sabato 31 luglio 2010

Ristorante Don Salvatore a Mergellina, 60 anni di storia di pizza e della cucina napoletana di mare

31 luglio 2010
la storia comincia sulle palafitte negli anni '50
Via Mergellina 5
Telefono 081.681817, fax 081.661241
www.donsalvatore.it
Chiuso: il mercoledì. Aperto: pranzo e cena
Ferie: mai

di Giulia Cannada Bartoli
Tutta n’ata storia. Sì perché qui non si tratta della semplice visita ad un ristorante di Napoli, Qui c’è un pezzo di storia della cucina napoletana e dei cambiamenti della città dagli anni ’50 ad oggi. Tutto comincia proprio nel 1950, quando Salvatore Aversano, pescatore a Mergellina con la passione della cucina, apre, prima soltanto nella bella stagione e poi stabilmente, “Don Salvatore a Mergellina” sulle palafitte a mare ,alle quali si accedeva dal marciapiede con le scalette che portano allo storico cantiere Di Pinto, i gloriosi artigiani degli incantevoli gozzi a vela napoletani con la stella scolpita in legno sul cavallino di prua.
L'indimenticabile Tonino Aversano
In quegli anni quel marciapiede era occupato da distese di candide reti di cotone esposte al sole, che i tannini usati per preservarle dalla marcescenza rendevano scure e i galleggianti  erano di  sughero vero. Spesso, dopo le mareggiate capitava di dover recuperare dal mare tavoli e sedie. Nel 1961, cinque giorni prima dell’apertura, mi racconta la zia di Francesco Aversano, figlio del grande Tonino, arriva il decreto d’abbattimento delle palafitte. Salvatore non si arrende, di fronte, sull’altro marciapiede, ci sono i “malazeni” in tufo, con i tetti a volta, ricovero invernale per le barche e decide che Don Salvatore non può sparire, si sarebbe trasferito. Poco dopo, nel 1962 l’apertura del nuovo locale, paure, preoccupazioni: la fila per entrare arrivava fino alla piazzetta della funicolare di Mergellina, forse la più suggestiva di Napoli, che collega i quartieri della collina di Posillipo con il lungomare Caracciolo e il porto turistico, attraversando parchi e giardini privati, un percorso di  circa600 Mt  con panorama mozzafiato.
Anni ‘50… il gozzo a tavoletta! Foto Don Salvatore a Mergellina
Dopo 48 anni, il locale è ancora qui, faro e affezionato custode della ristorazione partenopea della tradizione classica di eduardiana memoria. Dopo il trasloco, il ristorante è andato avanti sotto la guida di Salvatore e di suo figlio Antonio, da tutti detto affettuosamente Tonino. Alla scomparsa di Salvatore, “ il gentil pescatore”, Tonino va avanti con grande successo, insieme alle sorelle Maria Rosaria e Luisa fino al dicembre 2008, quando il Maestro Ristoratore e Papà della Sommellerie campana scompare lasciando il testimone a figli e nipoti.  Vincenzo Esposito si occupa della gestione e della ristorazione, l’organizzazione commerciale e amministrativa passa al figlio di Tonino, Francesco Aversano, Amministratore Delegato di Mascalzone Latino, per dieci anni in giro per il mondo, poi rientrato a Napoli per alimentare, insieme ai familiari, la passione  del nonno e del padre per l’autentica cucina napoletana.
Francesco Aversano "ieri" a bordo di Mascalzone Latino
Tonino era un cultore delle autentiche tradizioni, dei piatti storici, fedelmente interpretati, fatti di sostanza, dove i sapori sono tutti comprimari e distinti, in una parola armonici, abbinati grazie alla profonda conoscenza della ricchezza e diversità del patrimonio agricolo, ittico e caseario campano.  Una fedele interpretazione della cucina dei napoletani prima “ mangia foglie” e poi “magna maccheroni”, insomma la cucina delle proprie radici, da non dimenticare mai, adeguandosi con intelligenza e creatività al passare del tempo. La memoria storica è fondamentale, qui nulla è andato perduto. A tenere il filo ci pensano  appunto, il nipote Vincenzo Esposito, esperto di vini ed erede dei “segreti” di Tonino insieme allo chef Francesco Costa, ai fornelli di Don Salvatore da oltre 40 anni, l’aveva preceduto, fino agli anni ’90 lo chef Peppe Abruzzese, detto, per le sue origini “‘O Calabrese”. Lo chef mi racconta con gli occhi lucidi degli anni trascorsi insieme a Tonino, a discutere di piatti da creare, in giro per il mondo tra Europa, Stati Uniti e Giappone. Da qualche anno, al fianco di Francesco Costa c’è il giovane e appassionato sous Chef Vittorio Soriente. Il locale tiene in pari considerazione pizza e cucina, grazie a Tonino, profondo conoscitore della pizza, delle sue caratteristiche di cibo da strada, diventata pizza napoletana con l’avvento del pomodoro ai principi del 1700. La tradizionale pizza Margherita la fa da padrone, un altro personaggio storico è dietro al bancone da 34 anni, il Maestro Pizzaiolo Enrico Masiello.
Enrico Masiello, pizzaiolo di Don Salvatore da 34 anni
La sua pizza Margherita è composta da: acqua, farina, lievito madre, sale. Per il condimento: pomodori pelati, tipo San Marzano, olio extravergine d’oliva, fiordilatte ( sì, fiordilatte) e in chiusura, pomodorini freschi, basilico e un bocconcino di mozzarella di bufala al centro della pizza. Sono rimasta sorpresa dal  fiordilatte, Enrico Masiello sostiene con certezza che la pizza margherita si fa con il fiordilatte di Agerola, dei Monti Lattari, in quanto si scioglie più rapidamente e contiene meno acqua. Su questo punto la discussione è aperta e vivace, comunque, la pizza di Mast’Enrico è decisamente bbbbuona:). qui e qui le diverse tesi. Veniamo alla mia visita da Don Salvatore: entrando mi assale un’emozione, mancavo dal 2007… qui la scheda di Luciano Pignataro. Mi accoglie l’infaticabile e prezioso Maitre, Maurizio Platano, co – protagonista della storia di questo vivace luogo della memoria. La struttura architettonica la ricordavo bene, è quella degli antichi “malazeni” tipici di Napoli e delle isole del Golfo, adibiti a depositi e ricovero per le barche d’inverno, locali a fronte strada, vicini al mare con alti soffitti generalmente a volta incrociata. Tutto ricorda le origini e il mare: tanto legno, colori solari, stile sobrio,  e poi il “lusso” dei finissimi lampadari di Murano stile anni ’60. All’ingresso il banco del pesce fresco  e il tradizionale bancone del pizzaiolo a vista, più verace di così non si può. Naturalmente la struttura si è adeguata ai tempi, questo è sempre stato, grazie a Tonino, il luogo del vino e della buona tavola, ergo tutto è curato nei minimi particolari, mise en place elegante ed essenziale, servizio e tempistica ineccepibili, cosa rara da trovare di questi tempi in città.
Al tavolo mi aspetta Francesco , il figlio di Tonino, gli stessi occhi guizzanti del padre mi ricordano il  lavoro dietro le quinte,  la semplicità, l’amore smisurato per il mare e, allo stesso tempo, la rara determinazione commerciale e manageriale, decisa a non perdere l’inestimabile patrimonio umano ed enogastronomico racchiuso in questo locale. Mi accenna a nuovi progetti, mirati ad incrementare la clientela di città, specie quella delle fasce giovanili e poi, c’è il settore Don Salvatore Banqueting , una squadra diversa, guidata dal cugino Vincenzo Esposito e dallo chef  Felice Franzese,   che organizza eventi in  una serie di dimore storiche,  dove  la linea di cucina è più innovativa, ma, sempre in continuo  e mutuo confronto con la casa madre. Francesco manca da Napoli, da circa dieci anni, mi racconta di aver trovato la città cambiata e non in meglio, questo spinge sia, lui sia, tutti gli Aversano a proseguire nell’operazione di recupero, promozione e comunicazione di una Napoli diversa, quella vera, antica, ma non pittoresca, difficilissima da ritrovare e capace di rialzarsi dalle vergogne degli ultimi decenni. Comunicare tutto questo con un semplice ristorante? Certo, è eccessivo, ma è  comunque un  primo passo di una strada, quella del marketing di territorio e di esperienza che la Campania stenta ad intraprendere. Qui nessuno si è “arreso”, il team “Don Salvatore”, un’unico equipaggio – famiglia, composto da titolari e dipendenti, lavora quasi 24 ore al giorno, infaticabile, con un solo comune obiettivo: l’eccellenza. Il traguardo, nonostante la consapevolezza che ogni linea d’arrivo è solo un giro di boa di un viaggio lungo una vita, è senz’altro raggiunto. Tuttavia, cura, rispetto delle materie prime,  fantasia, equilibrio di sapori e passione aumentano ogni giorno.
Francesco Aversano oggi...da "mascalzone" a ristoratore:)
La mia degustazione
Grazie all’appetitosa spiegazione del Maestro Pizzaiolo Enrico Masiello, decido di cominciare  proprio da un assaggio di pizza Margherita: l’impasto è soffice, tonda, tonda, come deve’essere, il “cornicione” rigonfio, di ottima qualità olio e pomodori, decisamente da ascrivere tra le pizzerie di città degne di questo nome. L’abbinamento, manco a dirlo, Asprinio di Aversa Spumante Brut. I tipi di pizza in carta sono una quindicina, le classiche e qualche contaminazione che strizza l’occhio alle richieste del pubblico e alle mode. Chiedo a Francesco Aversano se c’è una percezione, più o meno precisa, di quanto lavori la pizzeria e quanto il ristorante, in media – mi risponde il “ristoratore navigante” – 40% – 60%, la pizza si consuma più a cena e, tra l’altro, ha ormai preso piede tra la clientela la consuetudine di optare per i  vari menù degustazione che comprendono: pizza, fritto misto e torta caprese (€ 16); pizza, frittura di gamberi e calamari e babà (€ 21). Il seguito della degustazione ha già un ordine prestabilito insieme ad una sfilata di vini bianchi, tutti campani. Do comunque uno sguardo alla carta dei vini e – no wonder – ci trovo molte meraviglie nazionali e straniere, oltre a qualche micro eccellenza campana da veri intenditori.
la pizza Margherita di Don Salvatore
La prima entrèe potrebbe sembrare  un piatto stile anni ’80 ( vedo già Maffi e qualcun altro storcere il naso) freschissimi gamberetti di nassa scottati, in insalata con vera rucola (quella nostrana, croccante e un po’ forte) e tocchetti di mela. Piacevole, rinfrescante, ricorda l’amore di Tonino Aversano per l’abbinamento tra frutta e ortaggi con crostacei e molluschi.
freschissimi gamberetti, mela e rucola napoletana
A seguire, millefoglie di polipo scottato e zucchine, alla quale abbiniamo una falanghina dei Campi Flegrei, minerale e sapida che contrasta alla grande con la tendenza dolce del piatto che trovo delicato ed equilibrato. In inverno e primavera al posto delle zucchine, arrivano carciofi e patate.
Milefoglie zucchine e polipo
L’ultima entrèe è un piatto antico che risale alla cucina napoletana del ‘800 “‘e seccetelle arrutiate”: ovvero seppioline al tegame, con cipolla, pinoli e uva passa, sfumate al vino bianco. L’usanza di adoperare l’uva passa per addolcire i piatti è antichissima, risale, infatti, all’epoca bizantina. L’abbiamo abbinato ad una Falanghina Taburno doc, di corpo, opulenta e allo stesso tempo fresca, che ha sostenuto degnamente la struttura della preparazione.
" 'e seccetelle arrutiate"
Terminata la giostra delle entrèè, passiamo agli assaggi dei primi ( vedo la la mia dieta vacillare. non posso permettermi soggiorni dimagranti miracolosi…:) Mi limiterò ad assaggiare, lasciando i piatti quasi intatti, un delitto. Le prime due uscite sono ricette veramente storiche, riso alle “arselle” (telline) e “tubettoni alla chiaiese”, due ricette brodose, solo in apparenza poco adatte al caldo estivo, in realtà, assaggiate più fredde sono deliziosamente fresche e sanno di mare.
Riso e arselle
I tubettoni alla chiaiese prendono il nome da una strada napoletana, la Riviera di Chiaia, allora contigua alla spiaggia, (chiaia) , oggi un ingorgo di auto e continui lavori metropolitani. Le mogli dei pescatori, fuori dalle case, usavano bollire grossi pentoloni di cozze, una volta aperte, l’acqua non veniva buttata via, ma vi si aggiungevano olio, sale, aglio, qualche “pummarolella” e, ad ebollizione,  si “calavano” i tubettoni e poi si univano poi le cozze, un piatto caldo per ristorare la fatica dei mariti al rientro da una giornata di pesca.
La Riviera di Chiaia com'era...
i Tubettoni 'a chiaiese oggi
La Falanghina del Taburno ha sostenuto sia il riso che i tubettoni, per cedere il passo ad un più strutturato Greco di Tufo atto a reggere  “‘O pacchero ‘o monaco”, profumati paccheri con gamberoni, scampi e olive nere, appena rosati, la ricetta prende il nome da un collaboratore storico del ristorante, detto “‘ monaco”. Piatto assolutamente tradizionale, leggero nell’esecuzione, mare allo stato puro.
'O pacchero 'o monaco
Chiudiamo la carrellata dei primi con una ricetta del 1834: ’o maccarunciello ‘ncaciato co’ cuoccio ( pasta con cacio e coccio, pesce carnoso, in italiano, gallinella o cappone imperiale). L’esecuzione, apparentemente semplice, è in realtà insidiosa, si possono usare, come in questo caso, anche le linguine ed è necessariogiocare empiricamente  con l’equilibrio tra i sapori del pesce, del formaggio, della pasta e del pomodoro, perché nessuno prevarichi l’altro, lo chef ha fatto centro. Qui l’abbinamento è impegnativo, un cru di falerno bianco 2006 riesce nell’intento.
linguine 'ncaciate co' cuoccio, N.B.la presentazione anni '80 inganna! il piatto è fantastico
A proposito di “cuoccio”, il Maitre Maurizio Platano entra spingendo un carrello con uno splendido esemplare appena pescato e cucinato “‘a marenara”, ossia con aglio, olio, sale e abbondante pomodoro fresco, – fosse stato con meno pomodoro” – mi dice il Maurizio – avremmo avuto la classica “ acqua pazza”. E se qualcuno non mangia pesce? Mi risponde Francesco,  “abbiamo sempre in carta i piatti tradizionali napoletani di terra, i paccheri con ragù e ricotta,  fettuccine con funghi porcini e zucca, minestre di pasta, la lasagna a carnevale, la carne “alla pizzaiola” , filetti e tagliate alla griglia, o, in salsa di aglianico.
" 'o cuoccio a marenara"
Immagino di essere in dirittura d’arrivo e invece no…arriva il piatto forte, una creazione dello stesso Tonino Aversano, gamberoni imperiali rosso fuoco da  Mazara del Vallo, al vapore con passatina di ceci. Un’esplosione di colori e sapori, morbidi e ben bilanciati, sostenuti splendidamente da un pallagrello bianco 2006.
Gamberoni rossi imperiali al vapore con passatina di ceci
Siamo veramente “alla frutta”, lo chef mi racconta di altri due secondi molto particolari e attraenti: l’orata gratinata con mandorle e zucchine lamellate, in pastella e fritte e il baccalà “‘a cannaruta”, un piatto menzionato dal Duca di Buonvicino per il menù della Settimana Santa nel 1839. Il baccalà viene spugnato per 24 ore, spolpato e cotto in padella con pane grattugiato, aglio, olio e una spruzzata di limone.
Vi starete chiedendo, ma in un posto così, quanto si spende?  In media 15 euro per la pizza e 45 euro per un menù di mare, considerando che oggi quasi più nessuno riesce a mangiare un menù completo dall’antipasto al dessert. Nel caso siate tra quelli  che riescono nell’impresa, allora per un sontuoso pranzo di mare, dovrete investire tra i 50 e 60 euro esclusi i vini e qualsiasi pentimento.
Il racconto dello chef si chiude in dolcezza con l’ingresso di una spettacolare “zuppa inglese” napoletana, davanti alla quale fotografo un pezzo  della grande squadra degli Aversano, una famiglia che l’amore per la  cucina napoletana, per il vino e per  il mare ce l’ha nel sangue.
da dx il Maitre Maurizio Platano, Francesco Aversano, lo Chef Francesco Costa, il Maestro Pizzaiolo Enrico Masiello e il giovane Sous Chef Vittorio Soriente, al centro la zuppa inglese -napoletana

venerdì 23 luglio 2010

Breaking News. Sull’Espresso fresco in edicola Enzo Vizzari recensisce Sud di Marianna Vitale

Marianna Vitale
In edicola da un paio d’ore, andate a comprarlo. Enzo Vizzari, che ha visitato il locale senza preavviso un paio di mesi fa, ci parla di Sud di Marianna Vitale.
Divorata dalla passione, Marianna Vitale si è imposta per freschezza di idee e dedizione al lavoro.
Nella rubrica settimanale Vizzari ha scelto questo locale a Quarto per consigliarlo ai lettori.

Con Marianna Vitale a Fabbrica dei Sapori
Ne siamo davvero contenti.
Per Marianna un’ottima partenza per un percorso che le auguriamo sempre più ricco di crescita e di successi.
Un esempio sorridente per tutti i giovani del Sud.

Che aspettate? Andate, prima a leggere e poi a mangiare!:-)

Quarto (Napoli)
Via SS Pietro e Paolo n° 8
tel. 081.0202708
www.sudristorante.it
Aperto la sera, domenica e festivi a pranzo
Chiuso il lunedì

giovedì 22 luglio 2010

Un libro per l’estate: Misticanze. Parole del gusto, linguaggi del cibo

    la copertina di Misticanze, uscito a novembre 2009

Ovvero di un viaggio letterario, culturale ed emozionale nelle parole della cucina italiana dai banchetti rinascimentali alla cucina moderna.
di Giulia Cannada Bartoli
Nonostante il titolo questo libro non è un testo di cucina  ma, un viaggio nella lingua italiana che si confronta con l’aspetto culturale della cucina. Un testo che apre i sensi del lettore ad una conoscenza approfondita della variegata poliedricità della nostra cucina. Misticanza significa mescolanza in un lento alternarsi di colori e sapori che non è mai uguale a sé stesso, così il libro di Gian Luigi Beccaria – storico della lingua e critico letterario – ripercorre in un movimento continuo il territorio italiano nelle sue innumerevoli ricette e tradizioni che mettono in luce quanto per noi il cibo, oltre al gusto, rappresenti una vera e propria celebrazione del piacere.
Parlare di cibo, di ricette, di tradizioni culinarie è arte non facile, in particolare se non si possiede una buona dose d’indispensabile background culturale e agricolo che rende fantastica, ad esempio la descrizione di Calvino di una Charcuterie parigina sotto le feste, il Museo dei Formaggi o la bottega di un macellaio: “ Si succedono il rosso vivo del bue, il rosa chiaro del vitello, il rosso smorto dell’agnello, il rosso cupo del maiale.
 Avvampano vaste costate, tondi tournedos dallo spessore foderato d’un nastro di lardo, controfiletti agili e slanciati, bistecche armate del loro osso impugnabile, girelli massicci e tutti magri, pezzi da bollito stratificati di magro e di grasso, arrosti che attendono lo spago che li costringa a concentrarsi su sé stessi, poi i colori s’attenuano: scaloppe di vitello, lombate …” in queste pagine il cibo dimostra anima, forza vitale, la fonetica dà l’idea della bontà e del gusto. Le parole del cibo servono a riassaporare, i ricordi di profumi a stimolare memoria olfattiva ed emozioni.
 La pubblicità moderna ha imparato bene questa lezione per far passare messaggi seduttivi di prodotti industriali, finti, colorati, gonfi d’aria, il nulla. Ahimè anche certi menù troppo pittorici e poco esplicativi fanno volare la fantasia dei commensali verso luoghi inesistenti o poco comprensibili. Esilarante ( pg 38 – 39) la storia del linguaggio degustativo del vino nato con Sante Lancerio, il Bottigliere di Papa Paolo III. I linguaggi adoperati evocano le origini e i luoghi del cibo e del vino, riportano direttamente ai territori di provenienza, mettendo in relazione passato e presente.
La scrittura ha poteri straordinari, consente di sorseggiare due volte, riassaggiare un piatto, come se le parole Ri- materializzassero il tutto, quasi alla moviola. E vogliamo parlare del grande Eduardo de Filippo quando in “Sabato, Domenica e Lunedì” fa svelare a donna Rosa i segreti del rito del ragù napoletano?
Dalla commedia di Eduardo de Filippo, Donna R: : " o'rraù deve pippiare"

E poi il sogno che parte dalla fame dello stomaco: “Navi cariche di pane e di carne, fontane che sgorgano vino, la casa di marzapane…”.
Da sogno a simbolo di comunanza e fratellanza. Il cibo protagonista dei famosi banchetti della storia, il convivio, il mangiare e bere insieme, scambiandosi idee, esperienze, tesi intellettuali, odi e canti. Silenzio e tristezza non si adattano al convivio, meditare da soli su un cibo o un vino non va bene, non è sociale. La vita di oggi però ha un nemico difficile da combattere: la fretta, s’ingurgita, non si gusta, e per di più si ingoia tristemente, mentre convivio e lentezza inducono alla socialità e all’allegria.  Il vino scioglie la lingua e scaccia la malinconia, in vino veritas…
                        Così parlò Plinio il Vecchio

L’attitudine verso il cibo attraversa nella storia e nella letteratura fasi alterne, a seconda del momento storico e della religione dominante. L’altra dicotomia storica costante, oggi più attuale che mai è il conflitto tra naturale e manipolato, genuino e artefatto, autoctono o globalizzato. Il cibo contrassegna, o, dovrebbe demarcare l’identità e le micro differenze sia nell’uso delle parole che nella pratica culinaria, in una parola, esaltare la biodiversità. Persino nel pane, il cibo comune a tutti i popoli, ricchi e poveri, le differenze si ritrovano tra paesi, ma anche nell’arco di pochi chilometri. Altra pietanza dei poveri, lo street food oggi di gran moda, ossia, il cibo di strada, nato parecchi secoli orsono, diverso da regione a regione, insieme alla cd. cucina degli avanzi dettata dalla necessità di cibo (pg.128). in effetti, la fame ha segnato e tristemente segna la storia dell’umanità. La fame aguzza l’ingegno si dice ancora, allora i poveri andavano alla ricerca di erbe, bacche e quanto altro di commestibile, oggi, rovesciati i rapporti almeno in gran parte del mondo occidentale, sono gli chef stellati ad avventurarsi alla ricerca di cibi antichi, erbe introvabili, legumi selvatici, etc. l’Italia del cibo è uno dei paesi più ricchi sia dal punto di vista delle varietà, che da quello delle più fantasiose descrizioni lessicali: come la nostra “scazetta del cardinale”, dolce a forma di papalina coperto di gelatina alla fragola.
la "scazzetta" (cappello) del Cardinale

Interessanti tutte le espressioni idiomatiche mutuate dal linguaggio del cibo: “Essere della stessa pasta; spartirsi la torta; quel che bolle in pentola; finire a tarallucci e vino; non poter digerire qualcuno; tanto fumo e niente arrosto; prezzemolino ogni minestra; lasciar cuocere qualcuno nel suo brodo; restare a bocca asciutta e tanti altri.” E ancora le ingiurie alimentari tra gli abitanti di una città e l’alta: “ i napoletani mangia maccheroni; i bergamaschi mangia polenta; i calabresi pìzzula-fichi etc…”.
quando si dice " finisce a taralluccie vino"

Insomma un dotto ma, non saccente mosaico dell’Italia gastronomica, intriso di storia, curiosità lessicali, tradizioni popolari, da leggere golosamente in pigro relax, dovunque vi sentiate in vacanza fisica e mentale, la vostra fantasia vi trasporterà in un vortice di sapori, ricordi, profumi e piaceri. A me è successo. Buona lettura.


Gian Luigi Beccaria. Misticanze. Parole del gusto. linguaggi del cibo . Garzanti. € 15,00

31 luglio 2010 PONTELANDOLFO (BENEVENTO) LA PRO LOCO ORGANIZZA LA RICCA RASSEGNA ‘STORIE DI ULIVETI & PASCOLI’



L’EVENTO  PER LA PROMOZIONE DELL’OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA ORTICE 
 
E IL FORMAGGIO PECORINO
 
PONTELANDOLFO  - SANNIO


L’olio extravergine di oliva ed il formaggio pecorino saranno i protagonisti di ‘Storie di Uliveti & Pascoli’, manifestazione in programma a Pontelandolfo, in provincia di Benevento, sabato 31 luglio e domenica 1° agosto. L’evento è organizzato dalla Pro Loco Pontelandolfo con il contributo dell’Amministrazione Comunale, della Camera di Commercio di Benevento, del Gal Titerno, della condotta Slow Food Tammaro-Fortore e dell’Associazione Italiana Sommelier.
‘Storie di Uliveti & Pascoli’ vuole essere una vetrina capace di promuovere ad una vasta platea due tipicità di questo centro dell’Alto Sannio, facendo conoscere ai consumatori le caratteristiche qualitative dell’olio extravergine di oliva e dei formaggi prodotti da un millenario sapere contadino. Al tempo stesso ci si propone di creare un momento di incontro che sia da stimolo per i piccoli produttori locali, al fine di migliorare ulteriormente la bontà di questi prodotti. Non a caso, la Pro Loco ha voluto organizzare questa due giorni gastronomica come “prologo” dell’interessante ‘Settimana Folkloristica’, importante cartellone di eventi che da quarantanove anni richiama nel piccolo borgo sannita considerevoli flussi turistici.
In vetrina ci saranno gli olii extravergine di oliva prodotti dagli agricoltori locali, utilizzando in prevalenza la cultivar Ortice, che rappresenta la pianta dominante di questo angolo del territorio sannita. Sulle soleggiate colline che circondano Pontelandolfo, questa tipologia di olive ha trovato nel corso dei secoli il proprio habitat ideale, dando vita ad un prodotto di altissima qualità, consumato prima di  tutto in loco, con una porzione venduta a fortunati consumatori. Oltre ad essere un evento promozionale, ‘Storie di Uliveti & Pascoli’  intende far conoscere ai contadini stessi l’unicità del prodotto nato dal loro lavoro, anche e soprattutto dal punto di vista salutare.
Stesso discorso per i formaggi. Pontelandolfo, ricordiamo, è già famosa come il paese della “ruzzola”, la singolare sfida a lanci di “pezze” di pecorino che si consuma nel periodo del Carnevale. La vetrina di ‘Storie di Uliveti & Pascoli’ vuole invece far conoscere soprattutto il sapore di questi formaggi, prodotti con  il latte di pecora dei pascoli che disegnano, insieme agli uliveti,  questo ambiente incontaminato dell’alta valle del Titerno. 
“La rassegna – spiega Nicola Diglio, presidente della Pro Loco – nasce come momento di promozione delle due risorse più importanti del comparto agricolo locale. Il nostro intento è quello di dare avvio ad un percorso di promozione al passo con i tempi, capace di coniugare la gastronomia con temi particolarmente forti in questo momento, quale il territorio e la salute. Con questa due giorni vogliamo innescare riflessioni e dare il via anche ad un percorso utile per i nostri agricoltori”.
“E’ veramente con piacere – dichiara Cosimo Testa, sindaco di Pontelandolfo – che diamo il contributo a questa rassegna. ‘Storie di Uliveti & Pascoli’ rappresenta l’avvio dell’edizione 2010 della tradizionale rassegna della ‘Settimana Folkloristica’. Si tratta di una ricca kermesse che, pur avvicinandosi al mezzo secolo di storia, mostra sempre vitalità, soprattutto nella sua capacità di trasformarsi in un evento al passo con i tempi, come mostra proprio la proposta di questa due giorni che apre le porte del nostro paese ad un turismo diverso e di qualità, costituito da viaggiatori del territorio che si mettono in moto lungo percorsi segnati dai sapori autentici, proprio come il nostro olio extravergine di oliva ed i nostri formaggi”.
“Con questa due giorni – illustra Antonio Lese, coordinatore della manifestazione – si intende dare vita ad un percorso che sia capace di guardare lontano. ‘Storie di Uliveti & Pascoli’ intende far conoscere ai palati più raffinati le caratteristiche dei prodotti agricoli del nostro paese. La manifestazione vuole evidenziare queste produzioni locali che nascono da una agricoltura depositaria di un millenario sapere, un’agricoltura che possiamo definire “moderna”, nel senso che è contraddistinta da concetti quanto mai attuali. L’olio extravergine di oliva, in prevalenza da cultivar Ortice, ed i formaggi prodotti quotidianamente con il latte dei pascoli che fanno da cornice al suggestivo borgo in pietra, nascono rispettando naturalmente i concetti tanto ricercati sull’attuale mercato di qualità: tracciabilità e sostenibilità, ma anche “biologico” e salutare, tanto per citare i più importanti. La due giorni, dunque, vuole essere un momento di avvio di un percorso promozionale che porti le bontà di Pontelandolfo ad essere conosciute ad un sempre più esigente mercato di nicchia”.

Pasquale Carlo
Ufficio Stampa ‘Storie di Uliveti & Pascoli’
+39 329.7333423
pasqualecarlo@libero.it

martedì 20 luglio 2010

Ais Campania, ecco la nuova squadra di Nicoletta Gargiulo


20 luglio 2010
Nicoletta Gargiulo
Chiuso il giro di consultazioni, Nicoletta Gargiulo ha presentato pochi minuti fa la squadra con cui dirigerà l’Ais Campania nei prossim iquattro anni

Vicepresidente è stata nominata Maria Sarnataro, delegata dell’Ais Cilento.
Franco de Luca è il nuovo responsabile della didattica
Pino Savoia resta responsabile dei servizi regionali
Nicola Matarzzo, con il supporto esterno della giornalista Laura Gambacorta, seguirà la comunicazione
Marco Starace con Ferdinando Faia i rapporti con gli enti.
Per quanto riguarda i delegati, tutto come prima, ad eccezione di Avellino dove Angelo Maglio è stato sostituito da Carmela Cerrone e nella Penisola Sorrentina dove Gianni Aiulo subentra alla stessa Nicoletta
Per il resto
Tommaso luogno è delegato di Napoli
Pasquale Brillante dei Comuni vesuviani
Antonio Amato della Costiera Amalfitana
Nevio Toti di Salerno
Marco Ricciardi di Caserta
Maria Grazia De Luca di Benevento
Iris Romano di Ischia

Un netto aumento delle quote rosa, insomma, a conferma del peso della presenza femminile in Campania del settore vitivinicolo. Sono ben quattro le delegate della squadra di Nicoletta.
A Nicoletta e al suo team i nostri migliori auguri. Centrato, a nostro giudizio, il bilanciamento tra le necessarie novità e la qualità del lavoro espressa negli ultimi quattro anni, con particolare riferimento, mi si consenta la nota personale, a Napoli e al Cilento.
Forza così, dunque.

Successo di critica per la Pignata, covo gourmet del Sannio

da poco trasferiti a Benevento, la strada è in discesa per Irene Muccilli e Gaudenzio di Mella.

venerdì 16 luglio 2010

UNA VETRINA-MERCATO DEL “GIALLO DELLA CAMPANIA” TRA LE NOVITA’ DELLA IX EDIZIONE DI ‘FALANGHINA FELIX


18 luglio 2010  SPAZIO DI AGGREGAZIONE PER ANNULLARE LE DISTANZE
TRA IL MONDO DELLA PRODUZIONE E QUELLO DEI CONSUMATORI

 UN MODO DIVERSO PER PASSARE IL WEEK END

Tra le novità della nona edizione di ‘Falanghina Felix’- rassegna regionale dei vini di uva falanghina in programma sabato 17 e domenica 18 luglio a Sant’Agata dei Goti, in provincia di Benevento – spicca ‘Il mercato della falanghina’. L’iniziativa si svolgerà nella giornata di domenica 18 luglio, sia in mattinata (dalle ore 10.00 alle ore 13.00 nel chiostro di palazzo San Francesco) che nel pomeriggio (dalle ore 17.00 alle ore 23.00 nel cortile dell’ex Cinema Italia). In questo spazio i produttori accoglieranno gli eno-turisti interessati all'acquisto delle etichette degustate nel corso della manifestazione.

Si tratta di una vetrina che non vuole essere un semplice “banco” adibito alla vendita. Essa, invece, vuole essere un vero e proprio “mercato”, nel senso più completo del termine. L'idea di aggregare in un'area accoglienza i rappresentanti delle aziende presenti all'evento  nasce, infatti, da un ragionamento intorno ai dati caratterizzanti l’attuale mercato del vino campano. Partendo da queste analisi si vuole dare vita ad uno spazio di incontro tra i produttori stessi. Uno spazio di contatto e di confronto su tematiche che interessano il mercato del vino. Al tempo stesso, poi, annullando le distanze tra il mondo della produzione e quello del consumo, si vuole simbolicamente aprire un confronto su argomenti importanti quali filiera corta e tracciabilità, offrendo spunti interessanti anche per quel che concerne la comunicazione.

Protagoniste di questo spazio, così come ai banchi di assaggio che nella due giorni animeranno il chiostro di palazzo San Francesco, saranno le etichette falanghina delle aziende partecipanti all’evento: Azienda Agricola Agnanum, Aia dei Colombi, Antica Masseria Venditti, Vitivinicola Anna Bosco, Cantina del Taburno, Cantina Francesca, Cantina Tizzano, Cantine Ciervo, Cantine Astroni, Cantine del mare, Cantine Foschini, Cantine Iannella, Cantine Tora, Capolino-Perlingieri, Caputalbus, Ca'stelle, Castello Ducale, Cautiero, Corte Normanna, Cinquelance Vini, De Fortuna, Dolci Qualità, Fattoria Ciabrelli, Fattoria Colle Sasso, Fattoria La Rivolta, Azienda agricola Petrare, Feudi di San Gregorio, Fontana delle Selve, Fontanavecchia, Grotta del Sole, La Sibilla, Iovino, I Pentri, La Guardiense, Manimurci, Masseria Frattasi, Masseria Vigne Vecchie, Azienda Agricola Meoli, Mustilli, Nifo-Sarrapochiello, Ocone-Agricola del Monte, Oppida Aminea, Santiquaranta, Casa Setaro, Terra di Briganti, Tenuta Adolfo Spada, Torre Gaia, Torre a Oriente, Torre del Pagus, Torre Varano, Vigne Sannite, Vinicola del Titerno, Azienda agricola Volpara.

Falanghina Felix’ è organizzata dalla Camera di Commercio di Benevento, tramite la propria Azienda Speciale Valisannio, con la compartecipazione dell'Assessorato Regionale all'Agricoltura e alle Attività Produttive, della Provincia di Benevento e del Comune di Sant'Agata dei Goti e con il supporto organizzativo della Pro Loco.

Tutte le informazioni ed i costanti aggiornamenti relativi alla due giorni sono disponibili sul sito internet dedicato all’evento, all'indirizzo www.falanghinafelix.it; inoltre, per gli amanti del mondo dei social network, è attiva su Facebook la pagina www.facebook.com/falanghinafelix.



Pasquale Carlo
Ufficio Stampa Falanghina Felix 2010
+39 329.7333423

lunedì 12 luglio 2010

Battipaglia, 13-14 luglio. Tornano le notti del rosato a Fabbrica dei Sapori: le 48 cantine, le degustazioni, le chef e gli ospiti



Le adesioni alle notti delle bollicine e dei rosati
Ecco l’elenco, le degustazioni e gli chef protagonisti


LE AZIENDE
Azienda Monaci. Copertino, Puglia
Antica Casa Vinicola Giuseppe Scala. Portici, Campania
Bambinuto. Santa Paolina, Campania
Cantina del Taburno. Foglianise, Campania
Cantina La Marchesa. Lucera, Puglia
Cantine Annarumma. Boscoreale, Campania
Cantine Astroni. Napoli, Campania
Cantine Barone. Rutino, Campania
Cantine del Notaio. Rionero in Vulture, Basilicata
Cantine Manimurci. Paternopoli, Campania
Cantine Marisa Cuomo. Furore, Campania
Cantine Russo 1951. Boscotrecase, Campania
Cantine Tora. Torrecuso, Campania
Caparra e Siciliani. Cirò Marina, Calabria
Casa Setaro. Trecase, Campania
Cataldi Madonna. Ofena, Abruzzo
Ceraudo Roberto. Strongoli, Calabria
Costaripa. Moniga del Garda, Lombardia
Fattoria La Rivolta. Torrecuso, Campania
Feudi di San Gregorio. Sorbo Serpico, Campania
Fontanavecchia. Torrecuso, Campania
Grotta del Sole. Quarto, Campania
I Favati. Cesinali, Campania
Ippolito 1845. Cirò Marina, Calabria
Leone De Castris Vini. Salice Salentino, Puglia
Librandi. Cirò Marina, Calabria
Lidia e Amato. Controguerra, Abruzzo
Martino Casa Vinicola. Rionero in Vulture, Basilicata
Michele Romano. Ottaviano, Campania
Mille Una. Lizzano, Puglia
Monte di Grazia. Tramonti, Campania
Montesole. Montefusco, Campania
Pasetti. Francavilla, Abruzzo
Quartum Cantine Di Criscio. Quarto, Campania
Reale. Tramonti, Campania
Sanpaolo. Atripalda, Campania
Santi Dimitri. Galatina, Puglia
Sorrentino. Boscotrecase, Campania

Tenuta del Cavalier Pepe. Sant’Angelo all’Esca, Campania

Terra di Vento. Pontecagnano Faiano, Campania
Terre del Principe. Castel Campagnano, Campania
Tormaresca. Minervino Murge, Puglia
Torre dei Beati. Loreto Aprutino, Abruzzo
Torrevento. Corato, Puglia
Valle dell’Asso. Galatina, Puglia
Vigna Villae. Taurasi, Campania
Villa Matilde. Cellole, Campania
Viticoltori del Casavecchia. Pontelatone, Campania
————————————————–

DUE DEGUSTAZIONI D’AUTORE
Martedi’ 13 luglio
ore 21:00
Degustazione guidata di Rosè della Provenza e Champagne a cura di Giovanni Ascione
- Domaine Houchart Rose’ Provence 2009
- Domaine Houchart Sainte-Victoire Rose’ Provence 2009
- Chateau de la Galinière Rose’ Provence 2009
- Madame Gosset (AY, Champagne) Rose’ sans annèe
Mercoledi’ 14 luglio
ore 21:00
Degustazione guidata di Rosè francesi e Champagne a cura di Giovanni Ascione
- Rosè AOC Banyuls, Loire e Cote du Rhone
- Chateau Pierre-Brise Rosè D’Anjou Loire 2009
- Chateau du Trignon Cote Du Rhone Rose’ 2009
- Bollinger Rose’ Sans annèe (AY, Champagne)
Ingresso solo su prenotazione, il costo a persona è di 15,00 euro (scrivere a comunica@lafabbricadeisapori.it indicando il titolo e la data della degustazione, nome, cognome e recapito telefonico e attendere e-mail di conferma – info: 347 4689312).
———————————————-
DIECI GRANDI CUOCHE CUCINANO NELLE DUE SERATE
——————————————————————
DUE EVENTI SPECIALI
I PRODUTTORI BEVONO I…PRODUTTORI


La prima degustazione tecnica riservata solo alle aziende

La giornalista Monica Piscitelli (Gruppo Slow Wine Campania) e Francesco Muci (co-responsabile Puglia Guida Slow Wine) guidano una degustazione alla cieca dei rosati presenti a Fabbrica dei Sapori
Martedì 13 e Mercoledì 14 luglio
Ore 19,30
Sala degustazione
Ingresso riservato solo ai produttori e su prenotazione, partecipazione gratuita (scrivere a comunica@lafabbricadeisapori.it indicando il titolo e la data della degustazione, nome, cognome e recapito telefonico e attendere e-mail di conferma – info: 347 4689312).
Tutte le sere DIRETTA TV su TELECOLORE e sul CANALE SATELLITARE 849 di SKY
con il giornalista Luciano Pignataro e


Manuela Piancastelli, produttrice e giornalista
Maria Ida Avallone, delegata Regione Campania Donne del Vino
Elena Martusciello, presidente nazionale Donne del Vino
Maria Teresa Lanza, Consigliere Nazionale Fisar
Nicoletta Gargiulo, Presidente AIS Campania
Maria Sarnataro, delegata AIS Cilento e Vallo di Diano
Marina Alaimo, sommelier
Monica Piscitelli, giornalista e sommelier
Maristella Di Martino, giornalista e sommelier
Giulia Cannada Bartoli, comunicazione enogastronomica e degustatore ufficiale AIS
Luisa Del Sorbo, giornalista
Daniela Mastroberardino, Presidente del Movimento Turismo Vino
Antonio Capaldo, Presidente di Feudi di San Gregorio
Chicco De Pasquale, Presidente Vitigno Italia
Tommaso Luongo, Delegato AIS Napoli
Pasquale Porcelli, giornalista
Mauro Erro, enotecaro e blogger
Ferdinando Cappuccio, Presidente dell’Enoteca Provinciale di Salerno
Vito Amendolara, delegato del Presidente Regione Campania per l’Agricoltura
Le enologhe
Elena Fucci
Benny Sorrentino
Gli enologi
Michele D’Argenio
Massimo Di Renzo
Francesco Martusciello jr
Vincenzo Mercurio
Antonio Pesce
Angelo Pizzi
Giuseppe Pizzolante Leuzzi
Gennaro Reale
Nicola Trabucco
Gerardo Vernazzaro

mercoledì 7 luglio 2010

NAPOLI, 12 luglio CONFERENZA STAMPA FALANGHINA FELIX

CINQUANTA AZIENDE  PROTAGONISTE DI  'FALANGHINA FELIX'
 IN PROGRAMMA A SANT'AGATA DEI GOTI IL 17 E 18 LUGLIO

LA NONA EDIZIONE DELL'EVENTO DEDICATO AL “GIALLO”  DELLA CAMPANIA  PRESENTATA LUNEDÌ 12, ORE 10 E 30  ALLA CAMERA DI COMMERCIO DI NAPOLI

Cinquanta produttori in rappresentanza di quattro province campane saranno i protagonisti della nona edizione di 'Falanghina Felix', rassegna dei vini da uve falanghina, in programma il 17 e 18 luglio a Sant'Agata dei Goti, in provincia di Benevento. La manifestazione è organizzata dalla Camera di Commercio di Benevento, tramite la propria Azienda Speciale Valisannio, con la compartecipazione dell'Assessorato Regionale all'Agricoltura e alle Attività Produttive, della Provincia di Benevento e
del Comune di Sant'Agata dei Goti e con il supporto organizzativo della Pro Loco.
I contenuti e gli obiettivi della manifestazione saranno presentati agli addetti ai lavori nel corso  della conferenza stampa programmata per lunedì 12 luglio, alle ore 10.30, presso la Sala Consiglio della Camera di Commercio partenopea, in via S. Aspreno a Napoli.
 
In occasione del week-end di 'Falanghina Felix' il centro storico della cittadina sannita si trasformerà in un grande banco d'assaggio con protagonista il “giallo” caratterizzante i vini falanghina delle aziende: Azienda Agricola Agnanum, Aia dei Colombi, Antica Masseria Venditti, Vitivinicola Anna Bosco, Cantina del Taburno, Cantina Francesca, Cantine Ciervo, Cantine Astroni, Cantine del mare, Cantine Foschini, Cantine Iannella, Cantine Tora, Capolino-Perlingieri, Caputalbus,
Ca'stelle, Castello Ducale, Cautiero, Corte Normanna, Cinquelance Vini, De Fortuna, Dolci Qualità, Fattoria Ciabrelli, Fattoria Colle Sasso, Fattoria La Rivolta, Feudi di San Gregorio, Fontana delle Selve, Fontanavecchia, La Sibilla, Iovino, I Pentri, La Guardiense, Manimurci, Masseria Frattasi, Masseria Vigne Vecchie, Azienda Agricola Meoli, Mustilli, Nifo-Sarrapochiello, Ocone-Agricola del Monte, Oppida Aminea, Santiquaranta, Casa Setaro, Terra di Briganti, Tenuta Adolfo Spada, Torre Gaia,
Torre a Oriente, Torre del Pagus, Torre Varano, Vigne Sannite, Vinicola del Titerno.
L'intento della manifestazione è quello di focalizzare l'attenzione sull'importanza di una politica di marchio, capace di garantire la territorialità e la qualità dell'enologia campana, di cui proprio il vitigno falanghina rappresenta le interpretazioni più tipiche. Incontri e spazi di riflessione per comprendere la necessità di un “marchio territoriale” capace di richiamare e sedurre, e che abbia il valore di una firma che autentichi l'eccellenza dello scenario produttivo della
Campania Felix. Tutto questo partendo dall'analisi del momento, certo non semplice, che caratterizza l'attuale mercato del vino, totalmente trasformato dai colpi inferti dalla globalizzazione e dai vitigni internazionali.

'Falanghina Felix' rappresenta una vetrina importante per l'affermazione d'immagine di questa cultivar, che propone al centro dell'attenzione i vitivinicoltori ed i vini falanghina, intervenendo sulla informazione, sulle opinioni e simpatie degli operatori ed delle associazioni di settore, enologi, enotecari, giornalisti specializzati, ristoratori, esperti di enogastronomia e consumatori, attraverso la realizzazione di una serie di iniziative di valorizzazione della tipicità e della
biodiversità di uno dei più diffusi e conosciuti vini della Campania. Lo scopo è quello di qualificare la conoscenza ed espanderne la domanda attraverso la valorizzazione delle caratteristiche peculiari, derivanti dalle aree geografiche di origine.
Nata con l’obiettivo di promuovere proprio la conoscenza delle specifiche peculiarità produttive del sistema vitivinicolo campano, oggi 'Falanghina Felix' vuole trasformarsi in uno strumento per creare occasioni di interazione tra i diversi attori e per sviluppare opportunità e relazioni con i principali mercati del vino di qualità. In particolare l'evento si snoderà attraverso precise linee guida: rafforzare la posizione competitiva a livello regionale; costruire legami con i diversi
mercati extra regionali; sviluppare nuovi segmenti di mercato a livello economico, tipologico e socio-culturale, e nuove occasioni di consumo (aperitivo, drink, fuori pasto e dopo pasto); sviluppare il circolo virtuoso “vino-turismo-territorio” (viaggiatori del territorio – eno-food trotter).
Ecco perché la programmazione di questa nona edizione nasce dalla convinzione che proprio la promozione costituisca un fondamentale fattore di successo della politica di marchio e rappresenti lo strumento necessario per comunicare con i consumatori esistenti e potenziali, e trasferire le informazioni relative alle caratteristiche dei vini da uve falanghina.
In questo momento topico, in cui è necessario investire nella comunicazione di un brand forte per farsi conoscere e riconoscere, questo vitigno, facendo leva sul suo fascino antico, deve ritrovare un’atmosfera produttiva e comunicativa più vibrante.
Pasquale Carlo
Ufficio Stampa Falanghina Felix 2010
+39 329.7333423
www.falanghinafelix.it  - stampa@falanghinafelix.it

martedì 6 luglio 2010

Roma: 6 luglio, premiati Marisa Cuomo e Agricola Reale viticoltori eroici della Costa d'Amalfi

Marisa Cuomo e suo marito Andrea Ferraioli

oggi, alle terme di Caracalla a Roma con la partecipazione del Sindaco di Roma Gianni Alemanno, per  il concorso promosso dalle Città del Vino, "La Selezione del Sindaco" due medaglie d'argento saranno assegnate alla cantina di Marisa Cuomo a Furore (Sa) , vera vignaiola, donna che lavora dietro le quinte e ama far parlare il proprio vino. Ancora,  Menzione Speciale al Getis Rosè e una medaglia d'argento al Borgo di Gete 2007, Tintore in purezza, "'o vino ' e Tramonti" del grande Luigi Reale  altro esempio di viticoltura senza fronzoli da viti centenarie a piede franco.

Luigi Reale con suo padre Andrea