onore, l’indirizzo del teatro San Ferdinando è stato modificato in Piazza Eduardo De Filippo n. 20.

Eduardo ne "Il Sindaco del Rione Sanità"
Dunque, il nostro itinerario sulle tracce dei sapori partenopei appartenenti alla cucina popolare, unito alla ricerca di locali storici di città, dove mangiare con pochi euro, magari riscoprendo pure antiche tradizioni andate perdute, continua… tranquilli! Non manca molto, si deve fare ora di pranzo, no?

Proprio alle spalle di Porta Capuana, vicino Piazza Enrico De Nicola, si trova la chiesa di Santa Caterina a Formiello, una delle chiese monumentali di Napoli, detta a formiello (dal latino ad formis, “presso i condotti; presso i canali”), in quanto nei suoi pressi penetrava in città l’antico acquedotto della Bolla – Carmignano.

Santa Caterina a Formiello
Da Piazza Enrico de Nicola, in direzione via Cesare Rosaroll, incrociamo Via San Giovanni a Carbonara, dove si trova l’omonima chiesa. San Giovanni a Carbonara, di epoca trecentesca, fu chiamata così poiché era destinata in epoca medievale a luogo di scarico dei rifiuti inceneriti.

la facciata di San Giovanni a Carbonara
Ci siamo quasi, pochi minuti e in teoria, arriveremmo a Porta Capuana, ma, ci tocca una fermata obbligatoria: il Borgo di Sant’Antonio Abate, per i napoletani ‘o buvero.

'O Buvero 'e Sant'Antonio, fantastico mercato rionale
Da Via S. Giovanni a Carbonara in un centinaio di metri, siamo nuovamente su Via Cesare Rosaroll, dopo mezzo chilometro ci troviamo davanti ad un indefinito palco di varia umanità, è via Sant’Antonio Abate, che collega Porta Capuana a Piazza Carlo III. Lungo la via troviamo la Chiesa di Tutti I Santi, realizzata nel XV secolo, grazie alle elemosine del popolo.

Via sant'Antonio Abate e la Chiesa di Tutti i Santi
Al “buvero” succede e si trova di tutto. Le voci degli ambulanti napoletani, anche se miste a quelle dei venditori magrebini e di altre etnie, sono un lontano ricordo, solo qualcuna sopravvive: “ tengo ‘e cumpagne voste, ’ cucuzziell, a’ capa ro purpoooo, ’o spassatiempo, ‘a scarola riccia, ‘e puparuole e aulive, ‘e  pallune allesse, ‘e friarielli ra Vollaaa …comunque, la vera risorsa napoletana di questa particolare forma espressiva della “voce” è proprio l’ambulante, perché, la precarietà della sua condizione ne fa un soggetto allo sbaraglio, che deve “catturare” i compratori, con la forza e la magia della propria “voce”. Oggi, ahimè,  non ha più vita facile , deve vedersela con le nuove tecnologie, altro che voci…

" 'e friarielli ra Vollaaaa"!
I napoletani si affezionano alle “voci”,  i venditori ambulanti passano ad uno ad uno e si riconoscono dalla voce, dalla cadenza:  una scala di note, un canonico repertorio di motivi, di voci strane, monche, ritmate, che, qui,  preannunciano l’inizio della giornata.  Oggi il borgo è un vicolo largo circa 5 metri e lungo circa un chilometro, sempre stracolmo di gente, dove si tiene ogni giorno un grande mercato all’aperto, con i prezzi più bassi (penso) della città, ma, non per questo con la merce più scadente, anzi. Ci si trova davvero di tutto, la contrattazione sul prezzo è una cosa usuale e attesa dai venditori: frutta, verdura, carne, pesce, pane, taralli, pizze fritte da consumare calde, salumi, latticini, legumi, baccalà, trippa (‘o pere ‘e musso), un misto di profumi unico al mondo.  Il Borgo è fortemente legato al culto di Sant’Antonio Abate da cui prende nome.
Il 17 Gennaio ricorre la festa del Santo, grandi fuochi vengono accesi al calar del sole nei quartieri popolari delle città; e così, intorno ai “fucarazzi”, comincia il ciclo carnevalesco, che si estingue soltanto tra la fine di Febbraio e l’inizio di Marzo. I  festeggiamenti avvenivano soprattutto nella zona intorno al borgo di Sant’Antonio Abate.

S'Antonio Abate, tradizionalmente affiancato dal "puorco"
Il 17 Gennaio, dalle prime luci dell’alba, in concomitanza della prima celebrazione, si assisteva ad una sorta di processione di persone intenzionate a far benedire se stesse e gli animali: cavalli da traino, somari, pecore, animali domestici e da cortile, conigli, cani, gatti, galline.  Il momento più suggestivo della festa era la sera. Le bancarelle si cimentavano nella vendita dei taralli, una sorta di ciambella di diversi gusti e dimensioni: grandi come una graffa, morbidi e più piccoli, duri, “nasprati” bianchi o al cioccolato.  Quelli più richiesti erano i bianchi, che uniti da un cordoncino formavano collane da mettere al collo degli animali prima della benedizione.

i taralli dolci con il naspro bianco tipici di Carnevale
In serata, dopo la celebrazione eucaristica, la statua d’oro di Sant’Antonio Abate, proveniente direttamente dal Duomo di Napoli, veniva fatta uscire dalla chiesa di Via Foria e portata in processione lungo le strade del quartiere. Al passaggio del simulacro, al grido di “menate, menate”, lanciato dalla moltitudine dei bambini, da ogni finestra venivano calati, nei canestri legati alle funi, tutti gli oggetti di legno che in casa non servivano più: mobili vecchi, sedie impagliate, tavoli in disuso e alberi di Natale ormai secchi . Nel frattempo, con quei materiali, nel quartiere Carlo III, si preparava una vampa di fuoco, detta ” ‘o cippo’” oppure ” ‘o fucarazzo.

'O Fucarazzo
Il falò, che rappresenta Carnevale, impagliato, vestito con un abito scuro, con un cappello in testa, la pipa sostituita a volte da una carota, era posto su un pezzo di legno (in genere l’anta di legno di un vecchio armadio) e in processione era pianto da tutti quelli che seguivano il feretro e, a gran voce, si gridava: “È muorto Carnevale”. Carnevale, poi, adagiato sulla pila di legna, veniva dato alle fiamme. Allora calava un gran silenzio, la zona s’illuminava, le fiamme facevano ombre sui muri dell’Orto Botanico e di palazzo Fuga. Si sentiva solo lo scoppiettio della legna che bruciava: tutti erano in silenzio ad osservare quel fuoco che cresceva, che riscaldava, in attesa del momento fatidico: lo scoppiettio dei petardi di cui era stato imbottito Carnevale. Solo allora la gente urlava dalla sorpresa e in quel momento la chiesa chiudeva e la gente tornava a casa. Intorno al falò rimanevano solo poche persone anziane in attesa che il fuoco smettesse di bruciare e offrisse loro legna calda per riscaldarsi e cenere per benedire la casa. Oggi le celebrazioni sono rare e sotto tono, si può tuttavia, avere la fortuna di assistere a riti ancora veri e sentiti, come nella zona alta di Pozzuoli, sulla collina di Cigliano, dove ogni anno viene allestito uno spettacolare fantoccio da incendiare.
Esaurite le storie del “Buvero”, si è fatta  finalmente ora di pranzo,

era ora, non se ne poteva più!
attraversiamo dunque Piazza San Francesco e lungo la parte bassa di Via Cesare Rosaroll, sulla sinistra al n. 65, troviamo l’osteria della famiglia Grossi, meta low cost, ma, soprattutto voce narrante della storia delle tradizioni veraci della mia città.

un altra "voce": è pronto 'o mangiààààà..............
Sapete, anche a Napoli può fare davvero freddo, soprattutto se spira libeccio o tramontana. Mentre tanti anni fa, Annarella ‘a Tavernara vendeva per strada anche il soffritto,

Annarella 'a tavernara
oggi ci è rimasto, se pur difficile da reperire, “’o broro ‘e purpo”, un toccasana naturale contro le intemperie. Provate a cercarlo presso gli acquafrescai della zona, “sottobanco”, (grazie alle norme HACCP), bolle un gran pentolone con acqua abbondante, un grosso polipo, sale e peperoncino, il prezzo è minimo e con una piccola aggiunta vi regalano pure la tazza.

'o broro 'e purpo di una volta
Qualcuno però non ci sta, ok per le regole sanitarie, ma, “’o broro ‘e purp”non può scomparire. Parlo di Mattia Grossi, nipote di quel Mattia Grossi del dopo guerra detto “ ‘O Luciano ‘e Porta Capuana”, di suo figlio Luigi, e delle ultime due generazioni, Mattia figlio di Luigi e suo figlio, con lo stesso nome del nonno, appunto Luigi, oggi studente all’alberghiero e apprendista dietro papà Mattia. Insomma per farvela breve,  scusate la confusione, quattro generazioni di osti e purpaiuoli. Con loro, mamma Titta, cuoca in casa e in trattoria.

le ultime generazioni, al centro con il cappello Nonno Luigi, a sx suo figlio Mattia e a dx il nipote Luigi con i cugini
Quando sono entrata ho pensato alla semplice osteria, magari ex mescita di vino, con cucina di mare e di terra. Mi guardo intorno e capisco che qui c’è qualcosa di diverso, al muro ci sono tante foto di banchi ambulanti di pescivendoli e purpaiuoli.

le testimonianze del mestiere di famiglia
Mattia junior comincia il racconto. Questo locale è stato per decenni una trattoria conosciuta in tutta Napoli “Corrado”, un omone dal quale si mangiava la migliore zuppa di cozze di Napoli e, naturalmente, ‘o broro ‘e purpo. All’inizio degli anni ‘90 Corrado chiude, le origini si perdono, passando attraverso diverse gestioni, fino alla metà del 2010, quando Mattia Grossi, nato e cresciuto in zona decide di portare avanti la tradizione di famiglia di “pisciavinnuli’, purpaiuoli e acquafrescai”, aprendo una vera e propria trattoria, dove “broro ‘e purpo”, “purpo alless’ co’ ‘o ‘rruss” (polpo bollito condito con olio piccante), “pignatiello alla luciana” e zuppa di cozze fossero protagonisti del locale, insieme alla più tradizionale cucina napoletana.

'o purpo co 'o 'rruss
A metà del 2010, Titta, la moglie di Mattia, da brava cuoca di famiglia, si è ritrovata “ostessa” ai fornelli della trattoria. Insieme a lei e Mattia, naturalmente dopo la scuola, il figlio più grande Luigi, stessi occhi da scugnizzo del padre e tanta voglia di crescere e di imparare.

Titta Grossi dalla cucina di casa ai fornelli della trattoria
Il locale è davvero carino, semplice e solare. Tutto in legno, giallo per tovaglie di carta e tende, tante foto, acquerelli con scene di pescatori, vecchie bottiglie di vino, ereditate dalle precedenti gestioni, in mostra sugli scaffali e, ovunque, “cuorni” porta fortuna.

la sala
In tutto una decina di tavoli, in fondo, la cucina con divieto d’ingresso, norme HACCP in bella vista ed il banco dei contorni. Titta è in divisa con tanto di cappello bianco. Le ricette sono quelle di sempre, c’è un menù del giorno di base, poi è tutto espresso, nel vero senso della parola, ovvero, se il cliente chiede salsicce alla brace, Mattia va dal macellaio a comprarle, se pasta e patate non è nel menù del giorno, Titta è pronta a prepararla, sempre che il cliente abbia tempo, altrimenti ci si attiene al nome della trattoria…” è pronto ‘o mmangià” ( è pronto il pranzo, il piatto è in tavola). Le materie prime sono di prima qualità, mi dice Titta – io cucino le stesse cose, nello stesso modo come se lo facessi per i miei figli-Ecco allora i migliori salumi e formaggi di un amico artigiano a Villaricca,

salumi e provola di prima qualità
provola e fiordilatte dal mercato di Porta Nolana, il pane dal forno a legna di un amico in zona, la pasta di Gragnano, le freselle per zuppa di cozze sono quelle del “fresellaro”, la frutta e la verdura dal teatro, oops, mercato, del “Buvero”, il vino sfuso da uno dei più affidabili rivenditori di città. L’acqua minerale, piuttosto che nella triste bottiglia di plastica, viene servita in caraffe di vetro.

il pane del Borgo
Come in  tutte le trattorie napoletane, il servizio d’asporto del cucinato è un must. Le telefonate arrivano dagli uffici, da Castel Capuano e persino…dagli ambulanti “int’ ‘o buvero”, come “l’acquaiuolo e il baccalaiuolo”. L’asporto include anche la “marenna” con il cucinato, ovvero un bel pezzo di pane farcito a richiesta, con salsicce e friarielli, polpette, provola, etc. Luigi junior, casco in testa, arriva in pochi minuti a destinazione. Passiamo ai piatti, naturalmente si comincia dal “broro ‘e purpo” e dalla zuppa ‘e cozze”.

'a zuppa 'e cozze
In una grossa pentola che fuma in continuazione, si fanno cuocere in abbondante acqua, i polpi più grossi, qualche cucchiaio di olio d’oliva, abbondante peperoncino e sale. Il brodo si beve sorseggiandolo da un bicchierino nel quale è contenuta anche una “ranfetella” (tentacolo) del polpo, oppure versandolo su un tozzo di pane raffermo. Corrado, mi racconta Mattia, faceva una cosa speciale: prendeva un “cozzetto” di pane cafone, toglieva tutta la mollica, metteva dentro le “ranfetelle” di ‘purpo e ‘o broro” bollente e ritappava con la mollica, che profumo, la settima meraviglia del mondo e nell’aria si sentiva la voce che molti napoletani sanno a memoria:
La vera zuppa di cozze, senza presunzione, continua Mattia, si mangia qua e in pochissimi altri posti a Napoli. La ricetta: cozze solo nostrane di stagione, fresella, polpo, olio piccante (‘o ‘rruss) e “maruzze” (lumache) di terra

le maruzze di terra
che si acquistano ovviamente al “buvero”. Le maruzze sono diverse a seconda delle stagioni e si servono a parte con l’olio piccante. La proverbiale ironia napoletana ha coniato nel tempo diversi proverbi con l’uso della parola maruzza: “Tenghe ‘e maruzzielle d’ ‘a festa, ca so’ meglie d’ ‘e cunfiette”( ho le lumachine della festa, che sono meglio dei confetti). Come significato traslato, “‘A Maruzza “ è sinonimo di vigliaccheria, ed anche di meraviglia e di un senso di paura fuori luogo, come nel detto : “Me pare Pulecenella spaventate d’ ‘e maruzze”, (SembraPulcinella spaventato nel vedere le lumache) quando sta ad indicare un marito fatto becco dalla moglie si dice: “Tene cchiù corna ‘e ‘nu cato ‘e maruzze” ( ha più corna di un secchio di maruzze). Riepilogando, ecco il menù di Titta e Mattia: antipasti di mare come sopra, oltre a frutti di mare cotti e crudi. Piatto misto di prosciutto crudo, pancetta tesa e provola. Ancora bruschette, zeppoline di mare con alghe vere e impasto di Titta. I primi di mare sono quelli tradizionali, spaghetti a vongole, ai frutti di mare e allo scoglio. I primi piatti quotidiani ci sono tutti. Pasta e cavoli, le paste con i legumi, pasta e zucca, pasta e patate con la provola, pasta al pomodoro,

Rigatoni alla puttanesca
all’arrabbiata, o, alla puttanesca e poi quelli di lusso, genovese, ragù e bolognese.

la "scarpetta" è d'obbligo:)
I secondi di pesce dipendono da nonno Luigi e dal pescato del giorno: calamari, gamberoni, saraghi, orate, spigole, frittura di paranza e alici. Anche la carne segue la tradizione, allora, polpette fritte e al ragù, salsicce, cotolette, bistecca alla griglia, scaloppine al vino o, al limone.

polpette fritte con ragù e friarielli "arraggiati ra Volla" (comune in periferia di Napoli)
Oppure, provola, mozzarella, fiordilatte e una discreta scelta di formaggi. Per i contorni c’è solo da scegliere tra le tante fresche verdure del Borgo. Friarielli, peperoni, melanzane, carciofi, carote, zucchine, funghi, patate solo al forno, e insalate miste o di pomodori. I dolci sono fatti da Titta: caprese, pastiera e babà. La frutta arriva fresca, fresca dal mercato. Si respira un’aria serena d’altri tempi da Titta e Mattia: “ simm’ cresciute ‘mmiez ‘a via” mi dice Titta, la gente la sappiamo riconoscere e sappiamo averci a che fare.” Soprattutto, aggiungo io, questi “sposini” da più di vent’anni, si divertono, sono uniti in un progetto comune che coinvolge anche i figli: conservare la sana e tradizionale cucina napoletana, senza grilli per la testa: l’insegna fuori del locale recita” ‘da noi è semp’ pront ‘o ‘mmangià”.
Il conto batte tutti i record del low cost: primo, secondo, contorno e vino della casa…€ 6,00, se aggiungiamo antipasto, secondo di pesce e dessert arriviamo a 12 euro. La colazione da asporto costa 3,00 euro. Acqua minerale, pane e coperto non si pagano.

'o cunto low cost
Sono gratis anche i racconti di Mattia, i ricordi di quando, da bambino, andava al doposcuola nella torre e riusciva a vedere dalla finestra il chiosco di papà Luigi che raggiungeva subito dopo, spesso fino a tarda notte, quando, d’inverno, “s’appicciava ‘a lampa, pe’ se scarfà”. Oppure quando la mattina andando a scuola da dove abitava, “mmiez ‘O San Ferdinando”, diretto a Vico Lepri nella zona dei Ventaglieri, da un balcone un signore, fumando una sigaretta, gli diceva: “uagliù, jate a scola, nun facite tarde, dovete andare a scuola”. Quel signore era Eduardo de Filippo, affacciato al terrazzo della sua casa – teatro.

"Uagliù (ragazzi) nun facite tarde, jate a scola" . Dovete andare a scuola
N.b. La ricerca del mangiare low cost a Napoli spesso coincide con racconti di una città che sta scomparendo. Passaggi e ricordi che possono sembrare idilliaci sono, invece, profondamente consapevoli del marcio che si consuma in strade e vicoli, ma, non sempre è bene piangersi addosso ed esaltare i lati negativi…altrimenti dovremmo ascoltare Eduardo: fuitevenne ‘a Napule”. Noi non scappiamo, vogliamo bene a questa città, nonostante tutto.
di Giulia Cannada Bartoli

mercoledì 12 gennaio 2011

Napoli, Il circolo Nautico Savoia diventa Prosecco Free


Pippo Dalla Vecchia da oltre vent'anni Presidente del Royal Savoia Yachting Club a Napoli
Da anni combatto perchè nei locali campani quando si chiede una bollicina per aperitivo non si riceva l’automatica risposta:”un prosecchino”?
Nulla da togliere al blasonato docg, ma la Campania ha almeno 5 vitigni a bacca bianca che sono un’ottima base spumante, a partire dallo storico Asprinio d’Aversa. Ebbene,ospite del Presidente del Circolo Savoia a Napoli, all’aperitivo serveo un’ottimo Fiano Spumante, dell’azienda Montesole,  in arrivo Asprinio d’Aversa  che è terminato,  e Falnghina Spumante di Astroni.
Al mio sguardo sorpreso, il Presidente mi risponde:  sono anni che qui si valorizano i vini campani,  quindi anche le bollicine.  Evviva!
no, grazzie assaie :)

DA GIOVEDI' RIPARTE GARANTITO IGP SUI BLOG WINESURF, LUCIANOPIGNATARO, LAVINIUM E ALTA FEDELTA'


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Il vino e il cibo secondo Roberto Giuliani, Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Stefano Tesi
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“Da giovedì 13 gennaio parte la nuova stagione di Garantito IGP, la rubrica di vino, cibo, ristoranti e tutto quanto fa enogastronomia di qualità scritta e pubblicata in contemporanea da "I Giovani Promettenti”.
I giornalisti Roberto Giuliani, Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Stefano Tesi. Sui loro giornali on line (rispettivamente Winesurf, Wineblog, Lavinium ed Alta fedeltà) pubblicheranno ogni giovedì, un articolo su un vino, un prodotto, un locale che a loro è piaciuto. Garantire la qualità e fare gruppo in un settore che soffre di una grande frammentazione è lo scopo dei quattro giornalisti che sperano di allargare il gruppo ad altri colleghi “giovani e meno giovani”.

lunedì 3 gennaio 2011

Regali non banali: Il grande gioco del vino


3 gennaio 2011
Natale 2010,  ricevo un bel pacco, bella carta, fiocco bianco tanto di pignetta natalizia, forma quadrata, difficile indovinare, non è un libro, troppo grande. Vestaglia? Solita scatola di profumeria con creme e cremine?
il pacco sospetto...
L’unico modo per vincere la curiosità è scartocciare, scoppio a ridere:
woooow!!!
Il grande gioco del vino. Sei un vero intenditore? Scoprilo con i tuoi amici. Apro la scatola e continuo a ridere, penso “ vabbè, sarà la solita scemenza tipo Monopoli, figurati che se ne fa un Degustatore Ufficiale Ais come me , pfiuu!”:)))
lo apro, ecco il cartellone, sembra divertente...
Comincio a montarlo, spiegazioni alla mano, comincio a rendermi conto che non è proprio una sciocchezza, può diventare un’esperienza ludica, battaglia all’ultimo sangue, tra vitigni, sommelier, aromi, cantine e tutto ciò che ruota attorno al mondo del vino. Si gioca in due o quattro, ma si possono fare anche 4 squadre e giocare in più persone.
giocatori al nastro di sbornia... oops! partenza:)
A ciascun giocatore o, squadra viene assegnato un segnaposto ( giallo, verde, blu, rosso)  a forma di bicchiere. Tutti alla casella di partenza al colore corrispondente. Al centro del tabellone, uno spinner. Ogni giocatore ha diritto di scegliere 8 segnalini coperti corrispondenti ad altrettanti aromi del vino, quelli che restano vanno a formare la Riserva Comune; ad ogni “avvinazzato” viene assegnata anche una carta “passaporto”.
lo spinner o ruota della sobrietà:)
Ci sono due mazzi di carte: DOMANDE e VINO.
esempio di una carta domanda , si risponde a seconda del colore dove ci si trova. ce ne sono anche di più difficili:)
Le Carte Domanda contengono quattro domande corrispondenti ai 4 colori del tabellone, gli argomenti sono mischiati, bisogna rispondere alla domanda del colore corrispondente alla casella in cui ci si trova. Le carte Vino invece rappresentano sul dorso i vini italiani ed alcuni prestigiosi vini francesi, sul retro la descrizione dei principali aromi,
il retro di una carta vino... è del sud...E'APERTA LA SFIDA, DI CHE SI TRATTA? AL VINCITORE, PRIMO IN ORDINE DI TEMPO CON COMMENTO SUL BLOG, UNA BOTTIGLIA DEL VINO IN QUESTIONE:
corrispondente ai segnalini assegnati all’inizio, che verranno usati quando si arriva sulla casella DEGUSTAZIONE. Si gioca a turni: se per esempio il giocatore che inizia si trova sulla casella gialla, deve rispondere alla domanda contrassegnata sulla carta con il colore giallo, se il giocatore finisce sulla casella CANTINA , avviene LA DEGUSTAZIONE ( di cui parleremo dopo).
la botte indica la cantina, scatta la gara degustazione
In caso di risposta errata, il giocatore di turno resta fermo e si passa al giocatore successivo, in caso di risposta esatta, il giocatore fa ruotare la freccia posizionata sullo spinner al centro del cartellone: a seconda del risultato il giocatore può: avanzare di 1, 2, 3, 4 caselle, se invece del numero, lo spicchio  del cartellone contiene la parola SFIDA, il concorrente deve sfidare un avversario a scelta,
ohi ohi, la sfida...
prendendo una carta dal mazzo delle Domande, chiede allo sfidato se per es. accetta la domanda di colore rosso, questi puo’ accettare o rifiutare fino all’ ultima alternativa, la fase del cambio di domanda è molto divertente perché si entra nel campo del tipo di ragionamento che lo sfidante fa nella scelta del colore della domanda, cioè se parte dalla più difficile, banale, etc. Se lo sfidato indovina, può pescare due segnalini – aromi dalla riserva comune, se sbaglia i segnalini toccano allo sfidante.
esempio di domande per la sfida
Ed eccoci alla fatidica  GARA DI DEGUSTAZIONE, quando il segnaposto di uno dei concorrenti finisce sulla casella CANTINA  scatta la degustazione: la gara verte sul vino indicato sulla carta vino in cima al mazzo. Senza guardare il retro della carta, ciascun concorrente scommette da uno a tre segnalini – aromi in suo possesso.
segnalini di aromi
Si scopre la carta e si leggono gli aromi , per ogni aroma indovinato, il giocatore avanza di due caselle e i segnalini restano in mano  a lui. Quelli non indovinati vengono rimessi coperti nella riserva Comune. Chi non indovina neanche un aroma retrocede di una casella. Se il giocatore di turno pensa di non possedere alcun aroma corrispondente a quel vino, può utilizzare la carta passaporto,
la carta passaporto
se effettivamente  gli aromi che ha in mano non sono presenti, avanza di una casella, altrimenti perde la carta passaporto. N.B. le carte degli aromi non tengono conto delle unicità degli stessi vini nati in cantine diverse, perciò, se i concorrenti hanno in casa vere bottiglie con etichette che riportano informazioni aggiuntive, o diverse da quelle delle carte, queste sono altrettanto valide ai fini della risposta esatta.
l'ufficiale a cavallo con sciabola e bottiglia
Inoltre, sul cartellone c’è una zona del’UFFICIALE CON LA SCIABOLA, se per effetto di una domanda esatta, la freccetta si ferma in una delle caselle presenti in questa fascia, il giocatore viene attaccato dall’Ufficiale armato di sciabola e di una bottiglia di vino e retrocede di quattro caselle (patapunfete:). In un altra fascia del cartellone c’ è LO SPICCHIO UBRIACO, quando la freccetta si ferma in questa zona il giocatore resta fermo per un turno.
lo spicchio ubriaco...hic:)
IL DOMANDONE
Quando un giocatore raggiunge l’ultima casella ha diritto a rispondere al domandone, deve cioè rispondere a tutte le  domande della carta pescata con i seguenti risultati:
-         Tutte risposte giuste, è un vero intenditore , ha vinto la partita
ecco, qui anche qualche esperto potrebbe cadere...
-         Tre giuste su quattro , rimane fermo e aspetta un altro turno per rispondere nuovamente  al domandone
-         Due risposte giuste il concorrente retrocede alla cantina precedente e si riparte quindi con una degustazione o si decide di terminare il gioco, in entrambi i casi si stappa una gran bottiglia di vino!
d'oltralpe per non far torto a nessuno:)
c’è poi una variante alla quale avrei pensato io  da fare tra noi amicie bloggers alla prima occasione:
VARIANTE CON L’ETILOMETRO… all’inizio del gioco, in base al numero dei partecipanti si mettono a centro tavola alcune bottiglie aperte, altre chiuse che serviranno  poi da premi  e, ovviamente, bicchieri da degustazione:
ecco le varianti :
1)     alla casella DEGUSTAZIONE, chi vince decide quale vino far bere a chi perde in base al   corrispondente numero di segnalini che deve riporre nella riserva comune, ogni segnalino = un bicchiere, per ogni bicchiere il perdente deve eseguire la degustazione, se sbaglia ricomincia da capo;
2)     all’arrivo nella fascia SFIDA, se lo sfidato risponde male, beve due bicchieri del vino scelto dallo sfidante ed eseguirne la degustazione, se sbaglia idem come sopra
3)     se poi si  incontra l’ufficiale con la sciabola, chi retrocede deve bere quattro bicchieri di vino a scelta della maggioranza dei giocatori  ed esibirsi nella degustazione, se sbaglia ricomincia;
4)     chi arriva allo spicchio ubriaco, deve bere e fare la degustazione di  un bicchiere a scelta della maggioranza, se sbaglia, ripete;
5)     al domandone, se il concorrente indovina tutte le domande ha diritto di scegliere ad occhi aperti una tra le bottiglie del bottino premi e decidere di farne condurre la degustazione ad uno dei concorrenti ; se ne indovina tre, riceve una bottiglia scelta alla cieca ed esegue  la degustazione alla cieca;  se ne indovina due, beve due bicchieri e torna alla cantina precedente e ricomincia con un’altra degustazione!
REGOLE:
- sono ammessi solo giocatori maggiorenni
-         all’inizio del gioco uno dei giocatori a sorte sarà esentato dal bere
-         porre al centro tavola un vassoio con snack vari per aiutare lo stomaco…
-         la dose del bicchiere è quella usuale da degustazione
-         accertarsi che i padroni di casa abbiano divani , poltrone e tappeti sufficienti per chi non sarà in grado di deambulare e locali adatti ad ospitare eventuali ospiti colpiti da attacchi improvvisi:)
DIVERTITEVI , BUON ANNO! Ah! ATTENTI A NON FINIRE COSI’…:))
ATTENZIONE: ATTRAVERSAMENTO UBRIACHI:))
a parte ogni giocoso scherzo questo per noi è il vino , ascoltate…
Di Giulia Cannada Bartoli
info  on line qui

GUIDA SLOW WINE 2011 presentazione della nuova guida Slow Food e riflessioni sulle annate '04, '05, '06 del Taurasi di vigna.





GUIDA SLOW WINE 2011
presentazione della nuova guida Slow Food
e riflessioni sulle annate '04, '05, '06 del Taurasi di vigna.

Sabato 15 Gennaio 2011
Enoteca Regionale dei Vini d'Irpinia - CASTELLO MARCHIONALE – TAURASI



Ore 18.00: Presentazione della guida Slow Wine 2011
Saluti:
Antonio Buono                    Sindaco del Comune di Taurasi
Antonio Tranfaglia               Presidente Pro Loco
Franco Archidiacono             Fiduciario Slow Food
Alessandro Barletta              Responsabile Slow Food Taurasi e Valle del Calore
Carmela Cerrone                 Delegata AIS Avellino
Interventi:
Marco Starace                     Consigliere Nazionale AIS
Luciano Pignataro                Responsabile Campania Guida Slow Wine
Gaetano Pascale                  Presidente Slow Food Campania
Coordina:
                    Annibale Discepolo              Giornalista de “IL MATTINO”

Ore 19.00/22,30: Banco d’assaggio dei vini delle seguenti cantine presenti in guida
Antonio Caggiano, Salvatore Molettieri, Luigi Tecce, I Capitani, Antico Borgo, Cantina Giardino, Boccella, Michele Perillo, Pasqualino Di Prisco, Rocca del Principe, Colli di Lapio, Quintodecimo, Il Cancelliere, Donna Chiara, Mier Vini, La Molara, Tenuta Cavalier Pepe, Antico Castello, Contrade di Taurasi, Feudi di San Gregorio
Ingresso+bicchiere 10 euro
Ingresso+bicchiere+guida 20 euro

Ore 20.30: Degustazione guidata con Monica Piscitelli, Oto Tortorella, Antonio Caggiano e Salvatore Molettieri a cura di Luciano Pignataro

“Riflessioni sul Taurasi di vigna, a confronto le annate2004,2005, 2006
 Vigna Cinque Querce di Salvatore Molettieri
Vigna Macchia dei Goti di Antonio Caggiano

in abbinamento: le carni di Mario Carrabs e gli assaggi del soffritto di maiale tradizionale preparato dalle comunità del cibo partecipanti alla “Disfida del Soffritto 2011” in programma ad Ariano Irpino il 5 e 6 marzo 2011.
Massimo 30 partecipanti, costo 25 euro. E' gradita la prenotazione.

Durante la manifestazione, previa prenotazione:
Visita guidata del percorso sensoriale TAU
Visita alla Cantinella degli Amici di Marciano

Manifestazione organizzata in collaborazione con: Comune di Taurasi, Pro Loco di Taurasi, AIS Delegazione di Avellino

Per informazioni e prenotazioni Alessandro Barletta - 3385234241