giovedì 4 agosto 2011

La morte di Francesco Arrigoni: il ricordo di Carlo Macchi




Improvvisamente ieri è venuto a mancare a soli 52 anni il collega Francesco Arrigoni. Abbiamo voluto ricordarlo con questo articolo del suo amico Carlo Macchi insieme a Roberto Giuliani, Stefano Tesi e Kyle Phyllips.
La salma sarà esposta dal pomeriggio nella cappella di San Bernardino a Villa D’Adda (Bergamo). I funerali si svolgeranno domani alle 15.

In segno di lutto questo blog oggi sospende l’attività.
di Carlo Macchi
La morte di Francesco Arrigoni è un duro colpo per chi, come noi, ha vissuto la nascita e la crescita del giornalismo enogastronomico italiano. Tutti sapevano chi era, tutti conoscevano  la sua storia che l’aveva visto prima con Veronelli, poi al Gambero Rosso, poi free lance sempre richiesto ma rigorosamente distante dai lustrini di quel mondo che aveva aiutato a crescere.
Pochi potevano dire di essergli amici e a me piace pensare che, se le nostre strade si fossero incrociate più spesso, forse potevamo diventarlo. Penso comunque di averlo conosciuto abbastanza per potere, anche a nome dei miei amici Kyle, Luciano, Roberto e Stefano, ricordarlo.
Non era facile entrare in confidenza con Francesco Arrigoni. Quello che molti definivano caratteraccio e che io ho sempre visto come ritrosa timidezza, lo portavano ad inquadrare le esternazioni di amicizia come preludi a possibili fregature e quindi a glissare più o meno elegantemente.
Gli ero simpatico forse perché, intuendo il personaggio, avevo aspettato che fosse lui ad avvicinarsi. Non lo avevo forzato, solo aspettato. Mi ricordo quando, dopo una manifestazione in cui era rimasto molto sulle sue, mi chiese di dargli una mano ad organizzare una cosa per i vini altoatesini a Firenze. Non dico che rimasi a bocca aperta ma quasi. “L’orso” Arrigoni che si avvicina per chiederti una mano? Una mano professionale, sia ben chiaro. La conoscenza e l’amicizia sono venute, forse,  dopo.
In questo ci ha aiutato molto amare la montagna, anche se in maniera diversa. Lui preferendola da camminare, io da sciare. Purtroppo il suo amore per la montagna gli è stato fatale e adesso non posso non ricordarlo se non col suo passetto svelto e sicuro attraversare abetaie e salire crinali. Non gli stessi crinali che l’hanno visto per l’ultima volta vivo, ma quelli  dell’Alto Adige, da lui molto amati.
Francesco Arrigoni era (quanto è brutto e duro usare forme passate) un uomo che amava il suo lavoro, amava farlo bene e soprattutto sopportava poco chi lo faceva senza la cura e l’attenzione per lui fondamentali. Purtroppo  lo faceva anche capire chiaramente, da qui la favola del suo “caratteraccio”. Per me una vera favola perché tutte le volte che l’ho incontrato e visto all’opera ho solo registrato una persona estremamente educata, al limite della timidezza. Timidezza che traspariva solo se la discussione non si animava su tematiche a lui care. Anche in quel caso però mai sentito una parola fuori posto, mai niente di più che educato, anche se fermo e, al limite,  tagliente.
Insomma, Francesco Arrigoni  era una di quelle persone da cui sapevi perfettamente cosa aspettarti, nel bene e nel male. L’unica cosa che non ti saresti mai aspettato era di doverne parlare dopo la sua morte.
Questo, Francesco, è stato un colpo  veramente basso e da te non ce lo saremmo mai aspettati. Sprizzavi vita da tutti i pori, come poco più di un mese fa in Alto Adige, quando commentavi la situazione politica italiana con chiarezza “Lumbard”, auspicando però un deciso cambio di rotta di Bossi e compagnia. Purtroppo la rotta l’hai invertita tu, andando verso luoghi oscuri.
Che la terra ti sia leggera e che i venti di montagna passino a trovarti.
Ciao Francesco

Nessun commento:

Posta un commento