lunedì 28 settembre 2009

PASETTI Colle Civetta Peccorino 2008 Colline pEsaresi igt

Fresca pubblicata, per Luciano Pignataro wine blog, la scheda di un vino che mi ha davvero emozionata...

Colle Civetta Pecorino 2008 Colline Pescaresi igt


28/09/2009

PASETTI

Uva: pecorino
Fermentazione e maturazione : acciaio e bottiglia
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro

CREATOR: gd-jpeg v1.0 (using IJG JPEG v62), quality = 85
Laura e Mimmo Pasetti

Le uve del Colle Civetta 2008, cru aziendale non ancora sul mercato, (uscita ufficiale in novembre a quasi 15 mesi dalla vendemmia) arrivano dall’areale pedemontano di Pescosansonesco nel pescarese, a 550 metri, praticamente ai piedi del Gran Sasso. Il microclima è ideale: zona ventilata, terreno argilloso – calcareo, ricco di scheletro e forti escursioni termiche giorno/notte che conferiscono una netta spinta verso l’alto al corredo aromatico.Le origini di questo vitigno non sono molto chiare, sembra che Catone il Censore le classificasse nella famiglia delle “aminee”, descritta da Plinio il Vecchio come tipologia di vini poco duri, che si conservano bene e di lungo invecchiamento.
Lo ritroviamo poi nel 1875 nel Bollettino Ampelografico di Stato che lo riconosce come vitigno da tempo presente sul territorio e con maturazione precoce. All’inizio degli anni ’90 il Pecorino era dato per disperso.Oggi la situazione si è ribaltata, grazie ad alcune lungimiranti cantine abruzzesi, tra le quali Pasetti, si stanno registrando risultati interessanti. Conservo questa bottiglia dall’inizio di luglio, quieta, a temperatura cantina, il biglietto che la accompagnava recitava: ” lasciare riposare almeno 10 giorni”, ho aspettato tre mesi, adesso non resisto più….gioia viva nel colore, brillante, giallo paglierino con intense sfumature dorate, di buona e regolare consistenza al bicchiere, lacrime lente e uniformi.Il naso è abbastanza intenso, complesso e intrigante, invita irresistibilmente alla beva. Le note iniziali sono dolci, miele, zenzero e una sniffata di cioccolato bianco, il residuo zuccherino si avverte, ma, al secondo naso, arrivano frutta matura, floreale di ginestra di montagna e poi erbe aromatiche, salvia e rosmarino fuse in una lunga orma minerale.L’ingresso al palato, freschissimo (si vendemmia ad inizio settembre) e marcatamente sapido, bilancia agilmente la morbidezza e la struttura (13,5% alcool).
La perfetta corrispondenza gusto-olfattiva e la lunga persistenza aromatica chiudono il quadro di un vino elegante e senza fronzoli, che si esalta nel tempo: affina infatti, due mesi in acciaio sulle fecce fini, per poi riposare in bottiglia per circa 10 mesi. Il prezzo è perfettamente in linea con la qualità e con la fatica in vigna ed in cantina, quelle che stanno dietro ogni bottiglia, ma non si vedono, le percepisce solo chi è capace di andare oltre. Sugli abbinamenti c’è da divertirsi: sicuramente primi piatti a tendenza dolce di mare e di terra. Penso con nostalgia ai conchiglioni con farina di pistacchio, tenerume di zucca e cozze del patron del Ritrovo di San Vito Lo Capo, Peppe Buffa, o, alla pasta mista con patate e frutti di mare del grande Gennarino a Vico Equense, assaggiata a Fabbrica dei Sapori. Tornando a terra, mi vengono in mente i latticini di Agerola, la pasta e ceci di Giovanna Voria di Corbella a Cicerale, il Carrè di maialino da latte, arrosto, con miele di mirto, riduzione di Saint John’s Beer e patate affumicate sotto la cenere di Giuseppe Iannotti del Kresios di Castelvenere.
Questo bicchiere mi ha emozionata, è il risultato di una grande passione per il vino e per la propria terra, quella di quattro generazioni di Pasetti, tre di queste oggi sono al lavoro in azienda, guidate dal carattere calmo e risoluto di Mimmo e dalla verve cocciuta e contagiosa di sua moglie, Laura. Ne conservo una bottiglia da aprire tra un anno. Almeno.

Scheda di Giulia Cannada Bartoli

Sede a Francavilla a Mare, via San Paolo, 21 contrada Petraro. Tel. 085.61875, fax 085 4519292.
www.pasettivini.it info@pasettivini.it. Enologo: Romeo Taraborrelli. Ettari: 44. Bottiglie prodotte: 380.000. Vitigni: montepulciano, trebbiano, pecorino

26 SETTEMBRE 2009 INAUGURATA LA MOSTRA DEL VIAGGIO IN ANTARTIDE AL MUSEO DEL MARE DI NAPOLI DI GIOVANNI AJMONE CAT





NAPOLI, 26 settembre 2009,

SI E’ INAUGURATA LA MOSTRA “Viaggio in Antartide di GIOVANNI AJMONE CAT nell' ambito delle Giornate europee del patrimonio”

Museo del Mare di Napoli

a cura di Antonio Mussari

e

Ferruccio Russo

Aperitivo flegreo

a cura di

Officine Gourmet

Sabato 26 settembre 2009, presso il Museo del Mare di Napoli, via di Pozzuoli, 5 (Bagnoli), nell’ambito delle “Giornate europee del patrimonio” sotto l’egida dal Ministero dei Beni Culturali e della Direzione Regionale dei Beni Culturali si è inaugurata la mostra foto-documentaria “Viaggio in Antartide di Giovanni Ajmone Cat” a cura di Antonio Mussari e Ferruccio Russo, che resterà aperta al pubblico fino al 26 novembre 2009. La mostra vuole ricordare i due viaggi di Giovanni Ajmone Cat in Antartide, in terre inospitali e remote: il primo per inseguire il sogno di portare il Tricolore là dove non era mai stato piantato; il secondo, per realizzare una spedizione scientifica con la quale gli italiani, grazie all’esplorazione di nuove terre in Antartide, potessero guadagnare il diritto di partecipare alla ricerca ed allo sfruttamento delle sue risorse.Attraverso l’esposizione di materiali fotografici, oggetti personali, un film documentario ed un libro memoriale vengono illustrati i due viaggi che furono effettuati con un’ imbarcazione di circa 16 metri: il San Giuseppe Due, costruito a Torre del Greco nel 1968 presso il cantiere di Antonio e Gerolamo Palomba e armato con due vele latine con fiocco, controfiocco e scopamare, realizzate da Giovanni Ascione anche lui di Torre del Greco.In esposizione: gli effetti personali, i modelli delle due imbarcazioni: S. Giuseppe1 e San Giuseppe Due e gli indumenti indossati nel freddo inverno polare.Il film documentario, basato sulle riprese in Antartide di Dario Trentin, amico fraterno e compagno di viaggio in varie tappe del viaggio del San Giuseppe Due, ha per titolo ”Il Tricolore nei mari del Sud”.Il libro memoriale è il diario di viaggio della prima spedizione in Antartide ed è corredato da bellissime fotografie scattate nel corso della navigazione. La realizzazione di questo libro è dovuta alla tenacia ed alla paziente ricostruzione grafica del curatore ed editore Ferruccio Russo.

Alla conferenza, sono intervenuti i familiari, tra tutti la sorella del Comandante Giovanni Ajmone Cat, Rita, oltre a compagni di viaggio e responsabili delle istituzioni che sponsorizzarono il secondo viaggio di Giovanni Ajmone Cat. Molto folto e qualificato il parterre tra cui, l’Ammiraglio Roberto Balestrieri, la ricercatrice Raffaella Salvemini del CNR, Claudio Penza della Facoltà di Ingegneria Navale dell’Università Federico II e Silvestro Sannino Ispettore del Ministero della Pubblica Istruzione. I lavori sono stati introdotti dalla Prof.ssa Maria Antonietta Selvaggi della Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università di Salerno e dalla Preside dell’Istituto Nautico Duca degli Abruzzi, sede del Museo del Mare, Prof.ssa Angela Procaccini. Racconti , filmati immagini e testimonianze che hanno avuto il momento piu’ alto con la donazione da parte di Rita Ajmone Cat dell’imbarcazione San Giuseppe I, detto “Sangiuseppino” , gozzo tirrenico armato a vela latina, che dopo meritato riposo dal 1968 ad oggi ad Anzio (Lt) ritorna a nuova vita attraverso la paziente e appassionata opera di restauro dei Cantieri Palomba di Torre del Greco (Na), Maestri d’Ascia del San Giuseppe II.

In chiusura, si è brindato alla donazione con l’aperitivo di bollicine flegree offerto da CANTINE ASTRONI e piccoli sfizi di mare :

Alici "mbuttunate" con friarielli e scamorza

Involtino di tonno con crema di sedano in panatura di nocciola a firma dello chef Gennaro Bisci proprietario del Ristorante dal Tarantino di Pozzuoli

info e Contatti: tel. 081 6173749; fax 081 2428728 Mobile 339 8789602 officinegourmet@gmail.com

UFFICIO STAMPA Giulia Cannada Bartoli - Officine Gourmet tel/fax + 39.081.8041841 mob.+39.3398789602www.leofficinegourmet.blogspot.com

venerdì 25 settembre 2009

IL REPORTAGE DEL SEMINARIO DAL FALERNUM AL FALERNO DI MONICA PISCITELLI PER LUCIANO PIGNATARO WINE BLOG

Una mattinata davvero didattica e affascinante


La straordinaria storia del Falerno
25/09/2009

di Monica Piscitelli
Mondragone: annunciata la scoperta di un fossile di vite romana
Alle origini della viticoltura mondiale

Tutti certamente hanno sentito parlare, almeno una volta nella vita, di un tal vino Falerno, “un vino antico”. Ma pochi davvero lo conoscono. Si nomina, in genere, Plinio il Vecchio, si rievoca qualche immagine rubata a mosaici, vasellame e affreschi delle ville patrizie, ma, eccetto una ristretta cerchia di addetti al settore, la gran parte perfino degli appassionati più motivati, ignora, in fondo, questo testimone storico della viticoltura campana e dell’alto casertano. Il fatto in sé non sarebbe così grave, se non fosse che, il Falerno è il padre di tutti i vini d’Italia e il primo vino a denominazione di origine dell’Umanità. Ad affermarlo sono le fonti storiche e alcuni studi recenti. A loro si aggiunge, da qualche anno, la voce di 21 produttori che in questo fenomenale pezzo di storia nazionale hanno creduto, dando vita ad una produzione che è ora di valorizzare. “Sarebbe da stupidi non farlo” ha detto il ministro Mario Landolfi, in conclusione del seminario di studio dal titolo “Dal Falernum al Falerno”, promosso a Mondragone (Caserta) da Agrisviluppo, azienda speciale della locale Camera di Commercio e moderata dal giornalista de il Mattino Luciano Pignataro.

Da questa volontà, condivisa dall’assessore regionale all’Agricoltura Gianfranco Nappi, che ha promesso il supporto della Regione ad un’iniziativa a favore del Falerno e per la realizzazione di Museo ad esso dedicato a Mondragone “che veda la rete delle associazioni e tutti i produttori insieme”, ha preso le mosse la suggestiva ricostruzione scientifica proposta dall’Archeologo Luigi Crimaco, dall’Agronomo Nicola Trabucco e dal Professore Luigi Moio. Storia, suolo e pratiche enologiche legate al Falerno sono state descritte con grande dovizia di particolari. Per capire, insomma, e di lì, passare all’azione. Azione, che il presidente di Agrisviluppo Giuseppe Falco, ha articolato in tre proposte che l’Azienda si attiverà per realizzare: un vitigno sperimentale che, sul modello di quello di Pompei, ma su suoli demaniali e con risorse pubbliche, faccia rivivere il Falerno come era piu’ di 1500 anni fa; una Fondazione che riunisca tutti i produttori e che sia il motore delle iniziative; e, infine, il Museo del Falerno in una sede prestigiosa.La storia del Falerno è la storia di Roma imperiale, di una Roma al top della sua potenza, che in Campania fece di questo vino scopo e risultato di un’alacre attività che arricchì le casse dell’Impero e che fece oltremodo diventare ricchi i coloni, per lo piu’ soldati in congedo, che, in quel fazzoletto di terra dell’Ager Campanus, si stabilirono a fronte della concessione di piccoli appezzamenti. E’ questo l’Ager Falernus; oggi ancora identificabile con il triangolo di terra esposto a Sud, compreso tra Carinola, Capua e il Massico. Fino all’antica Sinuessa, l’odierna Mondragone.Qui, una dietro l’altra, è stato spiegato, sorse un incredibile numero di aziende, almeno 150, e grandi ville le cui rovine è stato possibile recuperare e studiare fino al ritrovamento, tramite sofisticate indagini ancora in corso, dei pollini della vite coltivata all’epoca e di una serie di resti fossili di alghe e dei tutori che la sostenevano (olivi, pioppi e noccioli, principalmente), nonché di altre piante (leguminose principalmente), che erano funzionali alla coltivazione della vite per il loro contributo in azoto. “Si tratta - ha detto Luigi Crimaco, in conclusione dell’intervento che ha aperto i lavori - di una straordinaria scoperta che sarà presto oggetto di una attività di pubblicazione scientifica di rilievo internazionale”.

Ma perché il vino amato da imperatori e re proveniva proprio da queste terre? Esposto al sole o affumicato, trattato e aggiustato per correggerne il sapore acido e amaro che aveva; con polveri di marmo, argille, albume d’uovo (chiarificatori del tempo); con acqua di mare; con miele e spezie varie – come ha raccontato Luigi Moio, che ha concluso la serie di relazioni scientifiche - il Falerno dei romani era una bevanda molto diversa dal quello odierno. “Eppure era solo quello prodotto qui, a risultare il piu’ gradito e richiesto” ha concluso il Professore.Sulla stessa linea i risultati presentati da Nicola Trabucco, frutto di una campagna di prelievi e analisi condotta tutto intorno al Massico che mostra come sull’impianto di base calcareo-dolomitico del massiccio, un’importante influenza abbia avuto l’attività del vicino vulcano di Roccamonfina.
Ed ecco, ha dimostrato Trabucco, che i terreni ora sciolti, ora a medio impasto, ora piu’ argillosi, rilevati, associati ad una serie di felici condizioni legate ad altri parametri (capacità di scambio, colloidi e sostanze organiche), fanno di quel triangolo di terra un territorio unico e particolarmente vocato alla coltivazione della vite e alla produzione del Falerno.“In assenza di un significativo intervento dell’uomo nella vinificazione del vino, fondata, all’epoca, su una serie di pratiche poco piu’ che empiriche - ha sottolineato ancora Moio - è il microclima, a fare la differenza”. Un concetto che i francesi hanno fatto proprio molti secoli dopo coniando la parola “terroir”. Insomma, per dirlo ancora con le parole professor Moio “in questo territorio i romani arrivarono alla definizione del primo cru al mondo”. E lo fecero ad esso dedicando non solo le uve migliori, ma anche dotandolo di contenitori adatti (le anfore, partite da Puteoli e ritrovate perfino alla Foce del Fiume Mekong) e indicando, puntualmente, la provenienza, l’annata e il nome del produttore.

Ma anche differenziando i vini in Asterum (forte), Dulce (dolce) e Tenue (leggero), con riferimento alla struttura, in Caucinum (Altocollinare), Faustianum (Pedecollinare) e Falernum (Pianura) in base all’esatta collocazione e provenienza. Una storia incredibile, insomma, da approfondire e alla quale appassionarsi. Se lo avevate mai sentita, adesso, ignorarla significherebbe dimenticare un pezzo di voi.

mercoledì 23 settembre 2009





Mercoledì 30 Settembre 2009
Si riparte!!!!!!

30 Settembre - 1° Incontro –


Mercoledì 30 Settembre si riparte!!!!!!!
Una serata dedicata ai formaggi dal tema:
“Muffe indotte e muffe di evoluzione”
Ore 21,00
Sponsor per i vini
Mario Ercolino ,
Patron dell’Azienda Vinosia ,
ci accompagnerà
raccontandoci i suoi vini,
Fiano
Doceassaje (greco e fiano)
Neromora (aglianico)
Marziacanale (aglianico)
Roceroce (greco e fiano passito)

Il menù della serata
a cura dello Chef Luca Pipolo:

Bocconcini tiepidi alle acciughe
e Monteveronese
_________
Risotto con ortaggi di stagione
e salsa di pecorino
_________
Gamberoni all’angostura e
Fontina Dop
__________
Selezione di formaggi:
Roquefort-Cabrales-Gorgonzola Dop-
Castelamgno Dop-Toma erborinata
____________
Dama bianca agli amaretti

Durante la serata ,
il M° Assaggiatore
Salvatore Varrella,
responsabile della Delegazione
ONAF di Napoli, dimostrerà
praticamente come si produce il
formaggio!!

MERCADANTE ENOTECA-WINEBAR
C.V.Emanuele 643/644
Costo della serata € 35,00
Prenotazione obbligatoria
081 680964
334 7807377


Giovedì 1/10 e Venerdì 2/10 serata a menù libero

Sabato 3 Ottobre si riparte con la musica dal vivo
un graditissimo ritorno per aprire la stagione musicale:

An acoustic ride coast to coast from blues to country”
“Westward Unplagged”
Tony Palomaba (chitarra e voce)
Max Villani (basso elettrico)
Roberto De Luca (chitarra e voce)


Il programma e visibile sul sito http://www.enotecamercadante.com/
VENITE a trovarci per approfittare dei nuovi arrivi in offertissima


L'ARCANTE ENOTECA SI RIPARTE CON AMICI DI BEVUTE - VIAGGIO AL CENTRO DELL'AUTOCTONO






L'ARCANTE ENOTECA
Pozzuoli

AMICI DI BEVUTE - VIAGGIO AL CENTRO DELL'AUTOCTONO




Il vitigno autoctono è coltivato e diffuso nella sua stessa zona storica di origine , quindi per autoctono s’intende un vitigno non trapiantato da altre aree. Naturalmente esistono in giro per l’Italia e per il mondo esempi di vitigni che una volta trapiantati in una certa area si sono talmente adattati bene tanto da dare spesso vini anche migliori in rapporto magari alla stessa zona di origine di provenienza. Ogni vitigno autoctono presenta una sua caratteristica e distintiva forma, colore del grappolo, del chicco e delle foglie e conferisce al vino, da esso ottenuto, alcune caratteristiche organolettiche ben precise e tipiche, identitarie della propria natura e della simbiosi con il luogo di appartenenza.La coltivazione e la difesa dei vitigni autoctoni, ed anche la riscoperta di vitigni quasi scomparsi dal panorama agricolo sono divenute priorità assolute per preservare la biodiversità di alcune aree viticole o come spesso accade di intere produzioni e denominazioni; Un lavoro duro che non tutti sono disposti a fare ma che trova in coloro che si sono incamminati in questa direzione la forza di esprimere a livelli qualitativi straordinari un elemento unico ed irripetibile: l’autenticità. L’Arcante Enoteca vi guiderà in questa riscoperta, con appuntamenti di degustazione, con incontri con i produttori, con viaggi al centro della vigna; Iniziative mirate, di grande coinvolgimento nello stile e nella tradizione di profonda disponibilità e maturata professionalità che da sempre contraddistinguono le nostre idee, i nostri progetti, le nostre proposte. Comunicare il vino, con tutto l’amore possibile.

dal 6 novembre
riprendono le attività di degustazione,
incontro con i produttori, serate a tema,
Percorsi di Degustazione.


COMUNICARE IL VINO, CON TUTTO L'AMORE POSSIBILE

ANGELO DI COSTANZO LILLY AVALLONE

per ulteriori info Info
L’Arcante Enoteca Tel. 081.3031039

mailto:larcante@libero.it

Oppure utilizzare il collegamento facebook : http://www.facebook.com/profile.php?id=1565052213&ref=name

Gourmet ed archeologia venerdì 2 ottobre al Cantiere del Gusto con Terre di Sylva Mala


lo Chef Ivan Iovane






Gourmet ed archeologia:Venerdi’ 2 ottobre al "Cantiere del Gusto" con i vini di Terre di Sylva Mala

Ivan Iovane ha viaggiato nelle cucine dei migliori ristoranti emiliani, liguri etoscani. Ha fatto tappa al Grand Hotel Telese, poi sul Vesuvio daGrand Hotel La Pace a La Vela di Torre Annunziata. Si è specializzatonelle cucine della Dolce e Salato e acquisito le conoscenze dellamateria prima tra l’Etoile e il Capo D’Orso. E’ un breve tourdell’esperienza lavorativa acquisita in cucina dallo chef Ivan Iovane,ventottenne promettente che tra primi piatti, secondi e dessert sidiverte oggi con nuovi piatti gourmet nelle cucine del nuovoristorante Il Cantiere del Gusto di Piggiomarino.“Abbiamo avviato questa attività per promuovere una buona cucina sulterritorio con le ricette delle tradizione – spiega l’ingegnereSabatino Parisi, patron del ristorante – Abbiamo contattato un caroamico stella Michelin, al quale abbiamo chiesto di segnalarci uno chefcon creatività e conoscenza del settore. Ed eccoci qui con Ivan, chedevo riconoscere ci sta dando grandi soddisfazioni”.Il nuovo ristorante ha 60 posti a sedere e 20 posti esterni. Ilmercoledì è il giorno di chiusura. E la mission è di promuovere quantodi suggestivo i Comuni a nord di Napoli possono offrire, in termini ditipicità e sapori. Il nome nasce dal legame con la prima attivitàlavorativa di Parisi, appunto ingegnere.“Come apertura stagione – continua Parisi – abbiamo promosso unaserata sul tema dell’archeologia, per ricordare l’esistenza aPoggiomarino di un scavo archeologico da completare e che potrebbeessere il punto di forza per nuovi itinerari turistici, qui a sud diNapoli. La kermesse è prevista per il 2 ottobre, con i vini LachrymaChristi doc, rosso e bianco, della cantina Terre di Sylva Mala. Lericette? Quelle storiche, legate appunto all’archeologia, rivisitatedallo chef Iovane”.



Per contatti: CANTIERE DEL GUSTOTel. 081 8651675Cell. 3929474385--

Luisa Del Sorbo30Nodi - Editoria e Comunicazione

Cell.3289145106Tel/fax 0818631416info@30nodi.com

martedì 22 settembre 2009

L'INTERVISTA DI LUCIANO PIGNATARO A CLARA BARRA GAMBERO ROSSO



Clara Barra









Antonello Colonna

Roma 2010, la nuova guida del Gambero Rosso: la classifica completa e i premi


Intervista a Clara Barra



Oggi avete presentato la prima guida firmata da te come co-curatrice insieme a Perrotta. Come è cambiato il tuo approccio a questo lavoro?
Avere la responsabilità in prima persona ti ha in qualche modo frenato o liberato nelle scelte?La guida di Roma in passato era stata un po' come la "mia creatura" e (tipo Moretti in vespa) il mio piacere più grande era sempre stato quello di girare possibilmente in scooter e scoprire proprio on the road posti nuovi, quest'anno per ovvi motivi ho avuto poco tempo per farlo ma quel poco ho comunque cercato di metterlo a frutto. Il mio approccio resta sempre quello di passione e curiosità, sono fondamentali in questo lavoro
Quali le novità più rilevanti di questa edizione?
Oltre ai premi regione e provincia che trovi nel comunicato, abbiamo creato il premio innovazione, cioè a dire quei posti che nella loro categoria hanno fatto una scelta fuori dagli schemi, primo fra tutti Antonello Colonna con il suo Open Colonna in cui si può mangiare no stop spendendo dai 5 ai 125 euro
Qual è lo stato della ristorazione romana in questo periodo: c'è sempre creatività o si torna all'antico?
La ristorazione romana è in fermento ma la cosa che colpisce è un'offerta sempre più elastica e sempre più disposta ad andare incontro alle esigenze del cliente con formule low cost e comunque adatte a essere fruite in ogni ora del giorno forse proprio per la crisi economica. Direi che la creatività va a braccetto con la tradizione, sono due anime che si fondono a meraviglia
Il ristorante che ti ha enozionato di più e quello che non ti aspettavi così buono?
Pipero di Albano Laziale

Ma insomma, si mangia meglio a Roma o in provincia?
Ormai il fuori Roma è più o meno alla pari con Roma, realtà come Acuto, Acquapendente o Albano Laziale o il The Cesar de La Posta Vecchia di Ladispoli, L'Angolo d'Abruzzo mentre in città La Pergola, Il Pagliaccio, il Baby, l'Imago... insomma più o meno i conti si stanno pareggiando anche perché Colonna è arrivato a Roma e Adriano Baldassarre del Tordo Matto di Zagarolo, notizia di oggi, è andato via dal suo ristorante dove invece è rimasta la madre con il suo secondo per l'alta ristorazione il futuro è il grande albergo, solo così può reggere gli alti costi perché c'è la struttura intera che con i suoi introiti sostiene il ristorante.


RISTORANTE …..... PUNTEGGIO 2010 ..PUNTEGGIO 2009 …. +/-
Tre forchette

La Pergola de l’Hotel Rome Cavalieri.. 93....................... 93 .......... =

Due forchette
Il Pagliaccio...................................... 88.................... 86 ....... +2
Le Colline Ciociare .......................... 87 ................... 87 ....... =
Open Colonna................................. 86...................... 75...... +11
La Trota.......................................... 86..................... 85......... +1
L'Angolo d'Abruzzo......................... 83...................... 82........ +1
Il Convivio Troiani .......................... 83 .................... 83 ........ =
La Parolina .................................. 83...................... 83.......... =
Pipero........................................... 83...................... 81........ +2
L'Acqua Pazza.............................. 82 ..................... 82 ...... . =
Il Granchio ................................... 82....................... 82......... =
Pascucci al Porticciolo ................. 82 ...................... 80........ +2
Pierino......................................... 82....................... 82......... =
Al Ceppo...................................... 81....................... 81.......... =
The Cesar Hotel La Posta Vecchia. 81...................... 77.......... +4
La Rosetta ................................... 81 .................... 81 ......... =
La Torre........................................ 81...................... 80......... +1
All'Oro.......................................... 80...................... 77.......... +3
Antico Arco.................................. 80 .................... 80........... .=
L'Arcangelo................................. 80....................... 80........... =
Baby dell’Aldrovandi Palace ......... 80...................... 81........... -1
Chinappi .................................... 80 .................... 80.............. =
Il Focarile.................................... 80.................... 79............. +1
Funghetto.................................... 80..................... 80............. =
Glass Hostaria.............................. 80................... 77............. +3
Imàgo de l'Hotel Hassler................ 80....................81..............+1
Orestorante ................................ 80 ................. 80 ............. =
Da Romolo al Porto...................... 80................... 76............. +4
Il Tordo Matto.............................. 80 .................. 83 ........... -3
Enoteca La Torre........................ 80.................... 81.............. -1


Roma del Gambero Rosso 2010
Due gamberi
Da Armando al Pantheon, Baba, Ristoro La Dispensa, Da Felice, Iotto, Osteria del Giuda Ballerino!, Osteria del Velodromo Vecchio,Osteria di San Cesario

Roma del Gambero Rosso 2010
tre bottiglie
Del Gatto, Roscioli

Roma del Gambero Rosso 2010
due bottiglie
La Barrique, Casa Bleve, Il Goccetto, Palatium - Enoteca Regionale, Trimani Il Wine Bar

premio innovazione
La Fucina
Open Colonna
V Ice
Roma del Gambero Rosso 2010
MANGIARE
PREMIO QUALITA' / PREZZO

L'Angolo Divino
La Barrique
Mamma Angelina
Le Tre Zucche
MANGIARSEMPRE
PREMIO QUALITA' / CORTESIA

Barnum (caffè & bar)
Marciaronda (pizza a taglio)
COMPRARE
PREMIO QUALITA' / CORTESIA
Bomprezzi (enoteca)
Comptoir de France (gastronomia)
Cristalli di Zucchero (pasticceria)
Luigi De Angelis (carni e salumi)
De Juliis (formaggi)
Del Gatto (enoteca)
Liberati (carni e salumi)
Magini (carni & salumi)
Pomarius (gastronomia)
Antico Forno Roscioli (panetteria)
Said dal 1923 (cioccolato)
I Sapori d'Italia (enoteca)

Roma del Gambero Rosso 2010
PREMI SPECIALI PROVINCIA DI ROMA

Giovane Ristoratore Emergente All'Oro –Roma (ristorante)
Miglior Cantina del Territorio Locanda Lai – San Vito Romano (ristorante)

Miglior Artigiano del Territorio Acquolina – Roma (pizza a taglio)

Miglior Artigiano del Territorio Pompi– Roma (pasticceria)
Miglior Artigiano del Territorio Gori – Roma (pasticceria)

Miglior Artigiano del Territorio Pascucci – Canale Monterano (RM) (panetteria

Vigna Del Vulcano Lacryma Christi del Vesuvio doc 2002

rilancio anche qui la mia scheda pubblicata stamattina per Luciano Pignataro Wine Blog.
un vino da ricordare.
Giovanna Ambrosio

Vigna del Vulcano 2002 Lacryma Christi del Vesuvio doc
22/09/2009

VILLA DORA

Uva: coda di volpe 80% falanghina 20%

Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro

Fermentazione e affinamento: acciaio e legno





















I vini delle terre nere, la full immersion di Vesuvinum 2009 e prima ancora il tour siciliano hanno lasciato il segno al naso e al palato. Lo incontro tra tanti Lacryma Christi 2008, massimo 2007, la curiosità per i bianchi campani da invecchiamento è in agguato. 2002, colore giallo paglierino intensamente dorato, ottima vivacità e consistenza al bicchiere annunciano un vino che sta affrontando alla grande il passare degli anni. Primo naso fortemente minerale, quasi idrocarburi di stile alsaziano, subito dopo arrivano floreale e frutta matura ancora fragrante : piacevoli note di ginestra del Vesuvio, agrumi, albicocca e una nota tra il vegetale e lo speziato di pepe bianco, sul fondo una leggera dolce speziatura tra miele e vacilla dovuta al passaggio in legno piccolo di circa tre mesi.L’attacco al palato è morbido e allo stesso tempo notevolmente fresco e sapido con una bellissima lunghezza ben fusa tra naso e palato. E’ un vino sul quale l’azienda ha investito, non è da tutti poter attendere tanto tempo prima dell’immissione sul mercato. Villa Dora è un’azienda profondamente calata nella realtà territoriale del Parco Nazionale del Vesuvio, 13 ettari con vigneti a 250 – 300 mt. sul livello del mare, cenere e lapilli ritornano in questo bicchiere, in particolare il fondo cinereo che si avverte a bicchiere vuoto.La famiglia Ambrosio, tra le prime in Campania, ha compreso l’accezione completa del termine terroir che, oltre ai vigneti , al microclima, alle caratteristiche del suolo, deve includere il fattore imprescindibile dell’esperienza umana e del contesto storico – culturale. Per questo motivo l’azienda si è affidata a chi fa di questi pensieri una filosofia di vita: l’enologo Roberto Cipresso affascinato da realtà estreme come questa dalle terre nere e da Tornando al palato, il vino si caratterizza per un buon equilibrio tra freschezza, sapidità, struttura e morbidezza (13,5% alcool) conferita dalla botte piccola, nonostante manchi la fermentazione malolattica, e dal lungo affinamento in bottiglia.E’ un vino tutto vulcanico, nonostante la sapidità e la relativa vicinanza al mare, lo ritengo un vino di terra da abbinare a piatti di campagna della cucina vesuviana oppure al baccalà con i ceci, lo stocco in bianco con le olive, paccheri al ragu’ di cernia, e tutti i piatti della tradizione “mangiafoglie” partenopea, visto che da sempre il Vesuvio è (o dovrebbe essere) la dispensa orticola della città di Napoli. Da ricordare che Villa Dora fa dell’invecchiamento del vino una filosofia aziendale: il Forgiato Lacryma Christi Rosso Doc 2004 ha vinto il premio Amodio Pesce 2009.

Scheda di Giulia Cannada Bartoli

Sede a Terzigno, Via Boscomauro, 1. Tel. 081.5295016, fax 081.8274905. http://www.cantinevilladora.it/. Enologo: Roberto Cipresso. Ettari: 13 di proprietà. Bottiglie prodotte: 50.000. Vitigni: piedirosso, aglianico, coda di volpe, falanghina.

lunedì 21 settembre 2009

Le mie degustazioni estive





Morbino 2008 Bianco Basilicata igt
VINI LA LUCE

Uva: moscato 60%, malvasia bianca di Basilicata 40%


Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro

Fermentazione e maturazione: acciaio

Michele La Luce ( mia foto durante il Festival delle Piccole Vigne ) Il mio personale Oscar dei Grandi Vini da Piccole Vigne provati a Castelvenere (Bn) a fine agosto, non va in Campania, ma in Basilicata. Il motivo non è dovuto al fatto che non sia stata emozionata da straordinarie piccole vinificazioni di Greco di Tufo, o Fiano, come quelle di Centrella e Cantina dell’Angelo in Irpinia e di San Giovanni Tresinus in Cilento.La ragione sta nel coraggio e nel risultato ottenuto da Michele La Luce, viticoltore appassionato insediato in Vulture da generazioni a Ginestra, piccola frazione tra Venosa e Barile nel cuore della produzione dell’Aglianico del Vulture.La Lucania non vanta particolari tradizioni di vinificazione di bianchi se non la consolidata spumantizzazione di moscato, malvasia e, ultimamente, Aglianico. I vitigni bianchi utilizzati dalla maggior parte delle aziende locali sono Fiano di Avellino e Greco. Il mercato, soprattutto la ristorazione, pressa i produttori per il completamento della gamma. Ecco che allora Michele La Luce decide di avviare nel 2008 una piccola produzione di bianco, appena 3.500 bottiglie. Naturalmente non intende allinearsi alle mode, s’ispira invece alla tradizione locale della spumantizzazione di moscato e malvasia e va all’avventura verso la vinificazione in versione ferma di questi due vitigni in uvaggio. Il nome Morbino, attribuito anche all’etichetta da tempo a catalogo, dello spumante charmat, deriva dalla posizione dei vigneti, a circa 450 slm, confinanti con Contrada Morbano, famosa per la produzione del Moscato Spumante. L'esposizione delle vigne mantiene le uve sempre al sole, e il piacevole venticello del Vulture contribuisce a preservarne la sanità e prevenire oidio e peronospora.) I terreni calcareo - argillosi e magmosi, naturalmente d’origine vulcanica, infondono al vino una precisa matrice minerale, portato all’equilibrio nei profumi e nella struttura dalla buone escursione termica e dalla serietà del lavoro, in vigna di Michele e in cantina di Sergio Paternoster.La fermentazione è breve, a bassa temperatura con criomacerazione e decantazione a freddo. Il vino si stabilizza fino a dicembre per poi affinare in bottiglia almeno 4 mesi. Prima dell’imbottigliamento viene portato anche sotto lo zero. Ne risulta un colore giallo paglierino molto tenue, addirittura bianco carta, con fantastici profumi varietali.La Malvasia Bianca di Basilicata viene tradizionalmente usata per produrre vini di buon livello qualitativo, ai quali conferisce oltre ai predetti caratteri aromatici, un’importante acidità fissa, fondamentale sia, per la spumantizzazione , sia, per la vinificazione tranquilla.Ne viene fuori un bicchiere decisamente insolito, accattivante e beverino. Al naso ritrovo profumi varietali aromatici, tenui, morbidi e allo stesso tempo intensi, piacevoli effluvi agrumati e cedrini. Siamo al sud e quindi troviamo sentori di frutta matura e una struttura glicerica più importante. L’ingresso in bocca è una sorpresa: ci si aspetterebbe un vino tendente all’amabile, invece i sentori olfattivi si fondono elegantemente con netti e piacevoli picchi di freschezza ( acidità 6 gr./lt) sapidità, mineralità e lunga persistenza aromatica. Assenza totale di residuo zuccherino. Straordinaria morbidezza conferita dai 13, 5 – 14% gradi alcolici assolutamente poco percettibili al palato, dedicata a quel pubblico che si fa suggestionare dalla gradazione alcolica del vino come unico indice di gradimento. Ottimi riscontri sui mercati di Milano e Roma, mi racconta Michele.Ho spesso affermato che il vino è frutto del suo territorio e che parte fondamentale del territorio è data dagli uomini, dalla loro cultura e dal loro modo di concepire la viticoltura. Bene questo Morbino Bianco è assolutamente figlio del suo terroir, tra Barile e Venosa (Pz) all’ombra del Vulture e del vignaiolo Michele La Luce: una persona, semplice, apparentemente timida, ma di ottima struttura e “persistenza”.Gli abbinamenti? Lo vedo bene su delicati crudi di pesce accompagnati da verdure alla griglia, sul baccalà alla brace, sulla mozzarella di bufala aversana, zuppette di legumi estive, e ancora sugli spaghetti alla colatura di alici di Cetara di Pasquale Torrente del ristorante Al Convento.In perfetta linea il prezzo: 6 euro franco cantina. Scheda di Giulia Cannada BartoliSede a Ginestra. Via Roma, contrada Serra del Tesoro. Tel./fax 0972.646145. Cell. 3476386630 http://www.vinilaluce.it/ vinilaluce@libero.it. Enologo: Sergio Paternoster. Ettari: 6 di proprietà. Bottiglie prodotte: 30.000. Vitigni: aglianico, moscato, malvasia.

Napoli, 26 Settembre 2009, IL VIAGGIO DI GIOVANNI AJMONE CAT RACCONTATO IN UNA MOSTRA AL MUSEO DEL MARE

Il Ristorante Tarantino di Pozzuoli offre gli sfizi di mare dell'aperitivo Flegreo
Le cantine Astroni offrono in degustazione i vini dei Campi Flegrei


Il logo del Museo del Mare di Napoli





La locandina della mostra





Giovanni Ajmone Cat





Il San Giuseppe: 1973 da Torre del Greco (Na) in Antartide e rientro ad Anzio (Rm)






Napoli, 26 settembre 2009, SI INAUGURA LA MOSTRA SUL Viaggio in Antartide di GIOVANNI AJMONE CAT nell' ambito delle Giornate europee del patrimonio” al Museo del Mare di Napoli .




a cura di Antonio Mussari
e
Ferruccio Russo

Aperitivo flegreo
a cura di
Officine Gourmet


Sabato 26 settembre 2009, presso il Museo del Mare di Napoli, via di Pozzuoli, 5 (Bagnoli), alle ore 9,00, nell’ambito delle “Giornate europee del patrimonio” sotto l’egida dal Ministero dei Beni Culturali e della Direzione Regionale dei Beni Culturali sarà inaugurata la mostra foto-documentaria “Viaggio in Antartide di Giovanni Ajmone Cat” a cura di Antonio Mussari e Ferruccio Russo, che resterà aperta al pubblico fino al 26 novembre 2009. La mostra vuole ricordare i due viaggi di Giovanni Ajmone Cat in Antartide, in terre inospitali e remote: il primo per inseguire il sogno di portare il Tricolore là dove non era mai stato piantato; il secondo, per realizzare una spedizione scientifica con la quale gli italiani, grazie all’esplorazione di nuove terre in Antartide, potessero guadagnare il diritto di partecipare alla ricerca ed allo sfruttamento delle sue risorse.
Attraverso l’esposizione di materiali fotografici, oggetti personali, un film documentario ed un libro memoriale vengono illustrati i due viaggi che furono effettuati con un’ imbarcazione di circa 16 metri: il San Giuseppe Due, costruito a Torre del Greco nel 1968 presso il cantiere di Antonio e Gerolamo Palomba e armato con due vele latine con fiocco, controfiocco e scopamare, realizzate da Giovanni Ascione anche lui di Torre del Greco.
In esposizione: gli effetti personali, i modelli delle due imbarcazioni: S. Giuseppe1 e San Giuseppe Due e gli indumenti indossati nel freddo inverno polare.
Il film documentario, basato sulle riprese in Antartide di Dario Trentin, amico fraterno e compagno di viaggio in varie tappe del viaggio del San Giuseppe Due, ha per titolo ”Il Tricolore nei mari del Sud”.
Il libro memoriale è il diario di viaggio della prima spedizione in Antartide ed è corredato da bellissime fotografie scattate nel corso della navigazione. La realizzazione di questo libro è dovuta alla tenacia ed alla paziente ricostruzione grafica del curatore ed editore Ferruccio Russo. Alla conferenza, con inizio alle 9,30, interverranno i familiari, compagni di viaggio e responsabili delle istituzioni che sponsorizzarono il secondo viaggio di Giovanni Ajmone Cat. In chiusura : Aperitivo con le bollicine flegree di CANTINE ASTRONI e piccoli sfizi di mare a firma dello chef Gennaro Bisci proprietario del Ristorante dal Tarantino di Pozzuoli

Accrediti e Contatti: tel. 081 6173749; fax 081 2428728
Mobile 339 8789602
officinegourmet@gmail.com

Credits
http://www.museodelmarenapoli.it/
http://www.beniculturali.it/
http://www.cantineastroni.com/
http://www.trattoriadaltarantino.it/

UFFICIO STAMPA Giulia Cannada Bartoli - Officine Gourmet tel/fax + 39.081.8041841 mob.+39.3398789602www.leofficinegourmet.blogspot.com