giovedì 31 marzo 2022

Napoli, 7 aprile: la storia della pizza napoletana si racconta da Carmnella con Slow Food Condotta di Napoli

 

La Margherita

La storia della pizza napoletana la si prova da Carmnella nel rione delle Case Nuove realizzato, dopo l'epidemia di colera, con la legge sul Risanamento. Qui, una donna coraggiosa, Carmela, per tutti "Carmnella" aprì nel 1892, un locale di cucina e pizza, questa è la data riportata sull'autorizzazione al commercio necessaria in quegli anni, esposta in bellavista. Nel 1963 - io stavo nascendo :) -  Carmnella divenne tanto famosa, da ricevere il Diploma di Benemerenza dalla Camera di Commercio di Napoli per i 71 anni di attività. Carmnella è ormai un'istituzione e non solo a Napoli: sia per i piatti storici della cucina della tradizione ,come la genovese, " 'o ruot 'o furn^, le melanzane a scarpone e potrei continuare... tanto per la pizza, per la quale Vincenzo Esposito è ormai nel gotha dei pizzaioli napoletani e non solo. A ragione dunque, la storia e l'evoluzione della pizza napoletana devono partire da qui! Il locale, giovedì 7 aprile alle 20,00, ospita, con Slow Food Napoli, una serata -  racconto attraverso l'assaggio che parte dalle pizze storiche della tradizione, per arrivare alla pizza contemporanea. Siamo sotto Pasqua e dunque l'antipasto è d'obbligo..." Carcioffole 'ndurate e fritte!"



Dove: Pizzeria Carmnella: via Marino Cristoforo, 22  80142 Napoli.081 5537425

Prenotazioni : 320. 6583705 o prenotazioni@slowfoodnapoli.it

Quanto: €15.00 Soci Slow Food - è possibile associarsi al momento
€20,00 non soci,


lunedì 21 marzo 2022

Maddaloni, 22 - 24 marzo, al nastro di partenza le selezioni Centro - Sud di Emergente Pizza e Emergente Sala

 

Da qualche anno  anche Caserta è diventata un polo importante per  la pizza napoletana, oltre ad essere anche molto cresciuta per la ristorazione in generale.  Per questa ragione gli ormai collaudati format Emergente Pizza e Emergente Sala di Luigi Cremona e Lorenza Vitali di Witaly, si svolgeranno per la prima volta nel casertano con la Selezione Centro Sud. 

EMERGENTE è una serie di gare dedicata ai vari settori della ristorazione e ospitalità, comprende oltre ad Emergente Pizza e Sala anche Emergente Chef, Emergente Pastry e Emergente Ricevimento.

Il luogo  dove si svolgerà l'evento è molto particolare e significativo: il  Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, che ospita un Istituto Alberghiero, diversi  Istituti tecnici e Centri di Formazione Professionale, un Polo Aerospazio e di Alta Formazione Aeronautica, un Polo Congressi e un Polo Universitario.



Qui, martedì 22 marzo e mercoledì 23 marzo si svolgerà Emergente Pizza.  I concorrenti in garaAndrea Arcuti pizzeria Araknos di Aradeo (LE); Diego Caiazzo pizzeria Capriccio di Monsano (AV); Luigi Gentile pizzeria Cirasella di Monopoli (BA); Antonio Matera pizzeria Virgo Esperienza in Purezza di Andria (BT); Milena Natale pizzeria Verdevasinicola di Battipaglia (SA); Nicholas Pardini pizzeria Apogeo di Pietrasanta (LU); Daniele Grella di Pizzeria Riccardone a Sparanise (CE), Davide Sardina di Pizzeria Lionello di Succivo (CE); Emilio Taglialatela pizzeria Margherì di Mondragone (CE); Vincenzo Valla pizzeria Il Mago degli Arrosti di Riardo (CE); Luca Vessecchia della pizzeria Seu Illuminati di Roma.

Le prove scelte sono impegnative: la prima,  martedì 22 marzo dalle 14.00  i candidati dovranno cimentarsi con la pizza “margherita” che proporranno, dopo aver preparato lavorato a mano un impasto che verrà utilizzato il giorno seguente per  la prova pizza contemporanea con topping libero. La sera del 22 marzo dalle 19.00 in poi  ci sarà  un’ informale, quanto conviviale,  Festa della Pizza Ca, con alcuni dei migliori pizzaioli della città e dintorni e molti protagonisti di tutto il mondo pizza del centro - sud che incontreranno questi giovani talenti. Hanno aderito: Francesco Martucci, Sasà Martucci, Simone De Gregorio, Salvatore Lionello, Michele Martorano, Otello Schiavon, Giovanni Russo, Raffaele Cavalieri e Giacomo Garau. il 23 mattina ci sarà la prova della pizza creativa e a seguire la premiazione. Non ci sarà un vincitore, infatti,  i primi tre classificati  avranno accesso alla finale insieme con gli altri tre finalisti della selezione Nord già effettuata. Il 23 sera dalle 19,00 parte Emergente Sala.

Il servizio di sala nella ristorazione e negli alberghi è forse la problematica più importante che il settore deve affrontare. La situazione era già critica prima della pandemia, oggi è sicuramente peggiorata. Emergente Sala nella sua breve, ma già significativa, storia, cerca di colmare il gap di visibilità, orgoglio di appartenenza, partecipazione mediatica che la sala e i camerieri scontano, rispetto al consolidato successo della cucina e dei cuochi.

Si tratta  dell’unico evento attualmente realizzato in Italia nel settore. La competizione della Sala prevede  due prove: la sera del 23 marzo la prova pratica, presso il Casale Rosamelia in via Ficucella 192/2, 81024, Maddaloni (CE) dove i concorrenti serviranno gli ospiti con una serie di prodotti tipici. La cena sarà coordinata dallo Chef Luigi Di Lorenzo della “ Pasticceria Lombardi di Maddaloni”, mentre gli chef della Scuola Dolce e Salato, cureranno i corner  tematici.  I dolci saranno, invece a cura dei pasticceri campani Aniello Di Caprio, Biagio Martinelli e Pasquale Marigliano. Ospite d'Onore sarà il Maestro Franco Pepe di Pepe in Grani a Caiazzo - Ce.

La mattina del 24 marzo seguiranno la prova orale, la premiazione, ed il brindisi di chiusura evento  Questi i concorrenti in gara:

Andrea Bianchini de L’Arcade* a Porto San Giorgio (FM); Renato Bifulco di Caracol* Bacoli (NA);Ion Chelici del Nostrano* a Pesaro; Stefano Herrera Balgos di Zia restaurant* a Roma; Oliviero Fiato de La Trota** a Rivodutri (RI); Livia Luciani di Enoteca La Torre*di Villa Laetitia a Roma; Nicolina Luisa La Peruta di My Secret a Napoli; Simone Monzillo di Le Trabe* a Capaccio (SA); Ivan Polucci Sabbioni di Zass* presso Hotel San Pietro di Positano; Michele Pugliese del Mantineo di Capovaticano Resort a Ricadi (VV); Gabriele Sonnessa di Agriturismo La Villa di Melfi (PZ); Giorgio Zoccolella di Michelasso a Napoli e Salvatore Matarazzo  di John Restaurant , Afragola (NA). I primi tre a pari merito saranno ammessi alla Finale con i tre finalisti della selezione Nord già effettuata. L’ultimo vincitore di Emergente Sala è stata Jessica Rocchi.

Qui il link alle FOTO delle precedenti edizioni.

 

Info:  346 6160972   eventi@witaly.it   

Lorenza Vitali cell.  347 3023607 

 ufficiostampa@witaly.it           

 


 

lunedì 17 gennaio 2022

CONSULTA NAZIONALE PER L’AGRICOLTURA E TURISMO, 17 GENNAIO SI CELEBRA SANT’ANTONIO ABATE (SANT’ANTUONO) SANTO PROTETTORE DEI FORNAI PIZZAIUOLI GIORNATA MONDIALE DELLA PIZZA

 



Lopa:Questa giornata sancisce in maniera forte che la valorizzazione delle metodiche di lavorazione dei nostri pizzaiuoli rappresenta un valore indiscutibile del prodotto, sintesi della dieta mediterranea. Oggi ancor di più bisogna ribadire l’unione e l’aggregazione di tutti i componenti del comparto  pizza per far si che la pizzeria del territorio campano diventi non solo presidio di cultura enogastronomica ma anche di  legalità e con il calore dei nostri forni sconfiggere la crisi economica e sanitaria da pandemia covid-19. Noi come sempre ci mettiamo la faccia a fianco dei nostri pizzaiuoli.

 Una tradizione delle antiche famiglie delle pizzerie napoletane che, fino al 1924-1925, ogni 17 gennaio facevano mezza giornata di lavoro e poi se ne andavano tutti in gita fuori porta in un ristorante che era a Capodimonte, Colli Aminei, e lì festeggiavano Sant’Antuono accendendo un falò. Per l’occasione le pizzerie aderenti proporranno una Pizza speciale a un prezzo consigliato ed è stato istituito un premio per l’impegno per la promozione e la diffusione dell’arte internazionale del pizzaiuolo napoletano. Si celebra Sant’Antonio Abate, protettore dei fornai e dei pizzaioli ( ma anche di tutti gli animali)  la Giornata mondiale della pizza, uno dei piatti simbolo della gastronomia italiana, sintesi della Dieta Mediterranea, marchio comunitario STG (specialità tradizionale garantita) e anche patrimonio dell’Unesco con l’arte dei pizzaiuoli napoletani tra i patrimoni immateriali dell’umanità. La pizza Sant’Antuono è farcita infatti con il meglio della cucina classica napoletana a discrezione del pizzaiolo tra i seguenti prodotti: ragù, fiordilatte, ricotta, polpettine, mozzarella, salsiccia e salame piccante/dolce. La valorizzazione della pizza napoletana sancisce la leadership nazionale nel vasto panorama della gastronomia popolare di qualità, con valore storico, culturale, economico e sociale. Questa giornata sancisce in maniera forte che la valorizzazione delle metodiche di lavorazione dei nostri pizzaiuoli rappresenta un valore indiscutibile del prodotto, sintesi della dieta mediterranea. Oggi ancor di più bisogna ribadire l’unione e l’aggregazione di tutti i componenti del comparto pizza per far si che la pizzeria del territorio campano diventi non solo presidio di cultura enogastronomica ma anche di legalità. Noi come sempre ci mettiamo la faccia a fianco dei nostri pizzaiuoli. "

Il Consorzio dei Vini del Trentino chiude il 2021 con soddisfazione e apre le porte a nuovi progetti ed è sempre più sostenibile

 


Il Consorzio  dei Vini del Trentino ha concluso un anno difficile di pandemia con tante belle notizie aprendo  un nuovo capitolo guardando al futuro con positività.

 

Il 2021, e così sarà anche il nuovo anno, è stato caratterizzato dalla volontà forte di riprendere tutte le attività nonostante i limiti imposti dalla normativa anti COVID-19 per eventi con il pubblico. I maggiori sforzi del Consorzio si sono quindi concentrati sul settore social ed in generale la comunicazione. E' partita  la collaborazione sinergica con Trentino Marketing, la società pubblica del management di destinazione, mediante la realizzazione di una campagna mediatica di importante caratura nazionale con focus sul prodotto vino e la destinazione Trentino e posto l’accento sull’enoturismo, sempre più driver di riferimento per le attività sul territorio, coinvolgendo i soci e valorizzando il prodotto.

 

Per quanto riguarda le  uve, nonostante le bizze del tempo sempre più influenzato dal cambiamento climatico, la vendemmia  è risultata di ottima qualità con un corretto apporto produttivo e ha reso possibile la partecipazione attiva  al Vinitaly Special Edition di ottobre scorso, tra i primi eventi in presenza, dove ci si è finalmente potuti salutare e ritrovare in tutti una grande voglia di ripresa e di nuova energia per il  settore, il miglior viatico per chiudere l’anno ed affrontare le nuove sfide del 2022, tra le quali la più rilevante è senz'altro una sempre maggiore sostenibilità.

 


 

Verso una sempre maggiore sostenibilità

L’86% della superficie vitata trentina risulta certificata SQNPI

 

Il Consorzio Vini del Trentino è sempre più sostenibile e anche nel 2021 ha ottenuto il formale riconoscimento della Certificazione di Qualità Sostenibile SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata) per le uve prodotte dai nostri soci viticoltori. Il percorso, iniziato nel 2016 con il Consorzio Vini del Trentino capofila e coordinatore, ha coinvolto quest’anno 5594 viticoltori e 37 cantine (di cui 16 cantine sociali).


Consorzio Vini DOC Sicilia: dal 1° gennaio 2022 il contrassegno di Stato sulle bottiglie è realtà

 

Un sistema a garanzia dell’autenticità, volto alla tutela di produttori e consumatori delle bottiglie a marchio DOC: è il sistema dei contrassegni di Stato, che dal 1° gennaio 2022 accompagnano i vini Doc Sicilia e tracciano tutte le fasi di vita di ciascuna bottiglia. Un percorso avviato già da tempo dal Consorzio di tutela Vini DOC Sicilia, che già nel 2018 aveva scelto di introdurre la fascetta rilasciata dalla Zecca di Stato.

 

Del resto, il contrassegno di Stato, obbligatorio solo per le denominazioni DOCG (in Sicilia il Cerasuolo di Vittoria) è ormai patrimonio delle più importanti DOC italiane: adottare e apporre il sistema alfanumerico che caratterizza la fascetta significa poter avere un controllo su tutto il percorso di lavorazione dell’uva, dal vigneto alla bottiglia. La produzione in costante aumento di bottiglie a marchio DOC Sicilia vendute in Europa e nel mondo, aumenta i rischi della contraffazione e quelli di un uso improprio del nome della Denominazione nei mercati esteri.

 

L’iniziativa è stata fortemente voluta dal CdA del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia presieduto da Antonio Rallo. «Valorizzazione, tutela e vigilanza: sono queste le parole chiave in riferimento all'attività del Consorzio  vini DOC Sicilia - sottolinea il Presidente. - E proprio in merito alla vigilanza ed alla tutela, l'introduzione dal 1° gennaio 2022 delle fascette di Stato rappresenta un'importante innovazione che garantisce la tracciabilità di tutte le fasi della vita delle nostre bottiglie. Del resto, la continua crescita dei vini Doc Sicilia, venduti in Europa e nel mondo, se da un lato premia il lavoro delle aziende vitivinicole dell’isola, dall'altro impone di rafforzare la vigilanza. L'introduzione delle fascette contrasta al meglio le possibili contraffazioni e così tutela sia i consumatori che i produttori rispettosi delle regole della Doc Sicilia.»

 

Il nuovo sistema è gestito dall’IRVO, l’Istituto Regionale del vino e dell’olio, ente pubblico regionale con la funzione di organismo di controllo riconosciuto da Accredia (ente nazionale per l’accreditamento). «La DOC Sicilia - dichiara il direttore dell'IRVO Gaetano Aprile - rappresenta quasi l'86% del prodotto imbottigliato certificato della Sicilia e ha circa 500 imbottigliatori: questi numeri rendono l'idea di come la gestione dei contrassegni rappresenti una sfida complessa, che il nostro istituto è pronto ad affrontare. Per andare incontro alle esigenze del settore servirà non solo un numero elevato di fascette disponibili, ma bisognerà garantire anche tempi rapidi nella distribuzione».

 

Come funziona la fascetta

Il sistema delle fascette garantisce la completa tracciabilità di ciascuna bottiglia grazie alle misure anticontraffazione proprie dei contrassegni di Stato. Le fascette sono stampate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato utilizzando speciali filigrane e inchiostri fluorescenti, elementi visibili e invisibili che certificano l’autenticità del prodotto.  Il sistema di applicazione del contrassegno in fase di chiusura delle bottiglie ne rende impossibile il riutilizzo, a massima garanzia di veridicità. Ciascun contrassegno è dotato di un’indicazione alfanumerica contenente un numero di identificazione progressivo che distingue ogni singola bottiglia immessa sul mercato. Inoltre, ogni fascetta presente sulle bottiglie può essere letta da tutti gli smartphone su cui sia stata preventivamente installata l’App Trust Your Wine, scaricabile gratuitamente dagli store iOS e Android.

 

 


 

mercoledì 29 dicembre 2021

Un’illuminata fotografia della viticoltura campana: Bruno De Conciliis “Nelle Terre di Bacco, Dieci vignaioli che hanno cambiato il vino in Campania”. I Nuovi progetti dal 2017 ad oggi. La Degustazione di Tempa di Zoè Anteprima Vitigno Italia 30 novembre 2021

 

Bruno De Conciliis in Vigna

 

Di Giulia Cannada Bartoli

E’ uscita il 21 novembre l’ultima opera del visionario e illuminato Vigneron cilentano Bruno de Conciliis – incontrato lo scorso 30 Novembre a Napoli in occasione dell’Anteprima di Vitigno Italia 2022 - dopo diversi anni dall’ultimo incontro a Prignano Cilento e dopo lo stop forzato dovuto alla pandemia. Abbiamo fatto una lunga e articolata chiacchierata…

 

 


                                                  Bruno De Conciliis

Bruno mi ha raccontato della sua nuova e, come al solito, vulcanica e visionaria avventura. Da alcuni anni ha lasciato la cantina di famiglia, per buttarsi, anima e corpo, in un sogno “matto come lui”: costruire la prima cantina in paglia d'Europa ad Aquara, nel cuore della catena degli Alburni, nel salernitano; e ancora, di una vigna a Meru, in Kenya, a 2600 metri d'altezza, per sostenere l’Associazione Trame Africane attraverso la produzione del primo vino locale.Intanto, instancabile, il vignaiolo cilentano ha tirato fuori una produzione, per il momento dedicata solo ai mercati esteri: Dal lunedì al "soledì", le bottiglie vogliono raccontare la settimana di un viticoltore visionario, innamorato follemente del vino e del jazz, un uomo da sempre con i piedi ben piantati nel suo Cilento e con gli occhi e la mente aperti al mondo che da sempre cerca, attraverso il vino, di trasmettere i valori della Terra e dell’Etica, inseguendo la felicità. Questo progetto nasce in società con Jack Lewens, sommelier e patron del ristorante stellato Leroy a Londra. Il vigneto è una piccola superficie a Santa Maria di Castellabate, nel Parco del Cilento, dove si producono trentamila bottiglie “a basso impatto” con sole uve biologiche, a fermentazione spontanea, senza filtri, né aiuto di altre tecnologie.

 

Sei etichette, dal lunedì al soledì:

La domenica è stata eliminata e il sabato è ancora in corso d’opera.

Lunedì è un primitivo rosato fermentato con bucce di Fiano.

Martedì, in onore del dio della guerra, è un Aglianico giovane e lievemente tannico.

Mercoledì ispirato a Mercurio è un leggero e garbato Fiano.

Giovedì, riservato a Giove è un Aglianico impiantato a Torre Caleo, praticamete sul mare.

Venerdì è la fascinosa Venerea base di di Trebbiano e Malvasia, il Soledì è un Fiano che mi dice Bruno “assomiglia al sole all’ apice, quello che non si può non guardare senza bruciarsi l'anima”.

Si tratta di una scelta netta: fare vino come strumento sociale. Lo scopo non è produrre vino da vendere sul mercato, anche perché il più delle volte si tratta di varietà autoctone non autorizzate dalla Regione Campania, ma di trasportarlo alla sua inclinazione sociale: uno strumento per unire le persone, “per rimettere, seguendo Feuerbach, l'uomo sulle proprie gambe”.

 

L’ultimo step in ordine di tempo – mi racconta Bruno - è la Fabrica del Vino, un progetto che vuole parlare di gentilezza e di riqualificazione di antiche pratiche viticole, tra tradizione e innovazione, insomma, nel suo piccolo, un manifesto di sostenibilità.

 

Un paesino di appena 279 persone, a Cairano, nascono Lello Palla (Pallagrello), John Cassavecchias (Cassavecchia), Miroslav Vitous e Marranico haut couture (Aglianico), esperimenti – continua Bruno con occhi luccicanti - “buonissimi per dare nuova vita alle comunità a partire dalle capacità e dall'amore per la Terra”.

 

uno scorcio dei vigneti di Cairano

Sono queste le linee guida, che hanno spinto Bruno de Conciliis ad Aquara, dove costruire la prima cantina europea totalmente in paglia, avvistata oltre vent'anni fa in Australia. Inizialmente – mi dice Bruno ridendo- i miei partners mi hanno dato del pazzo, adesso, come me, si sono convinti che sia la scelta più giusta. Il mondo del vino non deve avere più posto per plastica e per il cemento”.

 Dopo l’esperienza kenyota e la lunga pausa dovuta al Covid – continua Bruno – “la mia vita è cambiata, il ritorno in Africa è un' esercizio di conoscenza sempre nuovo da cui ho imparato una cosa fondamentale: oltre la beneficenza, io so fare una cosa, il vino, anche dove appare irrealizzabile. Trapiantare questa mia esperienza, restituire alla popolazione locale una propria autonomia, a parte le raccolte fondi che non si fermeranno, è il mio più grande sogno”.

 La significativa esperienza di Cairano ha preso piede nel 2019 dopo la separazione dalla storica cantina di famiglia, si tratta della partecipazione al progetto “Ateneo dei Vini Erranti – La Fabrica del Vino" del quale Bruno è co-fondatore e Rettore insieme con il professor Pasquale Persico.

 “Arte e cultura, la Fabrica del Vino di Cairano" vuole recuperare nel borgo di Cairano una manciata di cantine sotterranee in un luogo che ne annovera circa 120 e mira a farle tornare operative e realizzare un’esperienza di vinificazione con la collaborazione di molti vignaioli della Campania e del meridione in generale. Nella vinificazione non viene utilizzata altra energia se non quella umana e sono coinvolti creativamente appassionati, artisti, persone disagiate, tutti ideali residenti nel borgo irpino. L’obiettivo è la valorizzazione dell’enorme patrimonio delle cantine ipogee cairanesi per imbottigliare micro vinificazioni sperimentali prodotte in altre realtà tra l’Irpinia e il Cilento. Le cantine ipogee godono di una temperatura naturale costante nel tempo e presentano caratteristiche geomorfologiche tali da garantire la qualità del prodotto.

 

Torniamo ad oggi, all’uscita del volume Terre di Bacco,


corredato da bellissime immagini, Bruno ci tiene a dire che non si tratta dell’ennesima guida dei vini della Campania, ma di domande poste a dieci vignaioli sparsi nelle diverse province della nostra Campania Felix, e delle loro risposte, attraverso le quali trasmettere ai lettori considerazioni, ricordi e speranze.

 “Ho lasciato raccontare ad ogni produttore la propria terra. La selezione è molto personale – mi dice Bruno - nasce dal mio bisogno di ascoltare. Il fil rouge che accomuna i dieci produttori è la vigna, un mondo incantato al di fuori della realtà. E’ certamente faticoso, ma - sorride Bruno - è il mio viaggio con gli occhi ben aperti per capire cosa è successo e cosa succederà nel mondo del vino campano”.

 Il numero dei produttori è cresciuto in maniera esponenziale, sono nati nuovi areali vinicoli, il sistema delle denominazioni ha subito uno scossone con l’arrivo sul mercato di almeno quindici varietà prima sconosciute e oggi di grande successo. La nascita di nuove cantine ha diverse matrici: dai puri investimenti di imprenditori e professionisti, provenienti da altri settori, spinti dal ritorno d’immagine del blasonato mondo del vino, ai contadini, ex conferitori di uve, in crisi economica dovuta ai prezzi bassi pagati dalle grandi aziende. La terza matrice è la più interessante, ma, per certi versi rischiosa: si tratta di un folto gruppo di giovani e non, che hanno puntato tutto sul ritorno all’Agricoltura, occupandosi di terreni di famiglia, avvalendosi di collaboratori esterni, ma che, pur producendo vini dignitosi, mostrano chiaramente la mancanza di una conoscenza profonda del mondo del vino, tanto è vero che l’approccio al mercato si rivela difficile in assenza di consorzi realmente operativi dal punto di vista commerciale e di politiche regionali innovative e tese alla crescita e allo sviluppo di queste realtà di media - piccola dimensione.

 Tra queste aziende tuttavia, sono emersi alcuni illuminati pionieri che hanno riscoperto altre varietà, dal casertano, al Cilento, passando per la costiera amalfitana; a loro si sono affiancati una serie di piccole realtà, spesso ex conferitori di cantine sociali, che hanno imparato a diversificare l’offerta, anche differenziandosi con la produzione di vini biologici e naturali, andando così incontro alle attuali richieste del mercato nazionale e internazionale. Per questo motivo – prosegue Bruno – per raccontare del passato, del presente e del futuro della viticoltura campana, non ho voluto sciorinare cifre e percentuali, ma mi è sembrato più naturale rivolgermi a chi sento più vicino alla mia formazione, a chi produce vini che mi piacciono, ai miei amici nel mondo del vino. Ho preferito quindi restringere il campo, raccontando della categoria che prediligo, quella dei vignaioli, restringendo la selezione a quanti fanno parte della FIVI ( Federazione Italiana Vignaioli indipendenti), essendo io stato tra i fondatori della FIVI, la sento ancora come casa mia. Mi sono quindi messo all’ascolto di quelli che si sono resi disponibili, lasciandoli raccontare il loro mestiere fatto di dubbi, certezze, paure e speranze. Ho imparato quanto sia vero che dietro un buon vino c’è quasi sempre una bella persona e che l’autoreferenzialità non paga quanto il confronto con altre esperienze diverse dalla propria. La consapevolezza è l’obiettivo finale: scienza e conoscenza sono strumenti per raggiungere lo scopo, strumenti utili, ma non sufficienti, ciò che è veramente indispensabile per il vignaiolo è la passione per il proprio lavoro.

 “La Campania del vino – conclude Bruno – è un giardino fiorente di profumi, equilibri di colori delicati e contrastanti e, nell’insieme, ogni cosa trova, come per miracolo, il suo naturale posto. Per questo nel libro, ho lasciato posto non alle mie domande, ma alle risposte dirette dei miei amici vignaioli, fatte di espressioni e modi di dire, spesso dialettali, fatte di motti e proverbi. La pandemia mi ha permesso di limare fino all’ossessione, finché ho capito che non avrei potuto portare a termine una storia scritta quotidianamente da così tante persone.

 

I dieci vignaioli coinvolti sono :

Casa di Baal

Villa Diamante

Contrade di Taurasi

Mustilli

De Conciliis

Mila Vuolo

Ciro Picariello

Capolino Perlingieri

Cantina di Enza

Case Bianche.

L’autore dà la precedenza al carattere dei vignaioli e vignaiole e ai loro racconti senza introdurre elementi personali di valutazione. Il lettore riesce a calarsi nella realtà delle singole cantine come se le stesse fisicamente visitando e parlando con gli stessi vignaioli. Le bellissime fotografie sono quasi tutte opera di Bruno ( da sempre esperto fotografo) e sono esse stesse racconto, dalle vigne ai volti espressivi dei vignaioli, narrando storie fatte di sacrificio e passione per la propria Terra e il proprio lavoro. Il volume è davvero una guida inusuale e autentica per chi voglia intraprendere un affascinante, lento e approfondito viaggio nella viticoltura campana. Ogni capitolo si conclude con una breve scheda che racchiude dati anagrafici e di produzione delle dieci cantine protagoniste.

Novembre 2021, Edizioni dell’Ippogrifo sas – Prefazione Saverio Petrilli – Testo e foto Bruno De Conciliis – Progetto Grafico e impaginazione Luciano Striani.



Per concludere il racconto del mio incontro con Bruno De Conciliis, voglio condividere con voi la sua ultima avventura in ordine di tempo: il vulcanico enologo e vignaiolo, si occupa da qualche anno, dell’azienda cilentana Tempa di Zoè con sede ad Agropoli. Un percorso che oggi è arrivato a produrre cinque etichette che ho avuto modo di degustare con Bruno ad Anteprima Vitigno Italia lo scorso 30 novembre, cercando di concentrarmi sul bicchiere, nonostante la presenza di un piacevolmente rumoroso pubblico, felice per la prima degustazione in presenza dopo un periodo così lungo di assenza.

 


 

Il primo assaggio è per Asterìas Fiano Paestum Igp 2020.

Il nome – racconta Bruno con lo sguardo lucido che ormai conosco da anni - s’ispira alla Stella Marina in lingua greca ed anche al Monte Stella che si trova nel Parco Nazionale del Cilento. Fiano in purezza maturato per il 75% in serbatoi di acciaio ed il restante 25% in botti di rovere francese. Affina per due mesi in bottiglia. Alcool circa 13% e prezzo a scaffale sui 20,00 euro. Il vino mi appare giallo paglierino limpido, metto il naso nel bicchiere e avverto subito decisi effluvi fruttati e floreali, corredati dalle note tipiche del fiano cilentano: agrumate, di frutta bianca, nocciola tostata e un lieve sentore esotico. Il naso si chiude con verdi rimembranze di macchia mediterranea. Al palato Asterìas presenta un’immediata freschezza, corredata da un’ intrigante e tipica sapidità; il vino si apre in bocca vellutato e di grande raffinatezza, chiudendosi con note aromatiche e opulente. Siamo di fronte a un fiano “bambino” che riesce comunque già a preannunciare un’entusiasmante crescita nel tempo, fedele alla ormai nota longevità dei bianchi campani.

 Bruno mi fa passare ad AX Fiano Paestum Igp 2019,

si tratta di un fiano in purezza con fermentazione in botti grandi e affinamento in barriques di rovere francese per ulteriori 12 mesi. Segue l’affinamento in bottiglia ancora per un anno. Il grado alcolico è più basso di quanto mi aspettassi: 13%. Anche questa bottiglia si posiziona a scaffale intorno ai 20,00 euro. Mi trovo davanti a un vino decisamente più robusto e imponente: i passaggi in legno elargiscono un grado superiore in termini di colore, struttura e complessità. Il giallo paglierino è notevolmente più pieno. Il naso si riempie di note di frutta sia mediterranea, sia esotica; seguono sensazioni verdi e di spezie di finissima qualità. Naturali salgono al naso classici ed eleganti sentori di pietra focaia di alsaziana memoria. In bocca il vino è coerente con grande equilibrio e quasi prepotente sapidità. Il timore dell’eccessivo impatto del legno è immediatamente annullato da una straordinaria e lunga freschezza. Anche in questo caso si percepisce un lungo futuro in evoluzione.

 Proseguo con il Rosè Rosato Paestum Igt 2020.

Prevalentemente Aglianico, con aggiunta di altri vitigni dell’areale cilentano. L’affinamento è di quelli giusti per la tipologia; quattro mesi in acciaio e due mesi di affinamento in boccia grande di vetro. Il costo a scaffale è strepitoso: si attesta su circa 12,00 euro. Il colore è un’originale e sfavillante rosa che si accosta al salmone. Il naso è decisamente intenso quanto complesso, i sentori sono davvero tanti e ci vuole tempo per individuarli distintamente: melograno, sentori di sottobosco, bacche rosse, note agrumate e ancora fiori rosa, erbe aromatiche con una leggera, quasi impercettibile, chiusura di zenzero. Anche qui il palato si presenta coerente con le sensazioni olfattive: immediatamente fresco e molto saporito, note di frutta carnosa con una sensazione generale di classe, inebriante succulenza, finezza e garbo. “Vabbè conoscete la mia adorazione per i vini rosati.:)”

 Mi appresto all’assaggio della quarta etichetta: Diciotto Supercampano Aglianico Paestum Igp 2019.

Si tratta di Aglianico in purezza maturato in barriques di rovere francese per dodici mesi, seguiti da affinamento in vetro per altri tre mesi. Il grado alcolico è importante:14% ed il prezzo a scaffale è di circa 15,00 euro. Alla vista si presenta di un brillante rosso rubino con bagliori rosso vermiglio. All’esame olfattivo le prime note sono nette e piacevoli: frutta rossa come marasca, susina nera, fiori rossi e sottobosco. Immergendo ancora il naso nel bicchiere si avvertono effluvi di vegetazione mediterranea e chiarissime note speziate. Al palato si avvertono un’immediata energia e calore con un sorso ben strutturato, agile e nervoso. Ben presente e di grande piacevolezza l’acidità. Naturalmente il tannino è ancora in fasce, ciò nonostante si preavvertono future sensazioni tattili importanti e lussuose. La presenza del legno è ben equilibrata e il frutto esibisce una succosa croccantezza. Siamo comunque di fronte a un vino che ha un lungo cammino da percorrere.

 Ed eccomi all’ultimo assaggio; Zero Aglianico Paestum Igt 2018.

100% Aglianico, riposa a lungo in botte grande, seguono naturalmente dodici mesi di affinamento in vetro. Saliamo con il grado alcolico che si attesta a 15%, il prezzo a scaffale è abbastanza importante, circa 50,00 euro. Il vino si presenta fitto di un rosso rubino deciso. Il naso è straordinariamente complesso e graduale: si parte da frutta rossa, bacche nere, note agrumate, mammola, nuances di rosa e macchia mediterranea; seguono note speziate con punte di pepe nero, per giungere ad una chiusura di sostanze terziarie di grande raffinatezza. Il sorso esprime pienamente le sensazioni olfattive: l’esordio è solenne, di corpo e grande struttura, ben equilibrato, seducente e rigoglioso. L’acidità è incisiva di fronte a un tannino maturo, pieno e corredato di effluvi balsamici. La piena evoluzione del tannino è avviata su un sentiero decisamente lungo. E’ un vino che saprà farsi attendere con una chiusura che è già grandiosa e di lunghissima eleganza.

 Una quintina decisamente entusiasmante e fortemente identitaria che rispecchia appieno la cifra stilistica di Bruno De Conciliis e che certamente farà emergere Tempa di Zoè tra le più rilevanti realtà regionali e nazionali, seguendo l’impronta visionaria di un uomo lungimirante, sognatore, sempre alla ricerca della “nota impossibile” e follemente innamorato della propria Terra.

 

 

 

 

mercoledì 22 dicembre 2021

Associazione Vera Pizza Napoletana: la Pizza Fritta entra a far parte del Disciplinare . Vera Pizza Day 17 gennaio 2022

 


Assegnate le prime 8 tabelle di certificazione ad altrettante pizzerie storiche.
La consegna ufficiale lunedì 17 gennaio in occasione
della seconda edizione del 
Vera Pizza Day



AVPN:
IL DISCIPLINARE DALL’ASSOCIAZIONE
APRE ALLA PIZZA FRITTA



L’appendice messa a punto in collaborazione con
il Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli Federico II.
E non manca l’attenzione per il sociale: AVPN allieterà il Natale dei più bisognosi del Binario della Solidarietà, gestito dalla Caritas Diocesana di Napoli,
grazie all’Associazione Camminare Insieme

 Per i cinefili l’immagine di riferimento è quella di Sophia Loren che nel celebre film di Vittorio De Sica, “L'oro di Napoli”, interpreta la moglie di un pizzaiolo intenta a vendere pizze fritte nel dopoguerra napoletano. Per i milioni di amanti dello street food è semplicemente un prodotto iconico di quelli che tutti, almeno una volta nella vita, vogliono assaggiare per conservarne il ricordo. Per molti pizzaioli è decisamente qualcosa di più che una seppur valida alternativa alla classica pizza. Per AVPN (Associazione Verace Pizza Napoletana) un quid plus che non poteva non trovare spazio nell’ambito del disciplinare.


“Da anni l’Associazione è impegnata nella promozione e nella valorizzazione della Vera Pizza Napoletana - ha spiegato Antonio Pace, Presidente AVPN - E dopo tanti anni di successi e riconoscimenti era necessario, da parte nostra, procedere alla tutela di un'altra eccellenza del food partenopeo: la pizza fritta. Abbiamo pertanto voluto aggiungere un’appendice al Disciplinare Internazionale della Vera Pizza Napoletana dedicata alla pizza fritta, descritta nelle sue due varianti di forma tonda e a mezzaluna (calzone), nei suoi ingredienti di base, nella tipicità della stesura e della chiusura ed infine nella tecnica e nelle caratteristiche di frittura”.

Per questo motivo AVPN ha scelto di fare della pizza fritta la protagonista della seconda edizione del Vera Pizza Day, in programma lunedì 17 gennaio 2022. Sarà questa l’occasione per consegnare ufficialmente le prime 8 tabelle di certificazione alle friggitorie che hanno fatto la storia della pizza fritta, a quelle che negli ultimi anni hanno spinto con l’apertura di nuovi locali alla diffusione di questo prodotto e alle pizzerie che hanno riservato alla pizza fritta un ruolo di pari livello, se non superiore, rispetto a quella al forno. La scelta del numero di tabelle assegnate non è casuale ma dovuta ad un numero si collega alla pizza fritta, storicamente venduta nei bassi con la formula di “oggi a 8”, ossia la mangio oggi e la pago tra otto giorni. In ordine alfabetico le tabelle sono state assegnate a: Antica Friggitoria Masardona, Antica Pizza Fritta da Zia Esterina Sorbillo, Guglielmo Vuolo, Isabella De Cham Pizza Fritta, La Figlia del Presidente, Pizza Fritta Famiglia Surace da più di 100 anni, Pizzeria De’ Figliole e Starita a Materdei.

Preziosa, nell’appendice che AVPN ha dedicato alla pizza fritta, la collaborazione tra l’Associazione e il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli.

“Questa certificazione si inserisce in un contesto di rivalutazione, dal punto di vista scientifico e nutrizionale, della frittura - ha dichiarato la Professoressa Paola Vitaglione, ordinario di Fisiologia del Dipartimento - Il cibo fritto non fa male alla salute se preparato in maniera corretta, se non se ne abusa e se il suo consumo si accompagna ad un pattern alimentare sano e un adeguato livello di attività fisica. A queste condizioni anche due volte a settimana si può cedere al piacere di un buon fritto!”.

Quindi pochi consigli ma da seguire con attenzione: immergere l’alimento in olio extravergine di oliva o in olio di semi (preferibilmente quello di girasole ad alto contenuto di acido oleico o arachidi) ad una temperatura che non raggiunga mai il punto di fumo, applicando un ricambio frequente dell’olio. Queste semplici regole oltre a garantire proprietà sensoriali come la croccantezza e flavour caratteristici, migliorano gli aspetti nutrizionali del prodotto perché riducono la quantità di olio assorbiti dall’alimento e la formazione di sostanze indesiderate che possono derivare dall’ossidazione dei grassi.

Ma aldilà dell’aspetto legislativo e di quello salutistico, la pizza fritta è collegata anche ad aspetti sociali che non sono sfuggiti all’Associazione Verace Pizza Napoletana, tanto più in un periodo come quello natalizio dove talvolta un gesto e un’attenzione particolare possono fare davvero la differenza.

“Abbiamo voluto riscoprire l’antica tradizione delle “pizzelle di Natale – ha concluso il Presidente Pace - che riuniva le famiglie alla Vigilia intorno al focolare per la preparazione delle pizze fritte. Noi abbiamo scelto di allargare il concetto di famiglia, allietando il Natale dei più bisognosi del Binario della Solidarietà, gestito dalla Caritas Diocesana di Napoli grazie all’Associazione Camminare Insieme presieduta da Enrico Sparavigna. Proveremo a portare un po’ di gioia, preparando solo per loro delle pizze fritte nella giornata del 23 dicembre”.




Comunicazione e Ufficio Stampa
MG Logos – Roma
comunicazione@mglogos.it

lunedì 6 dicembre 2021

FoodArtish, " Cibo e Racconti", Napoli 7 Dicembre a Palazzo Petrucci va in scena il primo appuntamento. I Protagonisti del mondo del cibo, della cultura e dell'arte

 



Con "Cibo e Racconti", in programma martedì 7 dicembre a
Palazzo Petrucci, prende il via FoodArtish, un intenso e stimolante
ciclo di appuntamenti,  organizzato dalla casa editrice e agenzia di
comunicazione MALVAROSA per discutere di tutto ciò che fa tendenza,
partendo  naturalmente, dalla tavola.
Pizzaioli, chef, giornalisti, ma anche scrittori, esperti di moda,
registi, influencers, docenti, storici della gastronomia e medici si
confronteranno  a Napoli in ambientazioni esclusive e non convenzionali 
sulle tematiche più scottanti del mondo cibo, ma anche sulle
tendenze e le news del momento. L'obiettivo è di creare un nuovo approccio
 ai temi legati alla cultura gastronomica.
Ormai il cibo appartiene al novero degli argomenti più dibattuti, ed è
opinione di Malvarosa che sia, a questo punto necessario, operare un salto di
qualità, un nuovo punto di partenza  che faccia convergere intorno alla questione Cibo,
sempre nuove competenze, in primo luogo quelle gastronomiche, ma anche
culturali, artistiche e scientifiche. Questo percorso nasce perchè  il cibo è sempre più una  componente fondamentale della vita quotidiana, racchiudendo la chimica degli
alimenti, ma anche l'arte di saperli coniugare, la cultura dei popoli e, non ultimi, i 
progressi della ricerca. Questi sono gli obiettivi di FoodArtish: rendere  ogni appuntamento un momento non solo conviviale, ma anche di crescita e arricchimento e per conferire al cibo una dimensione nuova, più alta e profonda.
All'appuntamento inaugurale parteciperanno: lo scrittore
Maurizio De Giovanni, la giornalista e scrittrice Santa Di Salvo, la
studiosa di tradizioni gastronomiche  e scrittrice Lejla Mancusi Sorrentino, gli chef
Lino Scarallo, Mario Avallone e Salvatore Bianco, il pizzaiolo Gino
Sorbillo e Alessandro Condurro di "Michele in the World".
Moderato dal giornalista e gastronomo Luciano Pignataro, l'evento "Cibo
e Racconti" sarà un focus sulla tradizione napoletana in cucina,
attraverso le storie narrate dai protagonisti che si confronteranno sulle
antiche ricette nate dalla cucina popolare e tramandate di generazione
in generazione. Al termine del dibattito sarà offerta una selezione dei
migliori piatti dello chef di Palazzo Petrucci, Lino Scarallo,
abbinata con i vini  offerti dalla nota Azienda Vinicola La Guardiense con sede nel beneventano.
Dettaglio degli interventi
- Maurizio De Giovanni racconterà i piatti del commissario Loiacono e di
Rosa, la tata di Ricciardi.
- Lejla Mancusi Sorrentino parlerà della famosa minestra maritata e di
come quest'antico piatto della tradizione a base di verdure sia
arrivato fino ai giorni nostri.
- Santa Di Salvo si soffermerà sul filo conduttore che lega il cibo con
la letteratura noir.
- Lino Scarallo descriverà le ricette storiche della tradizione
napoletana, rivisitate in chiave moderna.
- Mario Avallone, da sempre attento conoscitore dei migliori prodotti
della tradizione campana e non , spazierà a 360 gradi sul tema della serata.
- Salvatore Bianco parlerà della ricerca dei prodotti tradizionali
abbandonati dalla filiera e rivisitati in chiave moderna, utilizzando
 nuove e avanzate tecniche.
- Il pizzaiolo napoletano, Gino Sorbillo, parlerà dell'evoluzione
 nel tempo delle tecniche di preparazione della pizza napoletana.
- Alessandro Condurro, di Michele in the World, terrà un focus sulla
storia della pizza dall’antichità  ai nostri tempi.