martedì 2 dicembre 2008

A Milena Pepe il Premio Fondazione Marrama Spazio ai Nuovi Talenti


12 Dicembre 2008, A Milena Pepe, giovane vigneron belga-irpina il Premio Fondazione Marrama. Spazio ai Talenti edizione 2008.

Premio Marrama: spazio ai Talenti. Anche per l'ottava edizione dell'evento che premia le migliori idee d'impresa e della ricerca che danno lustro all'economia del Mezzogiorno, sono stati scelti i vincitori.

Milena Pepe, giovane, appassionata vigneron di origine irpina, nata in Belgio, si aggiudica un posto tra i dieci imprenditori premiati. La cerimonia di premiazione , con la partecipazione del sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino e di Daniele Marrama, avrà luogo venerdì 12 dicembre alle ore 10,00 presso l’Istituto Fondazione Banco Napoli in Via dei Tribunali 213.
Il progetto di Milena, coadiuvata da tutta la famiglia Pepe, nasce nell’areale docg dei vini dell’Irpinia, tra Luogosano, Sant’Angelo all’Esca e Taurasi. Il Cavalier Angelo Pepe, papà di Milena, ristoratore italiano in Belgio, impianta negli anni diversi ettari di vigneto, fino ad arrivare ai 35 ettari odierni che formano la Tenuta del Cavalier Pepe: vigneti di aglianico, coda di volpe, greco e fiano e un ristorante enogastronomico, La Collina, per dar lustro al vino e alle produzioni del territorio.
In poco più di 4 anni, Milena Pepe, studi di enologia e marketing del vino alle spalle, ha imposto, con caparbietà e umiltà, un personale stile ai propri vini, circondandosi di professionalità di grande esperienza, alla ricerca continua di un prodotto di forte identità territoriale e dall’ottimo rapporto prezzo – qualità. Il brand Tenuta del Cavalier Pepe si sta affermando progressivamente sia in Italia che all’estero e viene richiesto anche dall’alta ristorazione.
I dieci imprenditori selezionati vedranno la pubblicazione di un profilo della loro impresa, in un volume della collana editoriale "I Talenti del Mezzogiorno" distribuito in 15 mila copie insieme al quotidiano il Denaro.

Info 081.421900 RSVP

Credits: Tenuta del Cavalier Pepe tel.+39.0827.73766, fax +39.0827.78163, 349.3172480 www.tenutacavalierpepe.it, info@tenutacavalierpepe.it

Ufficio Stampa: Le Officine Gourmet 339.8789602 officinegourmet@gmail.com

lunedì 1 dicembre 2008

a Napoli il 17 dicembre Joaquin Vely, un piccolo grande champagne

A' Taverna do Rè e Le Officine Gourmet

presentano

17 Dicembre 2008
Le bollicine francesi di Joaquin Vely, un piccolo grande champagne


Mercoledì 17 dicembre alle 20,30, evento esclusivo a Taverna Do Rè. Per la prima volta a Napoli si presenta lo Champagne Cuvèe Joaquin – Vely, prodotto da Pinot Noir, Pinot Meunier e Chardonnay dei vigneti di Ecueil , sulla Montagna di Reims, dipartimento della Marna.
Il vino esprime al meglio il terroir da cui ha origine, Ecueil. L’ impianto prevalente di Pinot Noir regala struttura e, con l'affinamento, colore giallo oro, al naso crosta di pane non completamente lievitato, fiori maturi. Con ingresso elegante, si fa apprezzare per un finale lungo e persistente.
Partecipa alla serata il patron di Joaquin Vely, Raffaele Pagano
Joaquin – Vely: storia recente di una volontà.
Nella mente di Raffaele Pagano, è stata sempre presente, la determinazione a
spingersi oltre i confini nazionali nella produzione di vini.
L'occasione di iniziare a parlare di Champagne arriva per caso nel 2005
quando in un viaggio in Alsazia, Raffaele incontra Jean Marie e Yve Vely, piccoli
vigneron ad Ecueil nel zona della Montagne de Reims in piena area di
allevamento del Pinot Noir, che da anima alle "Bollicine Francesi".
Subito fu intesa, da una parte la spinta a comprendere le assonanze,
non solo fonetiche, tra la Campania e la regione dello Champagne, e nei nuovi
"Amici di Oltralpe" la voglia di aprire nuove strade distributive per i propri vini.
Parte così nel 2005 il progetto di un grande - piccolo Champagne. Dopo attente valutazioni, insieme allo Chef de Cave della Maison Vely-Prodhomme, si capì quale poteva essere la Cuvée migliore.
Nasce la Cuvée Joaquin-Vely, le prime bottiglie arrivano in Italia nel
mese di Novembre 2006 in appena 1200 esemplari, tutti immediatamente venduti,
ad amici ed appassionati. Da allora si continua su questi numeri, privilegiando il
rapporto con "Enoteche e Buona Ristorazione" sicuramente il veicolo migliore
per parlare di un'idea, di un viaggio.

Per l’occasione lo Chef Francesco Parrella ha preparato un menù natalizio dai sapori tradizionali con vaghe e curiose rivisitazioni.

Il menu’

Entreé
Corsivo
Crudo napoletano

Antipasto

Tartarre di pesce bandiera marinato al mandarino
su letto di spinaci freschi

Primo

Paccheri con vongole con scottata di gamberi imperiali

I Secondi

Terrina di insalata di rinforzo all'aceto balsamico
con supreme di baccalà fritto in olio extravergine di oliva

CorsivoInvoltini di anguilla
su vellutata di fagioli a formella …
il cotechino del futuro!

Pre Dessert

Sorpresa natalizia dello chef

Dessert
Finto babà al gusto di panettone su crema di agrumi


Quota di partecipazione € 38,00, sconto soci Ais 10%
Solo su prenotazione 081.5522424, info@atavernadore.it

Credits
www.joaquin-vely.com
www.leofficinegourmet.it

domenica 30 novembre 2008

Impressioni da Rosso Rosso Piedirosso




Piedirosso, il vino della napoletanità, della tradizione e della quotidianità, magari non il vino della festa, ma il vino a cui tutti i napoletani e, piu’ in generale, i campani sono profondamente legati. Le origini del piedirosso non sono facili da identificare, è un vitigno conosciuto dai contadini e deve il suo nome alla colorazione rossa del raspo, che a maturazione ormai prossima, ricorda la zampa di un piccione (pere e’palummo) e sono antichissime, il piedirosso era già noto ai tempi della Campania Felix di Orazio e lo ritroviamo anche nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, citato col nome di uva colombina.
Vitigno autoctono campano, o meglio partenopeo, dal momento che è maggiormente diffuso nelle aree vulcaniche della provincia del napoletano.
Altre espressioni di Piedirosso si ritrovano nel Sannio beneventano e sul Taburno, con caratteristiche organolettiche diverse dal Piedirosso dei Campi Flegrei e dell’ isola d’Ischia. Intanto, non è sempre facile trovare il piedirosso vinificato in purezza, spesso si accompagna a piccole percentuali di uve locali come, il guarnaccino ad Ischia e l’uva marsigliese nei Campi Flegrei e la barbera (quella beneventana) nel Sannio.

Ne abbiamo parlato a Rosso, Rosso, Rosso Piedirosso alla Fabbrica dei Sapori di Cosimo Mogavero a Battipaglia. La degustazione, abbinata a piatti di noti chef campani, è stata la prima occasione in assoluto per un positivo e aperto confronto tra produttori, sommelier, ristoratori, enologi, giornalisti ed appassionati che si sono alternati in un vivace brain storming di proposte, pareri e suggerimenti, senza timore di rivelare pratiche di vigna o cantina, consapevoli che l’esperienza comune è un tesoro del quale l’intero territorio deve beneficiare. Il pubblico in sala ha affermato di ritrovare finalmente una nota riconoscibile nel piedirosso e una qualità media elevata. Non da ultimo il generale buon rapporto prezzo-qualità conferisce a questo vino un marcia in piu’ per poter essere spinto sui mercati assurgendo a dignità territoriale propria.
Il piedirosso non è, e non deve essere considerato, il fratello “scemo” dell’aglianico. E’ invece un vino con precise caratteristiche ampelografiche e sensoriali. Sta ai produttori ed agli addetti di settore lavorare per tracciarne un profilo in qualche modo comune che ne delinei la cd. tipicità. I marcatori sensoriali del piedirosso sono tipicamente aromi secondari, il fruttato di piccole bacche rosse e il floreale del geranio e della rosa, sorretti dalla vinosità e da quella nota vegetale che potrebbe far pensare al cabernet franc, in evoluzione possiamo ravvisare qualche nota appena speziata ed eterea. Al gusto è un vino dai tannini non assenti, né diluiti, semplicemente piu’ lievi ed eleganti, bilanciati in genere da buona freschezza e sapidità. Riguardo la vinificazione sono emersi alcuni spunti interessanti: il piedirosso non è un vitigno da vinificare in maniera esasperata, matura abbastanza precocemente e va lasciato intatto per far si che esprima profondamente il territorio e i diversi microclimi. I campioni assaggiati ieri hanno dato bella prova di questa diversità, sei piccoli cru che stanno andando, a diversi livelli, in direzione della tanto agognata specializzazione del vigneto. I vini di Agnanum, La Sibilla, Astroni, Grotta del Sole, Contrada Salandra e Colle Spadaro hanno espresso micro diversità sensoriali (concentrazione del colore, freschezza, spessore dei tannini, complessità gusto olfattiva e persistenza aromatica) dovute alle diverse zone ed esposizioni dei rispettivi vigneti, ai diversi sistemi di conduzione della vigna, alla vinificazione in purezza o con piccola percentuale di vitigni minori. Tutti si sono presentati in buon equilibrio. La degustazione è stata presentata da Ciro Cenatiempo scrittore e giornalista e da Tommaso Luongo, Delegato Ais di Napoli. Angelo di Costanzo primo Sommelier della Campania 2008 e profondo conoscitore delle vigne di questo bacino dove l’influenza vulcanica e quella del mare lasciano fortissime tracce sensoriali in termini di freschezza, sapidità e mineralità, ha guidato con grande passione e competenza la degustazione. Abbiamo degustato i vini a 14°, la temperatura ideale per il Piedirosso dice Angelo.
Il piedirosso è un vitigno delicato e difficile da quale non si possono pretendere alte rese. Tutti e sei i produttori presenti hanno dichiarato di lavorare su rese molto basse. Col piedirosso non ci si arricchisce, ma certamente, lavorando tutti assieme, si potrà contribuire alla salvaguardia e alla promozione di uno dei vitigni a bacca rossa piu’ amati dai campani.
Abbiamo assaggiato, tranne in due casi ( Agnanum e Contrada Salandra), vini del 2007. La differenza d’ annata si è sentita perché il piedirosso è un vino al quale l’affinamento in bottiglia fa bene, pochi mesi in più fanno miracoli per eleganza e profumi. Qualcuno ha suggerito, compatibilmente con le richieste e i tempi del mercato, di aspettare qualche mese in più prima dell’immissione al consumo. La veste cromatica del piedirosso varia dal rosso rubino di partenza con tendenza al porpora e, in qualche caso, al granato. Per due dei campioni in degustazione, Contrada Salandra e Colle Spadaro, entrambi piedirosso 100%, abbiamo notato un elegante trasparenza che potrebbe essere la “nuova” via del piedirosso.

Il piedirosso è un vino jolly per la tavola campana, si presta a molti abbinamenti, grazie alla struttura non eccessiva, alla bevibilità e alla freschezza, è l’ideale per tutta la cucina di mare del sud, per i piatti a base di ortaggi della tradizione napoletana, per i primi piatti al sugo di pomodoro, pollo e coniglio alla cacciatora e qualche formaggio fresco.

L’abbiamo abbinato alla straordinaria minestra di pasta mista con patatae e crostacei di Gennarino Esposito, alle bruschette di mare di Luigi di Lauro da Pollica e, abbinamento del cuore, alla pizza con provola e friarielli del patron Cosimo Mogavero. Durante tutta la serata chef ai fornelli e collegamento in diretta su sky 849, un’infaticabile Pignataro ha intervistato chef, produttori, enologi, sommelier e giornalisti.

Giulia Cannada Bartoli

Agropoli, Venerdì 5 dicembre Cucinare con i ceci e Guida ai vini della Provincia di Salerno

mercoledì 26 novembre 2008

martedì 25 novembre 2008

5 dicembre save the date for Amarone by the glass a L'Arcante Enoteca

L'Arcante Enoteca

in collaborazione con

Officine Gourmet

presenta

Il Venerdì delle grandi bottiglie
I fuoriclasse che fanno la storia del vino in Italia e nel mondo

Venerdì 5 Dicembre ore 20,30

AMARONE...by the the glass!


In occasione del Venerdì delle grandi Bottiglie Vi presentiamo in anteprima l'Amarone del Centenario di Giuseppe Campagnola, produttore di Valpolicella che fa' dei suoi vini un'antica arma di seduzione, da non perdere di vista per le prossime annate, a confronto alcuni "mosti sacri" dell'enologia veronese come Tommasi Viticoltori, Sartori di Verona con il suo straordinario Corte Brà e a chiudere il mio coup de coer il Sant'Urbano di Speri.
Un evento da non perdere, una serata da ricordare. Come sempre Menù degustazione in abbinamento con i quattro vini preparato per l'occasione da Lilly Avallone

Ticket di partecipazione € 42,00.
Sconto soci Ais e Slow Food 10%
Posti Limitati



E' richiesta la prenotazione, impegnativa per tempo allo ( 081.3031039 oppure a larcante@libero.it

La prima Enoteca in città


Napoli, Enoteca Partenopea 1951 Viale Augusto, 2/4 - Fuorigrotta Tel.081.5935336, fax 081.5937982 info@enotecapartenopea.it www.enotecapartenopea.it chiuso: giovedì pomeriggio e domenica ferie: agosto


Nella foto:Rosario Russo, la tradizione di famiglia continua


Una vita per il buon cibo e il buon bere. Antonio Russo eredita negli anni ’70 un’attività di gastronomia ed alimentari avviata dal nonno Raffaele Mangia. La passione per il vino prende il sopravvento e dà vita nel 1972 alla trasformazione del punto vendita in quella che oggi, dopo diversi ammodernamenti ed ampliamenti, è divenuta l’Enoteca Partenopea. Sicuro punto di riferimento in tutta la regione e non solo. Ad Antonio e sua moglie Carmen, si è affiancato da qualche tempo il figlio Rosario, appassionato enotecario con il prezioso dono dell’understatement. L’enoteca è in posizione strategica nel quartiere di Fuorigrotta, perfettamente collegata con il centro città e con la provincia da dove arrivano numerosi clienti. Il look dell’ingresso con raddoppio di vetrina e sala esposizione al primo piano è stato rifatto qualche anno fa. Al primo piano si ferma la clientela del quotidiano, quella da accontentare con prodotti dall’ottimo rapporto prezzo – qualità, il bicchiere di vino buono per la tavola senza spendere una fortuna. Il tesoro si trova al piano di sotto: cinque ambienti dedicati al vino in tutte le sue declinazioni e provenienze, ai liquori, alla gastronomia, alle selezioni di formaggi, salumi, prodotti della pesca, dolci e cioccolato. Completano l’offerta gli strumenti per il servizio del vino, dei salumi e dei formaggi. La clientela del piano di sotto appartiene alle categorie degli acculturati del vino, liberi professionisti, ristoratori e sommelier. Qui si puo’ organizzare una carta dei vini con la consulenza di Antonio e Rosario senza immobilizzare una fortuna. Anche la seconda Stella Michelin Gennarino Esposito viene qui a fare shopping. Va molto forte il segmento della regalistica aziendale: i clienti si affidano con fiducia, il personale è attento e cortese, lo stesso da anni. Antonio e Rosario sempre presenti e pronti con un consiglio per tutti. I primi due ambienti sono dedicati alle proposte di liquori, dal commerciale alle esigenze piu’raffinate. Notevole la proposta di whisky, cognac, rhum e grappe. Veniamo al vino: circa 4.000 referenze da tutto il mondo. La prima saletta è dedicata alle bollicine, oltre duecento etichette, italiane da una parte ( ottima selezione di bollicine nazionali, con una strizzatine d’occhio alle autoctone con Dubl dei Feudi e Asprinio Spumante), e champagne dall’altra con una bella proposta di millesimi anche in versione magnum e l’esclusiva per Henriot. Dopo una prima piccola parentesi dedicata ai vini dal mondo di fascia media, ( Francia, Germania Spagna, Grecia, Portogallo) comincia il viaggio nell’Italia del vino: un’attenta e completa selezione suddivisa per regioni, nomi sicuri, affidabili e, non per questo, scontati. Grande attenzione ai vini del Trentino Alto Adige che, mi dice Rosario, a Napoli tirano ancora molto. Il motivo? Serietà delle aziende e straordinario rapporto prezzo-qualità. I Russo, tra le varie esclusive (circa il 50% delle etichette), annoverano i vini di Terlano. Tutte le regioni sono fotografate in tempo reale con proposte abbastanza aggiornate. Il fil rouge di questo viaggio - lettura è la qualità abbordabile. La Campania è ben rappresentata e vanta come fiore all’occhiello l’esclusiva del fiano di Messieur Guido Marsella da Summonte (Av), del quale troneggiano diverse magnum in bella vista. Anche in questo caso nomi certi e poche novità modaiole, la ragione è condivisibile: la clientela richiede qualità costante, ad un prezzo accettabile. Requisiti che le aziende campane non sempre soddisfano. Al centro del lungo corridoio dedicato alle regioni si snoda un lungo bancone utilizzato sia, per il servizio clienti, sia, per le abituali degustazioni del fine settimana. Prima di giungere al caveau, la stanza delle grandi bottiglie, s’incontra la saletta dedicata ai prodotti gourmet: ecco allora un finissimo speck artigianale di Terlano, il caciocavallo silano di Piano della Spina, i salumi del frosinate di Scarchilli con il cacio di Moròlo, quelli della Norcineria Umbra. Ancora, ragusano dop, canestrato di Moliterno (Pz) e parmigiano reggiano di Cantarelli stagionato 30 mesi. Grande attenzione anche per l’olio d’oliva e l’aceto e poi le olive itrane, il tonno di Favignana, le lenticchie di Castelluccio, le confetture francesi e il miele d’Abruzzo. Cioccolato italiano di qualità: Venchi. Bella selezione di birre italiane artigianali tra cui Baladin (anche con la gelatina per i formaggi) e Menabrea.

Una piccola digressione nella storia del vino in Italia: ricordate gli anni del metanolo? Ebbene in quegli anni, precisamente nel 1985, la famiglia Russo raddoppia, non con Enoteca Partenopea 2, bensì con l’Enoteca del Buon Bere in Via Santa Lucia, nata per trasferire il messaggio che il vino italiano non era tutto veleno. Entriamo nel caveau: meraviglia. Grandi bottiglie d’annata dall’Italia e dal mondo, un viaggio lungo, meditato e accorto nel mondo del vino. Per l’Italia si parte dal Piemonte con grandi annate di Gaja e del Barolo di Elio Grasso. La Toscana classica di Antinori e Sassicaia. Per la Campania, Montevetrano, Terra di Lavoro, Camarato e tanti ottimi Taurasi, (anche Di Prisco da Fontanarosa è entrato nel gotha), e ancora Ambruco Pallagrello e Centomoggia Casavecchia. Per l’estero un’esclusiva importante, quella del Riesling biodinamico dell’austriaco Nikolaihof ed etichette come il Pinot Nero di Simcic. Buona panoramica sul nuovo mondo con Australia, Sud Africa, Cile e California.
La selezione dei vini francesi è mozzafiato per annate ed assortimento, uno scaffale solo per Sauternes e poi tanto Bordeaux e Borgogna. L’Enoteca distribuisce in esclusiva Bouchard Pére & Fils, Maestri in Borgogna dal 1731. Domando curiosa a Rosario “ma il vino francese a Napoli si vende?” “e come!”, mi risponde il giovane Russo, a parità di prezzo, una certa fascia di clientela prestigiosa, quella delle barche ad esempio, privilegia ancora i cugini d’Oltralpe, con poco piu’ di 30€ comprano un gran Pinot nero.

Non si tratta di una presa di posizione di principio dell’enotecario, la clientela va rieducata a bere sud e a bere autoctono e un po’ di nostre aziende del sud dovrebbe fare un po’ di sana autocritica sulle politiche di prezzo. Antonio e Rosario ci provano ogni settimana con le degustazioni del week end. Qui la clientela si fida percio’ basta soltanto insistere...

Giulia Cannada Bartoli

Anteprima Vitigno Italia , il salone va al castello


24 Novembre 2008

Il Salone va al castello.

Vitigno Italia va in città. Per la precisione al castello. Si cambia sede, l’evento cresce, abbandona il format squisitamente fieristico che l’ha caratterizzato dalla nascita nel 2005 per trasformarsi in un salone – salotto ricco di opportunità. Wine Business in Espansione è il lead della campagna dell’ edizione 2009 che si svolgerà nello splendido Castel dell’Ovo sul lungomare più bello del mondo. La sala dell’hotel Excelsior è gremita, parterre delle grandi occasioni del vino, produttori campani, tanti rappresentanti, qualche ristoratore, comprese le due recenti stelle Michelin, Palazzo Petrucci di Napoli con il Patron Edoardo Trotta e Marennà dei Feudi di San Gregorio con lo Chef Paolo Barrale. Nota interessante, moltissimi appassionati ed eno consumer a dispetto della bora triestina che ha investito il lungomare.
Il Patron Chicco De Pasquale presenta il salone con una nota d’emozione, in effetti, in tempi in cui molti show del vino si allontanano dai centri urbani, è un’emozione riportarne uno nel cuore della città. Il fattore Emotion sta funzionando dice De Pasquale, la campagna è partita e sta già avendo un buon riscontro da produttori e buyers. Per tre giorni la zona che va da Castel dell’Ovo, agli hotel del lungomare, inclusa la terrazza del Circolo Savoia, si trasformerà in un villaggio del vino e del buon cibo. Ritorna Cooking for Wine lo show di Luigi Cremona e Lorenza Vitali che occuperà la terrazza del Circolo Savoia.
Al termine della conferenza si apre salone di degustazione, non molte novità rispetto al 2007, circa 70 cantine di cui oltre il 50% campane, quasi tutte presidiate dal produttore. Bella performance della provincia di Napoli per la doc Campi Flegrei, assente Ischia. Caserta brilla con Falerno del Massico e Pallagrello. Nomi classici per il Sannio, parecchi piccoli produttori dall’Irpinia, quasi assente la provincia di Salerno. L’altra metà dei vini presenti si divide, in ordine, tra Toscana, Puglia, Basilicata, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Abruzzo, Marche, Sicilia e Calabria. I vini: siamo nel migliore momento dell’anno per l’assaggio dei vini bianchi, l’ulteriore affinamento in bottiglia ha fatto molto bene a parecchie bottiglie campane anche d’annata meno recente, penso alla Falanghina 2001 di Fontanavecchia. In ottima forma il Sogno di Rivolta di Fattoria La Rivolta e la Falanghina 2007 di Ocone, tutti sanniti. In gran spolvero il Greco di Tufo con Bambinuto, Di Marzo e Calafè (Av). Si difende molto bene la Falanghina flegrea dei Vini della Sibilla, con l’annata 2007 è arrivato in cantina il giovane enologo di casa, Vincenzo Di Meo, cresciuto alla scuola di Roberto Cipresso. Mi presenta orgoglioso la sua prima Falanghina, l’ha studiata bene, la trovo profonda, sapida e minerale.
C’è tanta gente, molti visi noti, una kermesse di settore, l’occasione per incontrare amici e clienti. Siamo all’anteprima, i produttori sono fiduciosi, temono qualche defaillance tecnico logistica dovuta alla nuova prestigiosa sede, ma sono contenti. Soddisfatti anche il Patron Chicco de Pasquale e il Direttore Commerciale Maurizio Teti : la proiezione sulle adesioni è molto incoraggiante, stanno tornando nomi prestigiosi che avevano disertato dopo la prima edizione e, dato non trascurabile di questi tempi, il costo di partecipazione è praticamente dimezzato, con una formula standard per tutti i produttori e spazi riservati per le contrattazioni aziendali.

giovedì 20 novembre 2008

La Campania Stellata

riporto, facilitata dalla tempestiva pubblicazione di Luciano Pignataro Wineblog, la Campania sotto le stelle***


Michelin 2009, ecco le nuove stelle del Sud

20/11/2008


Gennaro Esposito, il Capri Palace e Niko Romito passano a due stelle e raggiungono il vertice

L’Ulivo - Capri
Torre del Saracino - Vico Equense (NA)
Reale - Rivisondoli

Nuove stelle: Rocco Iannone, Paolo Barrale, Lino Scarallo e Raffaele Vitale, la Campania sempre più in alto


Bacco - Bari (BA)
Pappacarbone - Cava de’ Tirreni (SA)
Casa del Nonno 13 - Mercato San Severino (SA)
La Gazza Ladra - Modica (RG)
Palazzo Petrucci - Napoli (NA)
Marennà - Sorbo Serpico (AV)
La Capinera - Taormina (ME)


mercoledì 19 novembre 2008

La Falanghina del vesuvio

riporto anche qui la degustazione fatta per il sito di Luciano Pigantaro


CASA SETARO
MINOS 2007

Falanghina Campania igt

Uva: falanghina
Fascia di prezzo: 1 a 5 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e affinamento in bottiglia min. 2 mesi



Un rimedio anti stress facile, facile? Affondate il naso in un bicchiere di Falanghina Minos 2007 by Casa Setaro. Effluvio termale tra mare e Vesuvio.
Io l’ho fatto in occasione del laboratorio di degustazione comparata di Falanghina Felix. Una batteria di 6 falanghine provenienti da diversi areali della Campania: Campi Flegrei, Sannio Beneventano, Taburno, Vesuvio e Irpinia. Sei espressioni di territorio segnatamente diverse tra loro. Cloni differenti ben radicati nel proprio ambiente pedoclimatico riescono ad esprimere markers territoriali precisi quasi quanto Google Map.

Ho ritrovato nella falanghina di Massimo e Maria Rosaria Setaro la capacità di un bicchiere di vino di raccontare immediatamente il territorio dal quale proviene, quasi una fotografia capace di rivelare fattori microclimatici unici esaltati da uno stile enologico profondamente ancorato ad un luogo di riferimento, in questo caso il Vesuvio.

Il consulente enologo in questione è Antonio Pesce, che lavora le uve del vulcano praticamente da bambino, non solo, con profonda conoscenza dei vitigni e della resa rispetto al territorio, ma, ingrediente fondamentale, usa la mano del cuore.

Le uve, prodotte da vigneti di 15/20 anni, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, vengono pigiadiraspate e sottoposte a criomacerazione. Segue la fermentazione a temperature molto basse per circa 25 gg.

Il bicchiere che ne risulta è un campione di sapidità e mineralità. Un’accattivante mix di mare e vulcano. All’ esame visivo si presenta giallo paglierino con qualche pagliuzza verdognola che fa ben sperare rispetto ad una discreta longevità. Al naso un’immediato “bagno termale”, come l’ha definito Tommaso Luongo Delegato Ais Napoli. Dal fondo sulfureo emergono note fruttate di mela annurca e qualche piacevole ricordo aromatico. Al gusto è freschissima e molto lunga. Il palato, investito dalla nota minerale in buona corrispondenza gusto olfattiva, rimane aperto per il sorso successivo.
Si presta a molti gioiosi abbinamenti: in primo luogo la cucina vesuviana di terra, zucca e fagioli , scarole ‘mbuttunate (farcite) con uva passa e pinoli, oppure, verso il mare, linguine zucca e gamberi rossi , o tubettoni totani e patate. Molto interessante il rapporto prezzo – qualità. Insomma, una fetta di territorio nel bicchiere. Il prossimo passo? Una visita a Trecase, il più piccolo comune ai piedi del Vesuvio, il vulcano più famoso del mondo.

Sede: Via Bosco del Monaco 34, Trecase (Na) tel./fax. 081.8628956 www.casasetaro.it, ettari di proprietà : 3, bottiglie prodotte:30.000, Enologo:Antonio Pesce. Vitigni: coda di volpe, falanghina, piedirosso, aglianico.